Millecanali

Archivi da ascoltare, la Grande Radio su Radio3 Rai

Tematizzazione e selezione sono concetti alla base di un programma come La Grande Radio. L’archivio storico di Radio3Rai reso fruibile al pubblico da Daniela Sbarrini

Da Keith Haring a Carlo Cassola, dalla Shoah a Lou Reed, passando per i Trattati di Roma e i numeri. La Grande Radio è l’archivio storico della radio e settimanalmente ripropone – così si presenta – “i programmi che hanno accompagnato la nostra storia personale, quelli che hanno rivoluzionato il linguaggio radiofonico e i classici, le voci famose di ieri e di oggi, i grandi personaggi dello spettacolo, i protagonisti della cultura”. A parlarcene è Daniela Sbarrini, curatrice su Rai3 della trasmissione in onda ogni domenica alle ore 18 e dal 1991 a Radio1, con contratti a termine. A Radio3, prima di approdare a “La Grande Radio”, ha lavorato per la redazione di “Lampi”, “Fahrenheit”, “Radio3Mondo” e “Il Terzo Anello” sotto la direzione di Sergio Valzania. A “La Grande Radio” ha trovato spazio la sua passione per i materiali d’archivio: “Me ne occupavo anche nei primi programmi a Radio1 ma ora è diventato amore eterno”.

Daniela Sbarrini

L’evoluzione del programma

“Il programma è nato nel 2002 a cura di Flavia Pesetti. Io sono subentrata nel 2005. Inizialmente riproponeva per intero alcuni materiali di repertorio, mentre ora la trasmissione è più giocata sul montaggio, ha una costruzione più elaborata. Anche perché adesso gran parte dell’archivio RadioRai è possibile ascoltarlo online e quasi tutti i programmi sono reperibili per intero sul web. Ora ogni puntata si struttura attorno a un argomento a tema, anche in sintonia con le scelte di rete, per cui organizziamo riunioni condivise, da cui nascono idee. È possibile ispirarsi a un anniversario, ad esempio di un protagonista della cultura. A partire da qui io estrapolo poi testimonianze dall’archivio storico. Un materiale sconfinato, da cui ogni tanto si rivelano anche chicche inaspettate. Oppure, è possibile far iniziare il tutto da un determinato argomento e andare alla ricerca di memorie e interviste che trattino il tema”.

L’organizzazione pratica dei tempi e il metodo

“Solitamente lavoro di settimana in settimana, costruendo la puntata in tre o quattro giorni. Spesso invece, per anniversari o temi più importanti e condivisi con gli altri colleghi della rete, mi organizzo con almeno un paio di settimane di anticipo o, in alcuni casi,  anche un mese di tempo. Ad esempio, all’interno del mese della poesia di Radio3, abbiamo parlato di Pier Paolo Pasolini, nell’anniversario della sua nascita il 5 marzo. Quindi il lavoro di ricerca parte dall’archivio multimediale della Rai, da qui scelgo quelli che mi sembra possano essere gli spunti più interessanti, li ascolto e compio la mia scelta, facendo richiesta del materiale che ho individuato per il montaggio finale. Gran parte del patrimonio è stato fortunatamente digitalizzato, per cui in poche ore è reso disponibile; per le cose ancora registrate su nastro e le tempistiche sono meno immediate”.

L’opera di selezione tra materiali vasti e “attuali”

“In tutti questi anni di lavoro mi sono imbattuta in tantissimi tipi di materiali. Ad avermi appassionata sono stati tutti i radio-documentari di Sergio Zavoli, che già conoscevo ma che mi hanno in qualche modo ancora una volta stupito: da “Notturno a Cnosso” [Premio Italia 1953] a “Clausura” [Premio Italia 1958]. Oppure la puntata sull’abbattimento del Muro di Berlino, con le voci dei protagonisti dell’epoca. O, ancora, le interviste agli artisti italiani, soprattutto per quello che riguarda pop art e arte povera. Ogni volta che ho avuto in testa un argomento, ho sempre trovato del materiale interessante. E dopo un po’ di anni devo dire che mi sono fatta anche una certa conoscenza dei programmi d’archivio, per cui ora so meglio dove andare a pescare, a seconda di ciò che mi interessa reperire. Ad esempio: “Spazio3” è un pozzo inesauribile per le interviste, anche altri programmi lo sono, è ovvio, ma spesso le presentano con montaggi più elaborati e quindi sono più difficili da estrapolare. Oramai ho, per così dire, occhio e orecchio allineati. La selezione è più veloce”.

La concretizzazione in puntata

“Da un po’ di anni per il montaggio utilizziamo la soluzione Netia, che consente missaggi molto facili e grazie alla quale riesco a fare tutto da sola”, conclude Daniela Sbarrini, tirando le fila del discorso e volgendolo ancor più sul lato pratico dell’organizzazione della messa in onda della trasmissione, ogni domenica alle 18. “Seleziono le parti all’interno del materiale di cui ho richiesto il riversamento. Spesso pulisco le tracce, perché c’è del suono sporco e diciamo che il respiro è più lento nei materiali più storici. Infine monto il tutto, mixando con le musiche. Come accennavo prima, inizialmente venivano riproposti quasi i programmi per intero, con un montaggio per così dire più disteso. Mentre ora, in una trasmissione di 45 minuti, si è passati da una versione abbastanza integrale dei pezzi a un montaggio velocizzato, dove a formare ogni puntata concorrono segmenti di quattro o cinque minuti ciascuno. Le eventuali difficoltà legate alla realizzazione del programma non nascono tanto dalla ricerca nell’archivio Rai quanto dal tipo di materiale in sé. Se gli interventi su un argomento sono frammentari e non esaurienti, come può capitare, il lavoro di montaggio finale diventa piuttosto serrato e non avendo il supporto dell’immagine ciò richiede uno sforzo di attenzione maggiore da parte dell’ascoltatore. A questo punto iniziano i dubbi: orientarsi verso un montaggio più disteso o cercare di tenere costantemente stimolata l’attenzione con il ritmo, ma rischiando di perdere la catena del senso? Sono domande alle quali è forse difficile rispondere. Se non nella pratica quotidiana, alla prova dei fatti”.