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3 milioni di euro a Radio Radicale. Per cosa?

Si tratta di una somma stanziata per ‘prorogare’ in qualche modo la Convenzione per la diffusione dei lavori parlamentari nel 2012 ma largamente inferiore rispetto al passato.

Eugenio Bonanata

15 Novembre 2011

In questi giorni ha destato curiosità lo stanziamento di 3 milioni di euro a favore di Radio Radicale previsto dalla Legge di Stabilità. Lo hanno riferito diversi media, a partire da sabato scorso, riportando una scarna notizia battuta dalle agenzie. Nessuno, però, ha fornito altri dettagli utili a comprendere la portata della notizia stessa.
Si tratta dei fondi che la Radio percepisce in quanto organo di partito della Lista Pannella oppure di quelli previsti dalla Convenzione tra il Ministero dello Sviluppo Economico e il Centro di Produzione Spa (società editrice della Radio) per la trasmissione delle sedute parlamentari? Per districarsi nella doppia identità dell'emittente e per rispondere alla domanda non resta che fare riferimento al testo della legge di Stabilità.
L'articolo 33 comma 38 - in pochissime righe e senza alcuna delucidazione circa la tempistica - enuncia il via libera a quella cifra “per le finalità di cui all'articolo 2, comma 3, del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25”. Traducendo, ci troviamo proprio nell'ambito della proroga della Convenzione, che per l'esattezza scade il prossimo 21 novembre in base a quanto stabilito nell'ultimo rinnovo stipulato nel 2009 (rinnovo che diversamente dalle altre volte è stato solo di due anni e non di tre e con una dotazione finanziaria di 9,9 milioni di euro l'anno invece che di 10 milioni).
È chiaro che la proroga di quest'anno è del tutto anomala: implica solo una prosecuzione parziale dell'intesa, appena necessaria ad evitare la decadenza della stessa, a fronte di una somma che garantisce alla Radio una boccata di ossigeno molto limitata nel tempo. In questo modo si profilano due scenari: il primo - assai improbabile - è la fine della Convenzione, il secondo - verosimile - è un semplice rinvio della questione in altra sede.
L'impressione è che il Governo Berlusconi, non avendo copertura finanziaria adeguata, abbia pensato bene di lasciare in eredità ai posteri questa 'patata bollente'. Da Via Principe Amedeo numero 2 - sede dell'emittente a Roma - ci hanno spiegato che prima di pianificare qualsiasi mossa si attende la formazione del nuovo esecutivo per conoscere le sue intenzioni al riguardo. Il tempo stringe e questa volta servirà un'azione in grande stile.
Intanto, va detto che i parlamentari di ambo gli schieramenti hanno già assicurato il proprio sostegno alla causa. In questi giorni, infatti, ben 547 Onorevoli - 341 Deputati e 206 Senatori - avevano firmato un emendamento al ddl Stabilità a favore del rinnovo triennale della Convenzione. Sebbene la proposta non sia andata a buon fine, rappresenta comunque un segnale politico chiaro, in vista di un'operazione che costa circa 30 milioni di euro.
Sul piatto, però, c'è un'altra questione che chiama in causa il neo governo più o meno tecnico: in tempi di crisi e tagli, quale sarà l'atteggiamento di fronte allo 'storico' groviglio creato dallo Stato per il quale lo Stato stesso paga due volte lo stesso servizio? È ben noto che nella partita entra anche Gr Parlamento, un'altra emittente - in questo caso pubblica - finanziata dallo Stato sempre per la trasmissione delle dirette parlamentari.
La rete Rai nacque nel 1998 con 8 anni di ritardo rispetto ai dettami della legge Mammì, che l'aveva prevista nel 1990. Nello stesso anno lo Stato aveva anche riconosciuto Radio Radicale - in virtù della copertura dei lavori parlamentari assicurata a sue spese fin dal 1976 - come “emittente radiofonica privata che svolge attività di interesse generale”. Per questo motivo aveva stanziato a suo favore 20 miliardi di lire in tre anni come contributo una tantum per il servizio svolto nei 14 anni precedenti.
C'è da ricordare che dal finire degli anni Ottanta l'emittente di Marco Pannella beneficia anche dei finanziamenti pubblici previsti per gli organi 'di partito' (ad oggi si tratta di poco più di 4 milioni di euro l'anno). Tuttavia, fu proprio il pronunciamento del 1990 ad aprire le porte alla conquista della Convenzione. L'intesa per la trasmissione dei lavori parlamentari con l'allora Ministero delle Poste arriva nel 1994 a seguito dell'aggiudicazione da parte del Centro di Produzione Spa di una gara indetta dallo Stato (che nel frattempo sollecita ancora la Rai a completare il progetto della nuova rete radiofonica).
Così, nel quadro di un accordo triennale, rinnovato varie volte, Radio Radicale ha rinunciato formalmente alla raccolta pubblicitaria per impegnarsi a trasmettere almeno il 60% delle sedute delle due Camere nella fascia oraria dalle 8 alle 20.

Tag: News, Radio nazionali

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