Accordo fra Rna e i discografici ‘italiani’

È stato raggiunto nelle scorse settimane l’accordo per il rinnovo della convenzione tra i fonografici dell’Afi e la Rna – Radio Nazionali Associate sul compenso economico per la diffusione della musica attraverso le emittenti private. Non così è andata con la Fimi…

Vediamo cosa ha scritto recentemente in merito 'Affari e Finanza' di 'Repubblica' a firma di Ernesto Assante

«Le Radio sono il principale strumento di promozione della musica. È vero in tutto il mondo da sempre e il consumo musicale viene accompagnato da grandi e piccole emittenti, che propongono costantemente nuovi artisti e dischi. È importante, dunque, che sia stato raggiunto l'accordo per il rinnovo della convenzione, scaduta il 31 dicembre, tra l'Afi, l'associazione dei produttori discografici indipendenti che raccoglie moltissime etichette e artisti nazionali, e Rna, Radio Nazionali Associate, che raggruppa le più importanti emittenti radiofoniche nazionali, relativa al compenso economico dovuto per la diffusione della musica attraverso le emittenti private. È con questo strumento che le Radio possono programmare musica durante le loro trasmissioni e i discografici essere compensati per l' uso che le Radio fanno dei dischi. Nell' accordo rinnovato si sottolinea l' importanza della musica prodotta in Italia, «espressione della cultura nazionale, occasione unica e formidabile per la promozione dei giovani artisti».

La Rna e Afi hanno chiarito nel protocollo di rinnovo la comune volontà di valorizzare e sostenere la produzione italiana. Entrambe le associazioni mettono l'accento sulle potenzialità del mezzo radiofonico nazionale per raggiungere un obiettivo che interessa entrambi, sia i programmatori radiofonici, sempre attenti alle variazioni del gusto degli ascoltatori e consapevoli del successo della musica italiana, sia i discografici, che con il sostegno delle Radio possono mettere in campo nuove forze, dare spazio a giovani artisti, proporre novità, perché la radiofonia nazionale rappresenta uno strumento formidabile per la comunicazione al pubblico delle opere prodotte in Italia. L'accordo tra Rna e Afi è stato firmato senza alcun aumento delle percentuali pagate finora dalle Radio: sia i radiofonici che i discografici hanno concordato sull'assenza di ragioni che giustifichino la revisione della parte economica dell'accordo, dato che l'uso che le radio fanno della musica è rimasto quello tradizionale: l'accordo, che non contempla gli usi per streaming o podcast ma la semplice trasmissione dei brani, è da lungo tempo pienamente condiviso con reciproca soddisfazione dalle parti.

«L' accordo con Rna spiega il presidente dell'Afi, Leopoldo Lombardi rilancerà la diffusione della musica prodotta in Italia. Non abbiamo solo rinnovato un patto economico, abbiamo rilanciato un'alleanza strategica in favore delle imprese associate e della cultura italiana». Anche Edoardo Montefusco, presidente della Rna, sottolinea «la sensibilità dell'Afi nel comprendere la peculiarità del settore ed il ruolo della musica e della radio privata come strumento fondamentale per comunicare con il pubblico. Sono molto soddisfatto di questa collaborazione. Il rinnovo di questo accordo, che le imprese radiofoniche onorano da oltre vent'anni, ha un grande valore politico e sottolinea l'importanza della musica prodotta nel nostro Paese».

Diversa è la situazione che invece si è venuta a creare con la Fimi, che raccoglie le case multinazionali e ha chiesto alle Radio un sensibile aumento dei compensi non trovando ancora con la Rna una forma di accordo. «Diversamente dalle multinazionali della musica, non si è egoisticamente pensato al compenso - dice Montefusco - . Il rinnovo di questo accordo, che le imprese radiofoniche onorano da oltre vent'anni, ha un grande valore anche politico ed è un segnale al mercato. Non è ipotizzabile in questo periodo critico pretendere incrementi economici pur permanendo le medesime condizioni di sfruttamento dei diritti: la discografia non può gravare sulle imprese radiofoniche le proprie incertezze».

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