Addio al creatore di “Telekabul”

Dopo una lunga malattia è morto Alessandro Curzi, uno dei protagonisti del giornalismo italiano. Il suo nome resterà legato alla stagione di grande sviluppo del Tg3, dal 1987 in poi. Un personaggio cOErente fino in fondo, sia pure su posizioni giudicate ‘veterocomuniste’.

È morto sabato mattina dopo una lunga malattia Alessandro Curzi, all'età di 78 anni. Giornalista formatosi alla scuola del Pci (al quale era iscritto già all'età di 14 anni), a 18 entra come cronista a "La Repubblica d'Italia", quotidiano del pomeriggio. Alla chiusura del giornale viene chiamato da Enrico Berlinguer per ricostruire la Fgci.

Dopo un decennio all'Unità, passa poi a 'Paese Sera' (dal 1970 al 1975). Ma la figura di Curzi è strettamente legata al suo lavoro in Rai e in particolare alla direzione del Tg3 (assunta nel 1987). In poco tempo Curzi riesce a dare al suo Telegiornale una fisionomia specifica, un'impronta di Tg 'schierato' ma molto interessante per il pubblico, che fa coniare a Giuliano Ferrara il nome di "Telekabul" e che consente al notiziario della terza rete di fare un salto di qualità ma soprattutto un balzo negli ascolti, che passano dai 380.000 spettatori dell'87 ai tre milioni del 1991.

Quel Tg era in un certo senso un controcanto, sia pure molto 'di parte', con redattori in grande maggioranza di sinistra o vicini al Pci dell'epoca, rispetto al progressivo avanzamento di un'informazione più 'moderata' in Rai, con riferimento non solo al Tg1 filo-democristiano di allora, ma anche a un Tg2 ormai saldamente filo-craxiano, mentre avanzavano in parallelo le reti berlusconiane.

Nel '93 Curzi, con un Tg3 ormai ben 'saldo', lascia la Rai per andare a dirigere per un certo periodo il Tg di Telemontecarlo, dove si fa ugualmente notare a dovere, creando un notiziario molto vivace e 'critico'. Nel 1996 scrive un'autobiografia dal titolo "Il compagno scomodo" e poi si presenta, nel 1997 come candidato alle elezioni politiche nel collegio del Mugello, nelle liste di Rifondazione Comunista, partito cui a quel punto, cOErente fino in fondo, si sente vicino. Dirige anche, poi, il giornale di quel partito, 'Liberazione'.

Oggi era membro del Cda Rai e, come Consigliere anziano, aveva anche svolto per un breve periodo le funzioni di presidente pro-tempore. Di recente aveva fatto discutere la sua posizione sul "caso Saccà", quando il Cda bocciò la mozione del direttore generale Cappon che chiedeva il licenziamento in tronco di Saccà (dopo lo scandalo delle intercettazioni): nella votazione, Curzi si astenne, consentendo a Saccà di 'vincere un round' importante.

Curzi era un giornalista chiaramente schierato, che si è sempre mantenuto fedele alla "causa del comunismo" (celebri le trasmissioni del breve periodo di 'Radio Praga'), pur capendone negli anni tutti i limiti e le 'brutture', ma assolutamente onesto e cOErente nelle sue salde convinzioni e in più capace di assumere col tempo un grande e fortissimo 'mestiere' in campo giornalistico. Per questo era rispettato e stimato anche da chi era lontano dalle sue posizioni politiche.

Amava essere presente e nel suo Tg lo faceva spesso con editoriali forti ma era anche un interlocutore affabile, allegro e molto disciplinato negli interventi televisivi o radiofonici (spesso, per anni, è stato ospite di Aldo Forbice in 'Zapping' su RadioUno).

Nonostante la malattia ha lavorato fino al'ultimo. Tra i suoi allievi, Federica Sciarelli e Bianca Berlinguer, lanciata da Curzi a 29 anni, che lo ricorda così: "Ero arrivata nel '91, avevo 29 anni. Era capace di trascinare la redazione, di coinvolgerla tutta. Aveva instaurato la regola dei "sommari aperti": i redattori e non solo i capi partecipavano alle riunioni. Si discuteva del Tg del giorno prima e poi per ore dell'edizione principale del giorno. Era democratico ma un po' re. Alla fine infatti decideva sempre lui".

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