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Editoriale del mese: gennaio 2012

Addio beauty contest!

Mauro Roffi


La scelta non è stata facile, come dimostravano le smorfie del ministro Corrado Passera al cospetto di Fabio Fazio e le sue 'finte' proteste per le domande 'troppo imbarazzanti' che gli venivano rivolte, tipo quella del conflitto d'interessi (“Ebbene sì, visto che anche lei mi tira fuori questo argomento, venderò le azioni di Intesa San Paolo che ancora possiedo”). A tratti sembrava di vedere, a parti invertite, la scena fissa di 'Che tempo che fa' che vede Fazio finto scandalizzato (ma bravissimo nella parte) dalle intemperanze verbali di Luciana Littizzetto, con le sue parolacce.
Ecco, stavolta la scena vedeva un poco consueto Fazio d'attacco e un Passera inquieto (o bravissimo nel recitare la parte dell'inquieto) che quelle domande sembrava non gradirle, anche se (ipotizziamo) era venuto, più o meno, lì apposta.
Sul conflitto d'interessi non ci soffermeremo perché già abbiamo visto il mese scorso come si tratti, in buona misura, di un conflitto immaginario, buono più per le 'tirate' di Santoro e Travaglio orfani di Berlusconi che come argomento reale di critica al Governo. Male ha fatto però Passera a sottovalutare il tema: l'insistenza sull'argomento doveva fargli capire che ai 'tecnici' al Governo si chiede limpidezza totale e quindi quelle azioni bisognava venderle e basta subito, senza tentennamenti e noia per le critiche.
Invece sul beauty contest l'imbarazzo di Passera sembrava effettivo e se ne comprendono le ragioni se si pensa a quanto il tema fosse importante per Berlusconi e le sue aziende Tv, dato che poi il Pdl è pur sempre un sostenitore parlamentare fondamentale del Governo Monti (ed ecco il 'vero' conflitto d'interessi). Passera se l'è cavata con l'argomento, trito ma al momento assai efficace, che “il Paese non sopporterebbe in questo momento un'assegnazione gratuita dei canali Tv” e quindi occorrerà trovare altre soluzioni (si sa che le tlc pagherebbero molto meglio). In precedenza il Governo era stato in qualche modo 'costretto' - riportano le cronache - a dare il proprio parere favorevole a un ordine del giorno parlamentare che annullava il beauty contest a favore dell'asta, una volta che si era constatato come sul tema si fosse formata un maggioranza 'anomala', con dentro anche la Lega, in funzione tattica.
In realtà - ci pare - siamo ancora al tentativo affannoso di trovare una via d'uscita che salvi la 'grande maggioranza' che sostiene il 'governo d'emergenza'. Perché il problema della gratuità delle frequenze del beauty contest - su cui pure si è incentrata tutta la polemica di queste settimane - è solo un particolare e neppure troppo significativo, tanto che solo pochi mesi fa era stato per la prima volta sollevato, in coincidenza con le mega-offerte (delle tlc) per la banda 61-69.
Il tema richiederebbe lunghe spiegazioni ma basterà dire come mai finora le frequenze Tv siano state assegnate a pagamento in Italia e poco di simile sia avvenuto anche in Europa. È evidentemente ora di cambiare strada ma nel frattempo la cosa fondamentale sembra quella di smontare alla radice il raffinato e complesso meccanismo che prevedeva - con il beauty contest - che Mediaset, e quindi anche la Rai, alla fine raddoppiassero le proprie reti digitali rispetto a quelle analogiche, fingendo anche il 'sacrificio' (provvisorio) di una frequenza, mentre per gli altri c'era solo il 'residuo', quel che rimaneva, insomma. L'asta per i canali 61-69 ha poi penalizzato fortemente le Tv locali che non hanno più un mux 'garantito' a disposizione. Di 'nuovi entranti', ovviamente, neppure l'ombra.
La questione, insomma, è la solita. C'è un mercato televisivo in Italia? Finora, all'ombra del conflitto di interessi (quello vero) non c'è stato e anche adesso lo stiamo ancora aspettando.
A Corrado Passera il compito di inaugurarlo, se lo vuole davvero, magari prendendo atto che provvedimenti come quelli del sì (dell'Antitrust) alla fusione Dmt-Elettronica Industriale vanno tuttora in senso esattamente contrario.
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