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Al centro della crisi

Mauro Roffi


Prima di tutto il tremendo tema dei suicidi. Dispiace parlarne ma già avevamo avvertito in un precedente editoriale che questo nuovo 'filone' inaugurato dai media italiani non prometteva nulla di buono.
Ovviamente non si può negare che esista molta disperazione fra la gente, che le persone in difficoltà economica in questo periodo siano parecchie, che la tentazione del 'gesto estremo' sia sempre incombente in diverse situazioni. Non sembra però opportuno aver amplificato già all'inizio questo terribile fenomeno e questo vale anche per il malcontento verso Equitalia, che è montato soprattutto nei talk show già nei mesi scorsi, fino ad esplodere in forme estreme e inaccettabili (il che non significa assolvere Equitalia, ovviamente).
Riteniamo che materie così delicate richiedano il massimo di attenzione e senso di responsabilità da parte di chi opera sui media, specialmente quelli televisivi, per non dare origine a tensioni non più controllabili da una parte e anche all'emulazione (un fenomeno da non sottovalutare).
Perché non siamo sicuri che il fatto che il suicidio, prima visto malissimo nella cultura italiana di stampo cattolico, sia ora invece contemplato come 'soluzione possibile' in situazioni di estrema difficoltà economica sia da ricondurre solo all'acuirsi dei problemi ma magari anche a una certa ricerca di 'sensazionalismo' da parte dei media, che 'sdogana' anche un gesto così terribile.
Riteniamo, per capirci, che non sia sempre opportuno dare la parola solo ai familiari delle vittime, colpiti direttamente e capaci di comunicare in un modo fortemente emotivo, ma abbia una sua notevole importanza, semmai, la famosa 'mediazione giornalistica', quella professionalità che aiuta a trattare fatti e situazioni su un piano il più possibile razionale.
Esaurita questa lunga premessa, veniamo al nostro 'specifico'. Non che qui le cose siano molto più allegre. Mentre scriviamo queste note, si sta procedendo con lo switch off dell'Abruzzo, il primo di una serie che dovrebbe portare entro breve al definitivo passaggio al digitale in tutta Italia.
E se da una parte era ora, visto che questa lunga fase di passaggio è stata davvero 'sfibrante', non si può certo ignorare il fatto che il tutto avviene alla fine, per la gran parte, “a spese” delle sole Tv locali. L'esempio di quanto è accaduto - nonostante le precedenti esperienze negative - anche in Abruzzo, Molise e provincia di Foggia (con intervento del Tar), e che probabilmente si ripeterà nelle altre regioni del Sud, è sintomatico: perché, nonostante esistano precise disposizioni di legge in merito, non vengono rispettati i tempi di 'intervallo' (alcuni mesi) fra il rilascio dei diritti di uso delle frequenze e le date di inizio degli stessi switch off? Il Ministero dello Sviluppo Economico ha ormai deciso - è il caso di dirlo - di far passare invece fra queste due scadenze pochissimi giorni (a volte persino poche ore) e la cosa avviene, in sostanza, come prassi abituale, mettendo regolarmente in crisi le Tv locali.
Ma non è certo il solo punto critico: la situazione per i canali 61-69 si è complicata in diverse regioni e anche qui il problema è tutto sulle spalle delle Tv locali, mentre il saggio annullamento del beauty contest non ha portato, salvo sorprese, alcun vantaggio alle emittenti regionali o provinciali.
La crisi economica morde implacabile, peraltro, e si moltiplicano da un punto all'altro d'Italia le segnalazioni di Tv in difficoltà, intente a ristrutturare, con cassa integrazione, licenziamenti, contratti di solidarietà. Sarebbe finalmente opportuno - mentre molta attenzione è concentrata, anche giustamente, sulla Rai - che si osservassero bene tutte le “sofferenze” delle Tv locali italiane. Sono anch'esse un patrimonio del nostro Paese, importante dal punto di vista economico e anche e soprattutto da quello del pluralismo, e ci sembra insopportabile trattarle sempre, più o meno, come 'agnelli sacrificali'.
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