Un'importante nomina
Alberto Cartia nuovo presidente del Corecom del Veneto
Valter Vianello e Mauro Roffi
15 Dicembre 2010
Cartia (in qualche modo proposto dalla Lega Nord) è un avvocato padovano e già assessore comunale a Padova negli anni '90. I sei componenti del Corecom nominati con lui sono invece: Franco Gabrielli, Silvio Scanagatta, MariaRosa Pellizzari, Roberta Boscolo Anzoletti, Giovanni Gallo, Luciano Zennaro.
Vediamo poi cosa ha scritto in merito 'Il Mattino di Padova':
«Un avvocato padovano di lunga esperienza, Alberto Cartia, già assessore comunale a Padova negli anni '90 con sindaco Paolo Giaretta e poi Flavio Zanonato, va alla guida del Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni, poltrona in quota Lega. Un grande trasvolatore della politica come Roberto Pellegrini, chioggiotto, socialista a vita, per molti anni di tessera e oggi solo di animo (dice lui), passa da presidente del Corecom a Difensore Civico, poltrona in quota Pdl. Un'ex dirigente ai servizi sociali del Comune di Bassano, Aurea Dissegna, diventa Tutore dei minori, poltrona in quota Pd. Sono le tre presidenze più importanti (e remunerate) dei 51 enti di competenza regionale, i cui vertici sono stati rinnovati. Ed è bello sapere che il segretario regionale del Pd Rosanna Filippin, di Bassano come la Dissegna, nulla sa del candidato sostenuto dal suo partito. Succede anche questo nella lottizzazione politica degli enti regionali. Scavando un po' si viene a scoprire che il Pd era rimasto senza nomi da proporre per il Tutore dei minori e intendeva far passare la Dissegna (che avrebbe vinto perché tutti dicono che ha un signor curriculum) in quota Udc. Ma l'Udc si è opposta perché convinta della necessità di fondere Difensore Civico e Tutore dei minori in un unico ente, il Tutore dei diritti. In questo senso i consiglieri Udc hanno presentato a inizio legislatura un progetto di legge, fatto proprio anche dal Pdl, rimbalzato dalla 5ª alla 1ª commissione, dove sta attendendo l'esame. Benché al corrente di tutto questo, il Legislatore non ne ha tenuto conto e per i prossimi 5 anni procederemo con due poltrone invece di una. Entrambe remunerate con uno stipendio pari a quello del consigliere regionale (10.000 euro netti al mese o giù di lì). Molto più basso l'onorario del presidente del Corecom, circa 3.000 euro netti al mese. Ma anche sul Corecom c'è un adeguamento normativo mancato: la legge nazionale impone la riduzione dei componenti, il Legislatore regionale fa spallucce e si procede “alla via così”.
L'elenco delle poltrone è lunghissimo: si va dalle commissioni provinciali per gli espropri a quelle per l'immigrazione, dalle Ctr regionali per cave, ambiente, lavori pubblici agli Esu, fino ad organismi specifici come quello per il fiume Sile, per il Parco Colli Euganei, per il Teatro La Fenice, per le servitù militari, per le pari opportunità, per Veneto Agricoltura, per l'Agenzia sanitaria. Tra presidenti, consiglieri di amministrazione e revisori dei conti, le persone interessate sono quasi duecento. In questo baillame c'è un vincitore, modesto ma sicuro: il presidente del Consiglio Valdo Ruffato, al quale i partiti hanno consegnato le indicazioni. La rappresentanza di maggioranza e minoranza è prevista negli statuti degli enti ma la suddivisione tra partiti è frutto di accordi. E sul decreto di nomina può sempre finire un candidato «sbagliato»: una volta che il presidente ha firmato, buonasera. In altri tempi si andava al voto in aula, con tiro incrociato sul candidato degli avversari. Valdo si dà la medaglia, non sarà d'oro, ma sempre medaglia: «Ogni domanda con il rispettivo curriculum è stata vagliata della 1ª commissione. Dopo la selezione, sui nominativi ammessi è avvenuta l'indicazione dei partiti, alla quale in linea di massima mi sono attenuto. Il Consiglio si è fidato perché il presidente garantisce tutti, sia la maggioranza che l'opposizione. Non mi sembra un fatto da poco».
Da Chioggia Pellegrini lancia già un programma: si occuperà soprattutto di sanità e abitazioni pubbliche. Cartia invece appare perplesso: vede il campo minato davanti a sè, non solo per le vecchie zuffe di Galan con la Rai. Il lascito Pellegrini è tutto da inventariare. Ma viene dalla scuola di Cacciavillani, quelli che il potere si esercita non si chiede. Non reggerà il moccolo».
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