Alla Rai inizia l’era di Lorenza Lei

Editoriale del mese: maggio 2011 –

Non mi capita di girare per i corridoi di viale Mazzini o di Saxa Rubra (fra l’altro la nostra redazione ha sede a Milano, nel nuovo palazzo del Sole 24 Ore di Molino Dorino) ma – come dire? – quel giorno di fine aprile in cui è stata definitivamente confermata la nomina di Mauro Masi ad amministratore delegato della Consap, il che significava che lasciava il suo posto di direttore generale della Rai, sembrava di sentire un sospiro di sollievo collettivo – ebbene sì – arrivare fin qui a Milano,…

Non mi capita di girare per i corridoi di viale Mazzini o di Saxa Rubra (fra l'altro la nostra redazione ha sede a Milano, nel nuovo palazzo del Sole 24 Ore di Molino Dorino) ma - come dire? - quel giorno di fine aprile in cui è stata definitivamente confermata la nomina di Mauro Masi ad amministratore delegato della Consap, il che significava che lasciava il suo posto di direttore generale della Rai, sembrava di sentire un sospiro di sollievo collettivo - ebbene sì - arrivare fin qui a Milano, proveniente dalle lontane sedi romane della Rai. E non è solo una questione politica, sia ben chiaro, perché anche chi aveva visto di buon occhio la scelta di Masi alla Rai, appena due anni fa, si ritrovava oggi a domandarsi se davvero quella era stata una buona idea.

Masi era stato per molti anni negli uffici pubblici in qualità di apprezzato 'manager' (diciamo così) fra Banca d'Italia, Siae e Presidenza del Consiglio (e altro ancora) e, per capirci, complessivamente era sempre parso all'altezza della situazione.

Ma la Rai - si è capito molto presto dopo la sua nomina - non era proprio una sfida adatta a lui.

Dispiace non potergli tributare nell'occasione il cosiddetto 'onore delle armi' che si riserva di norma a chiunque si dimetta da una carica prestigiosa. Ma alla Rai - va detto - Masi era proprio fuori posto e di buono ha combinato ben poco. Il bilancio è nero: la Rai oggi è un'azienda in pessima salute dal punto di vista economico e nei due anni di gestione Masi ha perso molti colpi e non poca credibilità.

Per capirlo era bastato osservare - per chi ha buona memoria - una delle prime mosse dell'allora direttore generale fresco di nomina: l'incomprensibile rottura con Sky e la rinuncia alle relative cospicue entrate in favore di un (tuttora ipotetico) recupero pubblicitario sul digitale terrestre. Non c'era ragione per quella rottura che non fosse tutta 'politica': per giustificarla si addussero molte motivazioni (persino l'idea che Sky doveva pagare anche per le tre reti generaliste) ma nessuna convincente; sembrava chiaro che si trattava di una scelta politica, imposta a Masi perché Sky doveva essere penalizzata, una scelta che alla Rai sarebbe costata cara. La rottura era talmente bislacca che venne poi adottata una strategia bislacca, con le tre reti generaliste Rai che sul satellite cominciarono per ripicca a 'criptare programmi a casaccio', con una specie di guerriglia che serviva solo a 'dare fastidio' a Murdoch.

Una strategia senza senso che fece seguito a una scelta assurda, perché nulla vieta alla Rai di tenersi le mani libere e di puntare in libertà su tutte le piattaforme e le modalità di distribuzione dei propri programmi, badando soprattutto, com'è logico, alla propria convenienza economica ed editoriale.

Abbiamo rievocato questa vicenda perché era indicativa di quella che sarebbe stata - per due lunghi anni - la strategia di Masi: una conduzione forzatamente sempre attenta alla volontà politica (ovvero a quel che Berlusconi manifestava, anche direttamente, di volere) ma goffa e inconcludente nella sostanza.

È il caso di elencare? Guerra a Santoro finita come si è visto (con la 'tragica' telefonata in diretta ad 'Annozero'), guerra a Fazio-Saviano che hanno poi fatto incetta di ascolti e prestigio, guerra a quasi tutta RaiTre, colpevole di 'dare molto fastidio', ingaggio di Minzolini e, per non farsi mancare niente, anche di Ferrara. E adesso tocca a Sgarbi e chissà cosa vedremo in onda.

Insomma, l'uomo sbagliato nel posto sbagliato e alla Rai restano adesso più che altro tante cose da ricostruire. Sarà il compito di Lorenza Lei, che gode fama di gran lavoratrice e di aziendalista, oltre che di persona capace di un buon equilibrio a livello politico. Insomma, l'esatto contrario di Masi. Sarà lei ad assumersi l'ingrato compito.

Nominandola all'unanimità, anche il Cda Rai si è concesso un bel sospiro di sollievo. E sembrava proprio di sentirlo...

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