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Proseguono le polemiche al Tg1

Ancora di scena Minzolini

Il direttore del Tg1 cambia ancora la testata. Stavolta ha deciso di avvicendare alcuni conduttori, che però possono anche aver avuto il solo torto di non aver solidarizzato con lui. E vuol far tornare Roberto Fontolan. Una polemica intervista della Busi.

01 Aprile 2010

Vediamo le notizie d'agenzia:
«"'Devo mandare un segnale di rinnovamento del Tg1 anche per dare un senso alle 18 assunzioni di precari che ho fatto': è la premessa del direttore all'esposizione del più imponente movimento di conduttori nella storia del Tg1. Dalla prossima settimana, escono dalla conduzione Tiziana Ferrario alle 20.00, Paolo Di Giannantonio alle 13.30 e Piero Damosso alle sette edizioni del mattino. Ai colleghi il direttore non ha mosso alcun rilievo professionale, ma ha richiamato l'esigenza di ringiovanire e rinnovare i volti del Telegiornale". Così il Comitato di redazione del Tg1 dà notizia degli avvicendamenti decisi dal direttore della testata della rete ammiraglia e che coinvolgono in primo luogo alcuni conduttori 'storici'. Ma per il Cdr "anche quest'ultimo pacchetto di provvedimenti sembra confermare la volontà del direttore di penalizzare colleghi che non si sono schierati al suo fianco nella raccolta di firme sul caso Mills". Il Cdr del Tg1 snocciola quindi gli avvicendamenti alla conduzione decisi dal direttore della testata della rete ammiraglia. A prendere il posto dei tre saranno rispettivamente Francesco Giorgino (alle 20), Laura Chimenti e Francesca Grimaldi (alle 13,30). Per gli ulteriori "scorrimenti", Laura Mambelli va alle 17.00, Alberto Matano in mezzasera, Maria Soave e Mariasilvia Santilli in notte, Alessandra di Tommaso e Barbara Capponi al mattino. Inoltre Emma D'Aquino prende il posto di Di Tommaso alla rubrica 'Libri' e Alessio Zucchini il posto di Matano alla rubrica 'Note'. I conduttori della notte e del mattino passano in questo modo da quattro a cinque. Nella nota il Cdr aggiunge che "il direttore inoltre ha confermato il suo interessamento per un incarico nel Tg1 per Roberto Fontolan, ma ha smentito che tale incarico possa essere una vicedirezione".
Il Cdr sottolinea, quindi: "Abbiamo ribadito la contrarietà nostra e dei vertici del sindacato ad ulteriori assunzioni di esterni e ricordato al direttore che per Fontolan sarebbe la terza esperienza al Tg1, chiusa dopo la direzione Lerner con parole offensive per la redazione. La decisione di Minzolini sulle conduzioni costituisce un clamoroso precedente e segue a stretto giro la rimozione del caporedattore centrale del Coordinamento (era Massimo De Strobel; N.d.R.): è la prima volta che al Tg1 si tolgono incarichi di rilievo senza che sia concordato con gli interessati. In passato, ai conduttori di edizioni principali del Tg1 cui è stato chiesto di lasciare la conduzione sono stati proposti incarichi equivalenti. Questa volta invece i colleghi non hanno dato il loro consenso di fronte a ipotesi indeterminate nei tempi e nell'inquadramento professionale. Un precedente che riteniamo molto grave, anche alla luce dell'intenzione manifestata dal direttore di continuare nell'opera di 'rinnovamento' delle conduzioni che - ha detto - 'diventerà fisiologica'. Inoltre rileviamo con viva preoccupazione che il direttore non dà segni di voler contenere il dilagare dei doppi e tripli incarichi nelle posizioni apicali che riguardano colleghi che invece mantengono la conduzione"!.
Preoccupazione per l'allontanamento dal video dei tre giornalisti è stata espressa anche da Franco Siddi, segretario Fnsi. "Le vicende dei poteri di gestione e governo delle redazioni della Rai continuano a suscitare inquietudini e preoccupazione" - ha dichiarato Siddi - È veramente inconcepibile che persino l'impiego nel lavoro dei giornalisti possa risultare connesso a valori non meramente professionali. La notizia della rimozione dagli incarichi di conduzione del Tg1, di colleghi come Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Tiziana Ferrario e del capo redattore Massimo De Strobel, rischia di configurarsi come rappresaglia piuttosto che come un normale esercizio dei poteri del direttore che il contratto tutela". Per il segretario del sindacata dei giornalisti, "è inevitabile che ciò accada in un luogo attraversato da invasioni di campo politiche e permanenti. E non sarebbe peraltro la prima volta. Ma cambi così massicci che riguardano tre colleghi autorevoli che, guarda caso, appena poche settimane fa non firmarono un documento di sostegno al direttore, suscitano più di un dubbio. Se così dovesse essere nella sostanza il sindacato non starà di certo a guardare".
Su repubblica.it è poi apparsa una importante intervista di Maria Luisa Busi, 'volto notissimo' del Tg1. Eccola.
Busi, che clima si respira oggi al Tg1? Crede sia casuale che dalla conduzione vengano cancellati i volti di coloro che non hanno firmato la lettera in favore del direttore? "Credo non sia affatto casuale. Credo si tratti di una rappresaglia. Come dice Franco Siddi, segretario della Fnsi. Una rappresaglia che prima dei colleghi, volti storici e professionisti liberi di questo giornale, ha colpito Massimo De Strobel, caporedattore centrale, uomo chiave della storica macchina del Tgi. Anche lui non firmatario di quella lettera, guarda caso. Anche lui rimosso senza una alternativa professionale credibile. Il clima? Il clima in redazione è insostenibile, in 21 anni ho visto altri direttori riconducibili all'area culturale del centrodestra (Vespa, Rossella, Minun), nessuno aveva mai osato tanto. In quanto al "rinnovamento", di cui parla il direttore Minzolini... di che stiamo parlando? Forse che alla Bbc, alla Cnn, nella tv pubblica francese, non conta la fidelizzazione del pubblico, rispetto ai volti storici? Nel senso di quelli che hanno fatto la storia del giornale e la sua credibilità. E poi che dire di De Strobel, che non va neppure in video". I consiglieri Rai Rizzo Nervo e Van Straten parlano di determinazione "stalinista" del direttore del Tg1. "Fanno bene i consiglieri ad usare parole forti. La verità è che il nostro è sempre stato un giornale in cui la dialettica nella redazione tra le diverse sensibilità è stata sempre rispettata. Come è sempre stata rispettata la pluralità di voci nel Paese". C'è chi dice che il tg1 è tg schierato. Cosa ne pensa? "Mi chiedo come si possa dire il contrario. È sotto gli occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l'altro. Abbiamo perso pubblico siamo attestati al 26 per cento di ascolto. Incontro continuamente gente che dice, "io non vi guardo più". La gente più disparata. Difficile credere che non dipenda da due ordini di problemi: il primo, gli editoriali. Il direttore ha diritto a farli, ma non credo debba dimenticare che si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato a questi livelli sui temi cari al governo e alla presidenza del consiglio. Il secondo, è la rappresentazione del Paese. Al tg1 non si parla più della vita reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola". I conduttori del Tg1 saltano. La prossima potrebbe essere lei. Si pente di non aver firmato quel documento in sostegno del direttore? "Non mi pento affatto. Si apriva dicendo: al Tg1 non c'è alcun disagio... Non poteva essere una affermazione condivisibile né veritiera". Voi conduttori ci mettete la faccia. Vi imbarazza la satira del Trio Medusa, che vi prende in giro per l'annuncio dei servizi leggeri del Tg1? "Questo crea in me un grande imbarazzo. Esercito sempre il mio ruolo, come altri colleghi, nel cercare di evitare che l'infotainment (informazione-intrattenimento) dilaghi a dismisura come sta accadendo. Una volta, come sesta notizia abbiamo dato i cigni imprigionati dal ghiaccio in Ucraina e poche righe sullo sciopero generale in Sardegna. Senza nulla togliere ai colleghi che fanno quei pezzi cosiddetti leggeri, e cercano di farli al meglio, così non si può andare avanti. Ma il peggio è stato a L'Aquila, quando a protestare contro la troupe del Tg1 che guidavo, sono state centinaia di persone terremotate".

Tag: News, Tv nazionali

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