Approvato il decreto “salva Rete 4”

Come previsto, il Governo, assente Berlusconi (che però ha poi firmato il provvedimento), ha varato oggi un decreto-legge che proroga l’attuale situazione di Rete 4 e RaiTre fino al 30 aprile, con un mese supplementare per l’Authority per prendere eventuali provvedimenti diversi.

Alla fine è stato ancora una volta il ministro delle Comunicazioni Gasparri a prendersi la responsabilità del decreto-legge, che in apparenza si limita a fare da ponte verso una nuova situazione della Tv italiana, anche a salvaguardia dell'occupazione in Rai e Mediaset, affidando all'Authority la responsabilità di accertare se in Italia subito, ai primi passi del digitale terrestre, si sia improvvisamente instaurato un regime di "pluralismo televisivo".

Proprio questo era lo spirito della Gasparri bocciata da Ciampi e tale impostazione viene ora riproposta dal decreto-legge, che tuttavia salva le forme, poiché, prorogando fino al 30 aprile, l'attuale assetto di Rete 4 e RaiTre, impone anche all'Autorità per le Comunicazioni (cui spetta, a questo punto, un'ennesima grossa responsabilità) di svolgere, entro la stessa data, un esame della complessiva offerta dei programmi televisivi digitali terrestri, al fine di accertare: la quota di popolazione raggiunta dalle nuove reti digitali terrestri; la presenza sul mercato di decoder a prezzi accessibili; l'effettiva offerta al pubblico su queste reti anche di programmi diversi da quelli diffusi dalle reti analogiche.

Entro un altro mese - e dunque entro maggio - l'Authority invierà una relazione al Governo e al Parlamento e se verrà accertato che non si sono verificate le condizioni di effettivo pluralismo via digitale, verranno adottati i provvedimenti che dovevano scattare il 31 dicembre, cioè il trasferimento di Rete 4 sul satellite e il divieto alla pubblicità su RaiTre.

Ma o il digitale davvero si afferma in pochi mesi (ipotesi poco credibile) o la logica porterebbe a conludere che al 30 aprile (o 31 maggio) tutto sarà come ora. Davvero Rete 4 andrà sul satellite, alloraO Macché (ovviamente), perché dietro questo scenario di primo livello se ne cela un secondo, che contempla la conversione in legge del decreto in Parlamento (che può - si sa - variarlo a piacere entro due mesi) e soprattutto la possible approvazione di una legge Gasparri riveduta e corretta (forse) entro il 30 aprile, possibilmente.

Il testo del decreto è stato tuttavia attentamente limato per evitare che sembrasse una pura e semplice prorora dei termini sanciti inderogabilmente (si fa per dire, naturalmente) dalla Corte Costituzionale e dunque Ciampi nuovamente non lo controfirmasse. Ovviamente non sono state evitate le critiche delle opposizioni che gridano allo scandalo e alla giornata nera per la democrazia. Ma questo era scontato...

Ultima nota sulla Rai: è stato varato anche un nuovo aumento del canone. Dall'anno prossimo, l'abbonamento alla Tv costerà 99,60 euro (2,5 in più del 2003).

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