Biagi – Santoro: il tormentone continua

Baldassarre e Saccà, per far sì che l’opposizione torni a partecipare alle sedute della Commissione di Vigilanza Rai dovranno presentare “risposte minimamente accettabili”.

Due "casi", quelli di Santoro e Biagi, che hanno fatto abbandonare mercoledì agli esponenti dell'Ulivo, con un gesto simbolico molto "forte", la Commissione di Vigilanza Rai. I due, nonostante la questione sia in ballo da molti mesi, proprio non riescono a trovare una collocazione definitiva nei palinsesti (e nei budget) della Tv di Stato.

Per Saccà "Santoro è un problema per l'azienda, è stato sanzionato dall'Authority, è tuttora sottoposto a una procedura disciplinare dopo l'ultima puntata di Sciuscià in cui ha permesso al più importante presentatore della concorrenza (Maurizio Costanzo) di sostenere che Mediaset è più libera della Rai, ha dichiarato a Telelombardia che "noi del centrosinistra inviteremo alla rivolta se non ci saranno risposte sulla trasmissione".

Saccà afferma inoltre che "non è che Santoro non stia lavorando. C'è un miliardo e mezzo da parte per il suo "docudrama" sul bandito Giuliano e su Portella della Ginestra, lui stesso mi ha detto che si metterà al lavoro su questo. Non credo che se Santoro salta una o due stagioni la libertà in Rai subisca un certo vulnus".

In realtà la questione sembra più complessa: Paolo Ruffini, direttore di RaiTre, non disdegnerebbe l'impiego di Santoro, anche "a striscia" quotidiana, ma non ha a disposizione le risorse sufficienti, visto l'alto costo dell'impiego di Santoro e del suo affollato gruppo di lavoro.

Infine va segnalato il rifiuto di Santoro di andare ospite al "Costanzo Show", per non dare al Cavaliere la "patente" di "liberale" sulle reti di sua proprietà (dove pure Santoro ha lavorato per diversi mesi nel recente passato), ma forse anche in relazione alla sua delicata situazione quale dipendente Rai "sotto inchiesta".

Un argomento leggermente diverso è l'affare Biagi, che sembrava in realtà concluso con l'accordo dei mesi scorsi. Senonché proprio in questi giorni Biagi è tornato a lamentarsi per il suo mancato utilizzo in Rai. Sulla questione, Baldassarre ha spiegato che "c'è solo stato un ritardo di invio del contratto. Considero il ritardo qualcosa di colpevole che non doveva esserci".

Dal canto suo, in una nota d'agenzia e all'indomani della messa in onda di "Max & Tux" l'ottantaduenne giornalista ha affermato che "il problema non era fare un altro varietà, ma togliere di mezzo me. Ed è cretino fare la guerra a un uomo che ha 82 anni, perché provvede la vita stessa. Non era più facile dire: caro Biagi non ci servi più...".

Per Biagi si riapre così l'ipotesi Parenzo. Lo stesso Biagi ha confermato una trattativa con Telelombardia per un programma che potrebbe andare in onda in contemporanea su varie emittenti locali.

In tutto questo bailamme segnaliamo infine che un altro illustre "scomparso" per probabili ragioni politiche, Fabio Fazio, sembra intenzionato a sua volta a tornare in Rai, nell'ormai affollato rifugio di RaiTre e nientemeno che con il suo ormai mitico programma

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