Bruno Corda, una vita per lo sport sardo

Un simpatico articolo, sul filo della nostalgia e del ricordo, incentrato su un radiocronista sportivo che da 25 anni racconta agli ascoltatori dell’isola, in diretta, le vicende calcistiche del Cagliari.

Questa settimana conosciamo da vicino un noto radiocronista sardo, Bruno Corda, 49 anni, nato a Villamassargia (Cagliari), giornalista, pubblicista e da ben 25 anni voce delle radiocronache delle partite del Cagliari calcio.

Corda iniziò la sua carriera nel 1976 a Radio 24 ore, allora diretta da Gian Giacomo Nieddu, come Dj, per poi in un secondo tempo diventare radiocronista delle gare di basket del Brill Cagliari assieme ad un altro notissimo volto radiotelevisivo sardo, Valerio Vargiu. Seguì il basket per circa un anno, poi quasi d'improvviso venne chiamato dal suo direttore (Nieddu appunto) a sostituire il radiocronista precedente per le partite del Cagliari. Ma sentiamo il suo racconto: "Era la notte del 4 febbraio del 1978 quando ricevetti la telefonata del direttore che mi disse che l'indomani mattina sarei dovuto essere a San Benedetto del Tronto per commentare l'incontro di serie B Sambenedettese- Cagliari... Inizio così la mia carriera di commentatore".

Corda trascorse 2 anni a Radio 24 Ore, per poi passare a Radiolina. Nel frattempo Nicola Grauso aveva acquistato Radio 24 Ore, accorpandola con la sua "creatura" Radiolina. "In quell'anno, era il 1979 - continua Bruno - io divenni il radiocronista ufficiale di ambedue le radio, le quali trasmettevano la medesima radiocronaca seppure su frequenze differenti e questo accadde per circa due anni. Radio 24 Ore, pur non essendo a copertura regionale, raggiungeva tutta l'isola appoggiandosi ad altre radio, mentre Radiolina era già a copertura regionale per conto suo".

Continuando sull'onda dei ricordi, giungiamo a parlare di come venivano effettuate le radiocronache. "Come mezzi di comunicazione utilizzavamo dei vecchi telefoni della Sip, ma non sempre era possibile avere una presa telefonica e, spesso viaggiavamo con dei borsoni che contenevano dai 300 ai 400 metri di cavo telefonico ed un telefono. Spesso gli stadi di serie B erano dentro le città, perciò circondati da palazzim per cui si partiva anche due giorni prima delle gare per organizzare la trasmissione andando a "bussare porta a porta" nelle abitazioni adiacenti lo stadio e chiedendo che qualcuno ci lasciasse utilizzare la propria linea telefonica per 2 ore, il tutto a spese della radio e pagando anche il disturbo.

Le radiocronache avvenivano così dai balconi, dalle terrazze che si affacciano sui campi da gioco. Ma ci sono state anche delle "postazioni di fortuna", come ad esempio a Taranto quando trasmettemmo l'intero incontro sopra un grosso eucalipto, oppure in altre occasioni, quando finimmo nella curva, in mezzo ai tifosi, quando qualche presidente non gradiva che le radio private entrassero in tribuna stampa".

Veniamo ora alla descrizione di come veniva effettuata una radiocronaca all'epoca: "Quando il Cagliari giocava in trasferta io seguivo la squadra, mentre Valerio Vargiu da Cagliari mi aggiornava sui risultati degli altri campi. Quando invece si giocava in casa, lo studio veniva curato da Gianluca Floris e Valerio si trasferiva in tribuna stampa al S. Elia".

Arriviamo agli anni '90, in cui ci fu veramente la svolta per quanto riguarda le telecomunicazioni con l'avvento dei primi telefoni cellulari:

"I cellulari ci hanno permesso finalmente di avere linee stabili ed operative sempre in collegamento. Era la stagione 1990/91 quando all'Arena Garibaldi di Pisa inaugurai il primo telefono cellulare, un mattone che pesava 2 Kg e mezzo, una cabina telefonica portatile insomma... In quell'anno tra l'altro venne anche ad essere sciolto il lungo sodalizio fra me e Valerio.

Oggi come oggi a Radiolina disponiamo di due linee di servizio che ci permettono di gestire al meglio le comunicazioni e chi sta in studio, Jacopo Norfo, può facilmente intervenire per gli aggiornamenti, aiutato anche dal Televideo e dalle pay-tv".

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