Calabrò ‘si smarca’ da Catricalà: “Ok al tetto alla pubblicità”

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di criticare con un certa durezza la sconcertante presa di posizione del presidente dell’Autorità Antitrust Catricalà che aveva ritenuto “non opportuno” (se non inammissibile) qualsiasi ipotesi di ‘tetto pubblicitario’ nel campo televisivo come quella contemplata nel disegno di legge Gentiloni, andandolo addirittura a dire in Tv, da Lucia Annunziata e rivendicando a sé qualsiasi (eventuale) misura di ‘individuazione’ di ‘posizioni dominanti’ sul mercato Tv e…

Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di criticare con un certa durezza la sconcertante presa di posizione del presidente dell'Autorità Antitrust Catricalà che aveva ritenuto "non opportuno" (se non inammissibile) qualsiasi ipotesi di 'tetto pubblicitario' nel campo televisivo come quella contemplata nel disegno di legge Gentiloni, andandolo addirittura a dire in Tv, da Lucia Annunziata e rivendicando a sé qualsiasi (eventuale) misura di 'individuazione' di 'posizioni dominanti' sul mercato Tv e relativi provvedimenti. Una opinione ovviamente legittima ma che - ci piace ribadirlo - fa a pugni con una situazione effettiva nel settore televisivo che vede da decenni la mancanza di concorrenza e di mercato, ovvero proprio il problema che dovrebbe più di ogni altro, almeno per dovere istituzionale, stare a cuore a Catricalà.

L'audizione alla Camera di Antonio Calabrò, presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (e quindi a nostro parere, anche più specificamente competente a parlare in materia), ha avuto per fortuna toni diversi, più realistici e consapevoli della gravità della situazione italiana, anche rispetto a molti altri Paesi occidentali.

Vediamo la sintesi di "key4biz":

«"Il digitale è il ponte levatoio che serve per uscire dal cartello dei due signori della Tv analogica. Da noi, la marcia di avvicinamento al digitale è a due velocità, con Mediaset e La7 che procedono spedite e la Rai più lenta. Questo non è accettabile". È quanto dichiarato dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, parlando davanti alle Commissioni Cultura e Trasporti del Ddl Gentiloni.

Per Calabrò "...la Rai è più lenta degli altri operatori nella corsa verso il digitale", aggiungendo che sarebbe, quindi, opportuno che la riforma della Rai seguisse il più presto possibile il provvedimento di riforma Radio-Tv.

Il presidente dell'Authority ha spiegato poi che "...in altra Commissione del Parlamento (Affari costituzionali della Camera) si sta intanto approfondendo un diverso aspetto delle garanzie giuridiche della libertà d'informazione sotto il profilo della prevenzione dei conflitti d'interesse".

Secondo Calabrò, sarebbe conveniente "...un nuovo intervento legislativo sulla base del fatto che l'attuale legislazione non sia a tutela del pluralismo e anche che l'intervento ex post a tutela della concorrenza non sia adatto a tutelare il cittadino. Su questo queste Commissioni hanno ascoltato l'Antitrust ma in Italia c'è il problema del pluralismo determinato da una situazione tutta particolare". Ha, infatti, sottolineato Calabrò: "...Le ultime elezioni hanno dimostrato che la partita decisiva si gioca in Televisione. È indubbio però che il mercato è in continuo movimento".

A suo avviso "...fintantoché il quadro giuridico a tutela del pluralismo non sarà completato potrà periodicamente insorgere la tentazione, per contingenti obiettivi di tutela, di estendere oltremisura la portata della regolamentazione asimmetrica in materia di concorrenza; ma sarà altresì grande il pericolo che istanze fondamentali della democrazia, quale il pluralismo informativo, non trovino un'adeguata tutela legislativa".

Il presidente ha quindi sottolineato: "Nella relazione annuale avevo detto che dal passaggio al digitale sarebbero venuti aspetti positivi per il pluralismo ma ci sarebbe stato il pericolo di una situazione speculare rispetto a quella dell'analogico. Dicevo che la riflessione non poteva essere fatta se non in ambito politico: la risposta non si è fatta attendere e saluto in modo positivo l'iniziativa del Ministro Gentiloni".

Ribadita inoltre l'importanza di accelerare e intraprendere una politica certa per il cambiamento che non avviene in una notte e va anche realizzato per aree territoriali e non per singole reti. Serve uno scatto di reni verso il digitale terrestre: c'è stata una crescita solo del 30% della diffusione del decoder nell'ultimo anno, rispetto al 180% dell'anno precedente.

"Il Ddl - ha proseguito - posticipa di quattro anni la data del passaggio al digitale: la fissazione di una data certa e credibile è necessaria per dare certezza alle Imprese, tuttavia la fase della compresenza crea inefficienze con l'utilizzo di importanti risorse frequenziali che potrebbero essere destinate ad altri usi (...) , senza contare che le Tv locali si trovano in difficoltà per il simulcast".

Come dimostra anche la decisione Ue vanno bene gli incentivi per i decoder, purché siano improntati alla neutralità tecnologica e consentano di "...non restare indietro nell'evoluzione tecnologica che è indispensabile per un maggiore pluralismo". Calabrò ha auspicato una "politica industriale" per il passaggio al digitale e una sperimentazione "sempre più vasta per aree territoriali, anziché per singole reti".

Il presidente ha anche affrontato la questione del limite alla raccolta pubblicitaria fissato dal Ddl Gentiloni, che nei giorni scorsi ha sollevato un polverone, dopo le lamentale del presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà.

"La norma che limita al 45% la raccolta pubblicitaria va bene se è transitoria e punta a sviluppare il pluralismo e il digitale terrestre", ha spiegato il presidente dell'Agcom, precisando che "è legittima la norma con il limite sulla raccolta della pubblicità, perché è a garanzia del pluralismo. In più è evitabile con il trasferimento di una rete sul digitale terrestre e quindi, dovendone comunque trasferire una eccedente le due reti in anticipo, potrebbe aiutare il digitale. Ma deve essere strumentale e temporanea e proporzionata al fine del pluralismo, a condizione che serva a sviluppare il digitale e abbia carattere temporaneo".

Calabrò ha aggiunto: "Se dovesse avere un carattere definitivo diventerebbe norma asimmetrica con effetti su un solo soggetto". E ha detto ancora che il tetto alle risorse pubblicitarie per operatore, previste dal Ddl Gentiloni sul riassetto del sistema televisivo, "deve includere anche i proventi derivanti dagli abbonamenti e quelli delle pay-Tv".

"Occorre che il Parlamento affronti in via sistematica i nodi dello sviluppo dei media: la competizione tra piattaforme, l'uso flessibile e tecnologicamente neutrale delle frequenze, una disciplina innovativa dell'accesso ai contenuti delle reti e della tutela della proprietà intellettuale, con un'organica rivisitazione, alla luce del progresso tecnologico, delle norme che, a tutela del pluralismo, prevengono la formazione di posizioni dominanti".

"Il deficit di concorrenza tra piattaforme del settore televisivo nazionale appare averne finora frenato la crescita", ha concluso Calabrò - . Un confronto con Paesi simili, per struttura socio-economica ed anche per fatturato del 'limitrofo' settore delle telecomunicazioni, indica che esistono ancora grandi margini di sviluppo"».

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