Cambiamo marcia sui decoder DVB-T

In questi giorni in Germania sta iniziando la fase 2 della televisione digitale terrestre. Il salto tecnologico è importante: verrà utilizzato lo standard DVB-T2 con compressione HEVC e il formato standard dei contenuti sarà 1080p50, cioè la tanto attesa alta definizione “vera”. È stato il tema “caldo” del DVB World 2016, il convegno annuale del consorzio DVB che si è tenuto a marzo, a Venezia. A prima vista, una eccellente notizia per il settore.

A leggere fra le righe, invece, qualcosa non torna. Piuttosto che utilizzare l’abbinata DVB-T2 + HEVC per ottenere bouquet composti da svariati segnali FullHD di qualità eccellente, i tedeschi hanno scelto di non considerare le antenne sui tetti delle case, e adotteranno un profilo di trasmissione “portable indoor”: per capirci, tablet e telefonini da usare sul divano di casa e anche in auto. Vuol dire rinunciare grossomodo al 50% della capacità trasmissiva per ogni canale. Per quale motivo?

Le aziende legate alla telefonia mobile parlano da anni di un futuro dove tutto ciò che è audiovisivo transiterà unicamente attraverso reti wireless a larga banda. Al DVB World 2016 anche i diversi protagonisti del digitale terrestre 2.0 in Germania, e lo stesso consorzio DVB, nei propri interventi hanno di fatto avallato uno scenario in cui il broadcast come lo conosciamo non avrà futuro: al massimo, veicolerà contenuti LTE attraverso le proprie torri. Dentro questi contenuti, ci sarà posto (forse) anche per la televisione.

Un telefonino evoluto farà da set-top-box (ecco uno dei probabili perché della scelta tedesca di progettare una rete con profilo “portable indoor”), alimentando in streaming i mille schermi di casa. E fuori casa continuerà a ricevere. Vuol dire cedere ad altri il rapporto con il cliente, rinunciando a conoscere le sue preferenze, le sue reazioni e in generale rinunciando all’idea di costruire un palinsesto, guidando cioè il cliente attraverso una varietà di proposte tali da fidelizzarlo.

Va detto che la tecnologia con cui si realizzano i contenuti cambia così rapidamente (al NAB appena concluso si parlava del dopo-HEVC) che l’idea del ricevitore TV basato su un chipset hardware è chiaramente da superare, altrimenti il parco installato costituirà sempre il principale limite all’evoluzione. Per l'Italia si prevede che si potranno cessare le emissioni DVB-T in codifica MPEG2 dopo il 2020, proprio per tenere conto del ciclo di vita dei ricevitori attualmente presenti nelle nostre case. Si potranno quindi usare le frequenze DVB-T per ampliare le emissioni DVB-T2 in codifica HEVC. Ma nel 2020 è ragionevole che l’HEVC sia già superato.

Forse proprio questo dovrebbe essere un tema cui dare rapidamente una risposta: ricordando anche come, dall’altro lato, molte persone sono felici di mettere mano al portafogli ogni due anni pur di avere l’ultimo modello di smartphone. Facendo pure la coda fuori dai negozi. Gli operatori telefonici, il problema del parco installato, lo hanno già brillantemente risolto...

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