Cda Rai: primo passo avanti

Oggi sono stati scelti sette dei nove Consiglieri d’amministrazione della Rai. Una scelta importante, soprattutto in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, ma anche in rapporto a una Rai sempre più allo sbando, privata anche di Bonolis. In alto mare, però, l’accordo definitivo.

La Commissione di Vigilanza ha finalmente votato i suoi sette membri del Cda Rai. Di fatto il vecchio Consiglio d'amministrazione era l'ombra di se stesso già da tempo: un organismo incompleto, monco, tenuto insieme per pura volontà politica della maggioranza, fra continue critiche dell'opposizione.

Ma vediamo chi saranno i sette nuovi consiglieri (sui nove complessivi) di nomina parlamentare (Commissione di Vigilanza). I tre dell'Unione sono Carlo Rognoni (DS), Nino Rizzo Nervo (margherita) e Sandro Curzi (Rifondazione Comunista). I quattro della Casa delle Libertà sono invece Marco Staderini (UDC) Giovanna Bianchi Clerici (Lega), Gennaro Malgieri (AN) e Giuliano Urbani (Forza Italia).

A queste nomine si è arrivati dopo un lungo tira e molla, nonostante i nomi, con poche eccezioni, circolassero da tempo; altrettanto lunga sembra adesso la scelta degli altri due Consiglieri, nominati uno dal Ministero dell'Econonomia in qualità di azionista della Rai e l'altro (il futuro presidente) sempre dal Governo ma con obbligatoria conferma a larga maggioranza da parte del Parlamento. In particolare sulla nomina del Consigliere che verrà scelto da Siniscalco preme Forza Italia, che punta a piazzare un suo uomo (Gorla o Petroni, già nel Cda).

L'opposizione, invece, chiede un tecnico, non un politico, in modo che il Cda non sia troppo sbilanciato verso destra. Ma la battaglia più dura (e lunga) sarà quella per la nomina del presidente della Rai, che dovrà avere il consenso di Polo e Unione.

Su questa posizione nessuna delle due parti vuol cedere. Il centro destra approverebbe Claudio Petruccioli (diessino moderato) ma l'Unione chiede più garanzie non solo sulla nomina del presidente (che una parte del Centro-Sinistra vorrebbe fosse Franco Bernabè) ma anche del direttore generale (designato poi, formalmente, dal Cda al completo), vale a dire, in fondo, di colui che ha in mano l'azienda.

Per la carica di direttore generale il Presidente del Consiglio potrebbe scegliere Alfredo Meocci, commissario uscente dell'Autorità per le comunicazioni ed ex giornalista del Tg1 gradito all'UDC, mentre l'amministratore delegato (carica di nuova istituzione che potrebbe essere 'varata') potrebbe essere il già citatO Alessio Gorla (già forte oggi in Rai).

Per assurdo c'è anche chi parla di una possibile riconferma di Cattaneo. Tutto fa comunque prevedere una bella battaglia non solo ora ma da qui in avanti, dentro e fuori dirigenza Rai, fino alle prossime elezioni politiche.

Intanto la dirigenza attuale è sempre più nella bufera. Troppe cose in ballo: l'addio di Bonolis (ufficializzato proprio oggi), i diritti sui mondiali di calcio persi (per rimediare parzialmente si pensa di vendere le partite in digitale terrestre, ma sono prevedibili nuove polemiche) e ascolti spesso deludenti. Mediaset, intanto, festeggia.

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