Censura modello Putin

ISF – Informazione Senza Frontiere e Articolo 21 lanciano un appello a difesa della giornalista russa Olga Romanova, ‘colpevole’ di voler fare informazione indipendente.

«Invitiamo la comunità internazionale a vigilare sull'incolumità della giornalista Olga Romanova». È l'appello delle associazioni ISF - Informazione Senza Frontiere e Articolo 21, dopo «l'ennesimo caso di censura proveniente da Mosca».

«Secondo notizie diffuse dalle agenzie, la nota conduttrice dell'emittente Ren Tv - riferiscono le due associazioni - è stata allontanata dal video dopo aver contravvenuto alle indicazioni della direzione giornalistica, dando notizia della morte di un passante travolto dall'auto condotta dal figlio del ministro della Difesa Serghei Ivanov''.

''Si tratta della chiusura del cerchio - sostengono ISF e Articolo 21 - dopo un'escalation impressionante di aggressioni a giornalisti, centinaia di arresti, chiusure di giornali ed eliminazione di patron dei media che si è abbattuta dal 2000 a oggi sulla Federazione Russa. Dal momento della salita al potere di Vladimir Putin sono più di 20 i colleghi uccisi (tra cui Antonio Russo di Radio Radicale, per il quale non ci stancheremo mai di chiedere giustizia), centinaia quelli aggrediti o finiti in carcere.

Ricordiamo anche che all'indomani della tragedia di Beslan la collega Anna Politikoskaja fu avvelenata mentre un collega fu pestato all'aeroporto e rimandato a casa».

«L'epurazione della conduttrice - aggiungono ISF e Articolo 21 - corrisponderebbe al passaggio di Ren Tv, finora unica emittente nazionale indipendente, sotto il controllo societario di un'azienda siderurgica che sarebbe legata al Cremino. Dopo aver cancellato dai media la guerra in Cecenia, ora Mosca vuol cancellare anche la propria opposizione interna».

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