Chávez mette la Tv sotto controllo e ‘spegne’ RCTV

Con un atto “forzato” il presidente venezuelano Hugo Chávez mette a tacere un’emittente di opposizione, in sostanza l’ultima rimasta. In molte migliaia protestano in piazza.

Il 28 dicembre 2006 il presidente Hugo Chávez, con tanto di divisa militare, durante, il discorso di fine anno all'Accademia Militare di Caracas era stato chiaro. "Questo è un canale televisivo che va contro l'etica - aveva detto nel suo discorso - . La sua concessione finirà a marzo. È meglio che facciano le valige e si preoccupino di cosa faranno a marzo. La concessione è finita!".

Ora il momento cruciale è arrivato. Non a marzo ma nella notte fra 27 e 28 maggio chiuderà RCTV, Radio Caracas Television, l'emittente di opposizione a Chávez, l'ultima rimasta, in sostanza (a parte naturalmente chi non si occupa di politica e può proseguire tranquillamente le trasmissioni, come vedremo...), a contrastare la copertura mediatica del governo, che ha ormai messo le mani sui mezzi di comunicazione del Paese, secondo le tipiche procedure dei regimi non democratici. Tra breve sul "Canale 2" della Tv venezuelana non ci saranno più i programmi di RCTV ma quelli di Televisora Venezolana Social (Teves), nuova emittente definita da Chávez "esempio di un modo radicalmente diverso di fare comunicazione".

Nata nel 1953, RCTV (4.000 dipendenti!) era la Televisione più seguita e la più "vecchia" del Venezuela ed è stato proprio su RCTV che i venezuelani hanno visto il primo uomo sbarcare sulla Luna. Ma soprattutto era un'emittente libera, l'ultima rimasta nella sostanza, come dicevamo. Il ministro delle Comunicazioni e dell'Informazione William Lara ha accusato l'emittente di aver dato un appoggio mediatico al tentato colpo di stato del 2002, che ha destituito Chávez per due giorni, e ha sostenuto la legalità dell'intervento del presidente.

Invece, secondo i critici del presidente, il provvedimento di Chávez è del tutto illegale: il contratto del governo con RCTV scadeva nel 2022 e il rinnovo della concessione nel 2007 era un atto dovuto. Il presidente ha avvertito la Corte Suprema, presso cui l'emittente ha presentato ricorso (ultimissima chance), che «comunque decidano i giudici, RCTV sarà chiusa». Un messaggio chiaro e semplice che la dice lunga su cosa sarà d'ora in poi la libertà di stampa in Venezuela, sul potere della magistratura ma soprattutto su quello di Chávez (grande amico e ammiratore di Castro, dal quale ha ben appreso come si trattano i media e i giornalisti....).

Vediamo in breve l'evoluzione dell'emittenza televisiva in Venezuela negli ultimi tempi. Le 4 Tv 'oppositrici' erano: RCTV, Venevisión (principale concorrente di RCTV, all'inizio schierata contro Chavez, poi neutrale dal 2004 dopo la "Ley de Responsabilidad Social en Radio y Televisión"), Televen (nata come alternativa a RCTV e Venevision, all'inizio neutrale politicamente, anche se poi con l'avvento Chávez si era posta all'opposizione; nel 2004 però, sempre dopo la legge sulle Televisioni, è tornata alla neutralità iniziale, sopprimendo i programmi di opinione come quello della giornalista Marta Colomina) e Globovisión (Televisione d'informazione, con 18 ore di sole notizie giornaliere, un'emittente che nel 2002, insieme ad altri canali ha subito forti 'ripercussioni' da parte dei militanti del Governo, con intrusioni nelle sedi, linciaggi e lanci di oggetti verso le finestre; tra i manifestanti c'erano anche esponenti politici del Governo!).

Altre Tv private considerate neutrali sono: Vale Tv (vicina alla Chiesa, trasmette documentari locali ed esteri, come quelli di Discovery Channel); Puma Tv (la MTv venezuelana); Atel Tv (Tv satellitare che viene trasmessa via cavo); Meridiano Television (un canale che tratta solo di sport); Vive Tv (via cavo); ANTV (solo per Caracas; via cavo). La Tv di Stato, naturalmente filo-Chávez, è la Venezolana de Television, mentre a stretto contatto con questa c'è la nota Telesur, emittente via satellite con ambizioni pan-americane e legami con Cuba e il suo regime.

Comunque sia, non è la prima volta che in Venezuela c'è un attacco verso i media e la libertà di stampa. La "Ley de Responsabilidad Social en Radio y Televisión" è nata appunto per imporre l'autocensura ai media con la minaccia di sanzioni che vanno dalle multe alla chiusura temporanea dei canali stessi. Nella legge viene sancito l'obbligo di trasmettere un'informazione "vera e opportuna", come lo contempla la Costituzione promulgata da Chávez, chiaro movimento di censura nei confronti delle voci di opposizione al Governo.

Ma se Chávez dice di essere amato dal popolo (e così in effetti in parte è, piaccia o no), almeno una parte di quest'ultimo ha dimostrato di amare ancora la libertà d'espressione e la stessa RCTV, dal momento che è stata organizzata una grossa manifestazione: migliaia di persone erano nei giorni scorsi dietro uno striscione lungo un chilometro, alto un metro e venti e pesante 180 chili. È il più grande mai confezionato in Sudamerica e recitava: "Libertà di espressione SOS" in sei diverse lingue.

Giornalisti, operatori del settore dei media, studenti di scienze delle comunicazioni venezuelani sono dunque scesi in piazza a Caracas in difesa della libertà di stampa. Secondo un sondaggio il 70% dei venezuelani è contro la chiusura. Il presidente si è sempre vantato di essere amato dal suo popolo ma forse, RCTV era amata ancor di più (Elena Romanato).

Pubblica i tuoi commenti