Cheli: “La legge Gasparri a rischio in Europa”

Il presidente dell’Authority boccia il provvedimento del ministro Gasparri durante l’audizione alla Camera, non senza una certa sorpresa. L’avvertenza è: “Attenti, l’Europa potrebbe bloccare tutto”.

Alla Camera è il momento delle audizioni in Commissione, primo passo di quel nuovo passaggio in Parlamento della legge Gasparri che doveva essere solo "formale", ma che potrebbe invece diventare sostanziale se il provvedimento venisse nuovamente modificato. Se erano scontati i no del presidente dell'Antitrust Tesauro (da tempo critico sulla Gasparri) e anche le perplessità del presidente della Rai Annunziata (che pure ha firmato con Cattaneo un documento della Rai sostanzialmente favorevole alla "Gasparri"), meno prevedibile era l'atteggiamento negativo anche di Enzo Cheli.

Il presidente dell'Authority per le tlc Enzo Cheli durante l'audizione dei giorni scorsi alle Commissioni trasporti e cultura della Camera (che stanno appunto esaminando il disegno di legge di riforma televisiva, al terzo passaggio alle Camere), ha dunque rivolto un po' a sorpresa delle serissime critiche al ddl Gasparri.

In sintesi, il disegno di legge Gasparri dovrebbe tenere conto, secondo Cheli, di due novità di grande rilievo: da una parte l'entrata in vigore delle recenti direttive della UE sulla comunicazione elettronica, "che hanno valenza costituzionale", e dall'altra dell'ingresso sul mercato italiano di Sky.

Secondo quanto riferito da Cheli, il famoso Sic - il Sistema Integrato della Comunicazione preso in cosiderazione dalla Gasparri ai fini delle norme antitrust - e l'accesso alle frequenze del digitale terrestre sono due punti critici del provvedimento. Il Sic è "una costruzione disomogenea, non legata alla convergenza tra tv e tlc"; per le frequenze digitali, "viene favorito chi è già un operatore" e non "si azzera la situazione per favorire una redistribuzione" delle stesse frequenze.

Inoltre, il disegno di legge del governo non tiene conto di Sky, "un operatore monopolista nel mercato italiano, che pone quindi il problema del diritto di accesso alla piattaforma unica".

Infine - altro punto importante su cui Cheli ha insistito, sempre un po' a sorpresa - esiste il rischio di un intervento dell'U.E. se il testo rimarrà quello attuale per la parte della definizione dei mercati e della gestione delle radiofrequenze nella fase transitoria,, perché non si tiene conto "delle nuove direttive dell'Unione" ma si "blocca il mercato nel quadro attuale".

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