Cittadini e informazione in Friuli Venezia Giulia

L'evento si è svolto lo scorso ottobre ma il tema trattato dal Convegno di cui riportiamo i tratti salienti è sempre di attualità e d’interesse, soprattutto per le istituzioni: come s’informano i cittadini? Nel caso particolare, come s’informa il cittadino del Friuli Venezia Giulia? Al quesito ha risposto un incontro organizzato a Udine dal Corecom Friuli Venezia Giulia, con il supporto di una ricerca commissionata all'istituto Ixè di Trieste

Parliamo del convegno 'Mi informo così – Chi vince, chi perde la sfida dell'informazione in Friuli Venezia Giulia', tenutosi il 21 ottobre a Udine. Il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop lo ha introdotto come “una lettura e una riflessione dell'utilizzo degli strumenti d’informazione e comunicazione importanti anche per le istituzioni rispetto alla trasparenza e alla partecipazione”. All'Auditorium della Regione, sede del convegno, moderato da Giovanni Marzini, presidente di Corecom Friuli Venezia Giulia, è intervenuta anche Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, sottolineando l'importanza fondamentale per un amministratore e per chi copre ruoli istituzionali di comunicare quanto realizza correttamente e con efficacia ai cittadini. “In breve tempo i media si sono trasformati, diventando parte integrante della nostra quotidianità; i più giovani sperimentano sempre meno direttamente, acquisendo una conoscenza sempre più mediata dagli stessi mezzi di comunicazione di massa. I media diventano così un’interfaccia per la promozione del sapere e del saper pensare, con un ruolo centrale di ‘grande educatore’ da affiancare a quello di altre agenzie educative ‘riconosciute’ come la famiglia e la scuola. Di conseguenza è necessario lo sviluppo di una pedagogia esigente”, ha detto Fabia Mellina Bares, presidente del Collegio del Garante regionale per i diritti della persona, confermando la collaborazione esistente fra i vari Organi di garanzia.

L’indagine demoscopica

Riferita a 1.000 interviste telefoniche effettuate dal 1 al 10 settembre 2015 nell'universo della popolazione (con età superiore ai 15 anni) residente in Friuli Venezia Giulia, l'indagine demoscopica sull'accesso alle informazioni attraverso i nuovi media e quelli tradizionali descritta da Roberto Weber, presidente di Ixè ha evidenziato, tra gli altri elementi, una progressiva distanza da parte dei giovani (under 25 anni) dall' apparecchio televisivo (49%) e dalla radio (25%) rispetto a Internet (66%), verso il quale assegnano la loro fiducia primariamente, se non quasi esclusivamente. Tra gli over 64 si registra invece il picco della fruizione televisiva, sia per numero di utilizzatori (71%) che per durata.
“Negli ultimi trent’anni”, ha spiegato Weber, “l’offerta si è arricchita notevolmente, mentre inalterata è rimasta la forte connotazione territoriale dell’informazione in regione, dove tutto sommato la televisione mantiene un certo dominio”.
Davanti allo specifico quesito sui mezzi utilizzati per informarsi, la Tv in chiaro ha mantenuto, su tutti gli intervistati, il primo posto (62%) davanti alla lettura dei quotidiani su carta e digitali (49%), a Internet, compresi siti dei quotidiani e social network (46%), alla radio (33%) e alle Pay Tv (14%).
Più della maggioranza dichiara di possedere un apparecchio per il digitale terrestre (66%) e un computer fisso o portatile (65%), mentre un quarto dispone di parabola satellitare.
L'informazione attraverso il piccolo schermo avviene tramite i canali in chiaro nazionali privati (88%) e quelli Rai nazionali (86%) oltre a quelli di Rai Regione (83%), seguitissima a Trieste (86%) e a Udine (84%). Seguono le emittenti private locali (65%) viste a Pordenone e Udine (68%), davanti alle Pay Tv (37%).  “La televisione deve riposizionarsi per recuperare quelle fasce che dai più giovani si spingono fino alla fascia 44-54 anni, sempre più attratte dalla rete”, ha ammonito Weber. “Il rischio a medio termine è di ritrovarla svuotata dei propri fedelissimi, definiti ‘il cuore potente della vecchia società di massa’, ossia quella fascia con alta presenza di anziani e frequente scolarità di basso livello”.

Soffermandosi sui generi dell'informazione prescelti su emittenti tv e radio, la ricerca ha fatto emergere che il telegiornale è il veicolo dominante (88%) mentre meno della metà dei fruitori d’informazione televisiva segue i programmi di attualità (41%) e un terzo circa (34%) i dibattiti politici (seguiti soprattutto dagli over 44enni), mentre le inchieste attraggono per la maggiore la fascia 25-44enni.
L'utilizzo informativo della radio, che trova il suo massimo ascolto in corrispondenza della fascia 25-44 anni (37%) e 45-64 (36%), avviene tramite i network privati regionali e i canali Rai nazionali allineati al 78%, seguiti da radio Rai Regione (71%) e dalle radio private locali (59%).

Dati meritevoli di riflessione riguardano il profilo d'immagine dei mezzi, dove internet è identificato nella maggioranza di risposte (28%) come mezzo indipendente. La rete è definita anche completa (24%) a pari merito con la Tv terrestre in chiaro. Quest'ultima è valutata noiosa (29%) e superficiale (23%). La radio si mantiene obiettiva (15%), subito dietro a internet (16%) e alla televisione terrestre (16%).

Tv, Web e carta stampata

“I dati, in particolare quelli relativi a internet, realtà complessa e frammentata”, ha ribadito Giovanna Cosenza, docente all' Università di Bologna (Discipline della Comunicazione) e Presidente Corecom Emilia Romagna, “vanno contestualizzati in un ambito dove l'Italia ha molto da crescere in fatto di utilizzo, cultura e educazione”.

Nel suo intervento ‘I giovani e i social network’, Cosenza ha inoltre sottolineato il rapporto tra la televisione e internet, che ha modificato le modalità di fruizione dei contenuti audiovisivi. I nativi digitali, spesso stereotipati nell'immagine di utenti esclusivi della rete, in una prima fase d'età seguono contemporaneamente i due mezzi, per poi in età successive (durante la frequenza universitaria) concentrarsi sul web e fruire attraverso esso contenuti televisivi.

Su ‘Informazione e Internet in Italia, modelli di business, consumi e professioni’, si è soffermato Marco del Mastro, direttore Servizio economico e statistico Agcom, citando una ricerca svolta qualche mese fa e presentata in Senato, dove si evidenza la criticità di redditività dell'informazione.

Sandro Vannini, Presidente Corecom Toscana e Presidente del coordinamento nazionale del Corecom delle Regioni e delle Province Autonome ha descritto ‘Il ruolo del Corecom a sostegno dell' informazione televisa locale’ e accennato all' attività di media education nelle scuole.
Il convegno si è chiuso con un dibattito moderato da Giovanni Marzini alla presenza di Roberto Weber e dei direttori dei quotidiani “Il Messaggero Veneto” di Udine e “Il Piccolo” di Trieste, rispettivamente Tommaso Cerno e Paolo Possamai, durante il quale ci si è soffermati sul rapporto tra carta stampata e internet, oltre che sugli scenari attuali che vedono i giornali quotidiani nazionali generalisti in crisi di fronte alla buona tenuta dei fogli locali.

There is one comment

  1. Bepo

    Secont Morgan Freeman la evoluzion de raze umane a je il risultât da la costante elaborazion di informazion ca ven dal ambient che nus circonde par gjavâ fûr altre informazion utile a adatâsi al ambient stes; o adatâlu a no.
    La selezion naturâl, in altris peraulis, a premie li individuis pi adativis o chei che miôr di altris e an savût “processà” li informazions di cui son vignûts in possès.
    Ma se a ie cusi, la cualitât da la informazion ca i sin vignûts in possès a è determinant ai efiets non sol de nestre cressite personâl ma ancje da li istituzions e da la lôr evoluzion politiche e aministrative.
    Se, par esempli, la informazion fate passà a è informazion stuarzude, o contrafâte o ancje semplicementri artefate par veicolà il messaç “politicamente corretto” che al fas comut a la leadership al è evident che la informazion stesse a je in grât di influençâ, no dome il procès di selezion da la leaderschip ma ancje i destins di une istituzion come la regjon
    La domande che o varessin di fasi a chest pont a je cheste.
    Fin dulà il circuit mediatic pilotat da li famosis congreghis e confraternitis (li “agjenziis” come ca li clame Ubaldo Muzzati) puedino sburtâsi tal spandi disinformazion o informazion stuarzude e contrafâte ?
    Fin a ce pont, il Messaggero Veneto, RAI 3, Telefriuli etc. podarano continuà a spandi informazion pilotade da li “agjenziis” ca ju controlin cence la incuintri a pesantis ripercussions in tiermins di credibilitât ta la int, e duncje di eficace dal messaç ca intindin veicolà ?
    La rispueste no je semplice, secont me, ma un limit invalicabil a la storiche egjemonie dai opinion makers sotans da la editorie “embedded” al è za stât metût dai social media.
    Un altri arzin al lavôr di disinformazion da li “agjenziis” podin metilu ancje no.
    O crot che une capilâr, concomitant e coordenade azion informative (o cuintri informative) da part da li tantis organizazions che si riclamin al autonomisim furlan a podarès jessi un fuart detarint a la difusion di informazion false o tendenziose da part da li congreghis.
    Bisugne nome stai sot.
    Talpinâju di par di.

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