Con ‘Boats’ Pif presenta documentari ‘coraggiosi’

Boats’ è l’acronimo di “based on a true story”, ossia “basato su una storia vera” ed è il titolo dell’ultimo programma di Pif (Pierfrancesco Diliberto) in onda su Deejay Tv dal 9 novembre in seconda serata. Si tratta di una raccolta di cinque documentari che raccontano diversi aspetti della realtà, molto diversi tra loro; piccole storie che delineano in maniera garbata e coraggiosa la storia dell’Italia contemporanea.

In questi documentari Pif non riveste il ruolo di regista o sceneggiatore, ma è produttore con la sua casa di produzione chiamata proprio Boat. Quattro delle cinque opere sono realizzate da giovani registi italiani, mentre l’ultimo documentario che chiuderà il ciclo, il 7 dicembre, è realizzato dal maestro Abel Ferrara.

Caratteristica comune a tutte le serate è la breve introduzione da parte di Pif che in giro per Roma in bicicletta descrive il documentario che andrà in onda di seguito. Viene subito in evidenza la solita leggerezza e ironia con cui il conduttore riesce a trattare temi spesso delicati, che rappresenta uno de suoi punti di forza, emersi anche nell’esperienza cinematografica o a Sanremo.

Il primo episodio, dal titolo “Liberi tutti”, è opera del regista laziale Luca Rea e ci interessa particolarmente, in quanto analizza il fenomeno della nascita delle Tv private in Italia tra gli anni ‘70 e gli ‘80, dalle prime esperienze locali fino alla sfida di Berlusconi alla Rai. Si tratta di un documentario molto ben fatto che vanta la partecipazione di ospiti importanti (Costanzo, Baudo…) che hanno preso parte alla rivoluzione del mezzo di comunicazione ancor oggi più importante. Accanto alle testimonianze di personaggi di primo livello o di personaggi attivi a quei tempi, va citata l’ampia documentazione di filmati d’epoca, che spaziano da un giovane Berlusconi stavolta poco visto al lungo filmato di Gbr sul ritrovamento del cadavere di Moro, alla festa di inaugurazione senza fine di Antenna Sicilia con Pippo Baudo (anche Ciancio dice la sua in proposito), a vere e proprie ‘chicche’, come i filmati di Pupo De Luca con la sua Telemare di Ostia, che visse per una breve stagione. Citiamo anche la presenza della vedove e della figlia di Renzo Villa, da anni ‘amiche’ anche di noi di ‘Millecanali’.

Il secondo documentario “Chris & Mil - Un amore transgender”, di Bartolomeo Pampaloni, racconta la storia di una coppia transgender bolognese. Si parte da una delicata descrizione della quotidianità dei due, passando per i problemi legali legati al cambio di sesso e toccando il dramma della ghettizzazione da parte delle persone che li circondano. Un’opera profonda che, indipendentemente dalle opinioni sull’argomento, mostra in maniera sincera ed appassionata un realtà sempre più diffusa nella società moderna.

Terzo appuntamento è “Hotel Pianosa” di Lorenzo Scurati, la storia dell’isola di Pianosa a sud dell’Elba, sede di un carcere e splendida meta turistica. I detenuti in regime di semilibertà gestiscono le attività di ricezione turistica dell’isola. Il documentario racconta la vita di questi detenuti che hanno l’opportunità di vivere una situazione più umana, trascorrendo le loro giornate al lavoro, per poi rientrare la sera in carcere. La narrazione si snoda nell’alternanza tra momenti della giornata lavorativa e interviste ai protagonisti che raccontano la loro esperienza e i ricordi degli affetti all’esterno del carcere. Sicuramente lo stile emotivo del documentario lo rende molto toccante e fa capire le difficoltà e la disillusione di uomini che per propri errori hanno rovinato la loro vita ma che nonostante tutto non perdono la speranza.

Gli ultimi due episodi della serie saranno entrambi a tema religioso. L'1 dicembre andrà in onda per la regia di Fabio Mollo la storia di “Vincenzo da Crosia”, un giovane calabrese che negli anni ‘70 affermò di aver parlato più volte con la Madonna. Grande attesa per l’imperdibile ultimo appuntamento del 7 dicembre con “Searching for Padre Pio”, una storia firmata da Abel Ferrara sul Santo di Pietrelcina.

In conclusione un applauso va certamente fatto a Pif per questa sua iniziativa e per il coraggio di aver prodotto e promosso documentari con temi forse di scarsa attrattiva verso il grande pubblico ma profondi e ben realizzati.

Una piccola riflessione finale, infine, per i numerosi attacchi che Diliberto ha subito ultimamente per essere il testimonial di una nota azienda telefonica. Secondo molti critici, Pif si sarebbe venduto perdendo credibilità soprattutto nel suo occuparsi di temi caldi e scottanti della società italiana. In realtà fare pubblicità di per sè non intacca minimamente la professionalità e l’attendibilità di una persona. L’unico appunto che si può fare è che la campagna in questione è stata molto martellante su vari media, rischiando così di attirare delle antipatie verso il personaggio, ma questo non è assolutamente colpa di Pif.

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