Continua la tragicommedia Rai

La Vigilanza sfiducia Petruccioli ma il presidente della Rai non si dimette. Intanto è stato approvato il piano industriale.

Eravamo stati facili profeti scrivendo qualche settimana fa che il problema della permanenza di Petruccioli (che per giunta è anche un politico 'prestato' alla Tv) alla presidenza della Rai, in presenza di una nuova situazione in cui anche la maggioranza del Cda e il direttore generale fanno riferimento al Centro-Sinistra, sarebbe stato uno fra i più 'spinosi'. Una Rai 'da una parte sola'O Non pareva opportuno e la situazione, dopo che finalmente, dopo tanti mesi, era avvenuto l'avvicendamento di Petroni con Fabiani, era anche facilmente prevedibile.

A fare il resto ci si sono messe le tensioni politiche sul 'caso Santoro-Mastella' e ancora 'Mastella-Ballarò' ecc.

Risultato: oggi la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai ha 'sfiduciato' Claudio Petruccioli con una paradossale votazione all'unanimità, 20 su 20 (ma i parlamentari dell'Unione si erano opportunamente allontanati, mentre Udeur, Rosa nel Pugno e Idv hanno votato contro il presidente Rai, come la Cdl).

Tutti i membri della Vigilanza presenti, come ricorda www.repubblica.it, hanno «votato a favore di una mozione, presentata dalla Rosa nel pugno, che chiede le dimissioni dell'ex parlamentare dei Ds dal vertice della Rai. Un pronunciamento che rappresenta un chiaro segnale politico, sia verso il gradimento di Petruccioli che verso la tenuta della maggioranza, ma non ha valore vincolante e non obbliga il presidente della Rai a farsi da parte.

Secca la replica di Petruccioli: "Lascerò quando l'azionista indicherà il nuovo presidente. Solo allora, con atto formale, trasmetterò alla segreteria del Cda e al collegio sindacale le mie dimissioni".

Un discorso a parte merita il comportamento di Renzo Lusetti della Margherita. Il parlamentare risultava infatti presente, avendo chiesto la verifica del numero legale, ma non si è espresso sulla mozione di sfiducia. La sua presenza ha però fatto sì che la votazione risultasse valida, come ha voluto sottolineare il presidente della Vigilanza Mario Landolfi (An), che ha parlato di "votazione assolutamente legittima", aggiungendo che dal voto emerge "un significato politico evidente".

Per Landolfi in Vigilanza "c'è una maggioranza che va al di là dei confini tradizionali e che ha visto insieme più parti che hanno chiesto le dimissioni di Petruccioli". "Questo - ha proseguito - è il dato politico vero, poi che siano stati 20 o 25 è un aspetto specioso, un cavillo che nulla ha a che vedere con la sostanza politica della decisione".

Per l'Unione invece quanto accaduto oggi in Commissione non avrà nessuna conseguenza. Il capogruppo dell'Ulivo Fabrizio Morri non solo contesta che al momento del voto ci fosse effettivamente il numero legale ("i presenti non erano 21", dice), ma minimizza anche l'impatto della mozione di sfiducia, sottolineando che "il presidente Petruccioli è stato confermato dalla Vigilanza a maggioranza di 2/3" e che "la Commissione parlamentare non ha alcun potere di revoca giuridica del Cda e del presidente"».

Intanto oggi è stato approvato dal Cda il piano industriale della Rai, che doveva per una decisione anche parlamentare (un'altra, che stavolta incredibilmente entrava nel merito della stessa gestione ordinaria della Rai) precedere le tanto attese e temute nomine a RaiUno, RaiDue, Tg2 e chissà che altro.

In conclusione, siamo alle solite: i problemi ci sono ma non vengono risolti, si improvvisa giorno per giorno un modo per non affrontarli appellandosi magari ai formalismi, la maggioranza si sfarina ma non crolla, l'opposizione gioisce ma non dà mai la spallata definitiva. Una tragicommedia stucchevole che ha veramente stufato...

Mauro Roffi

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