Copeam, un’azione comune per un nuovo racconto del Mediterraneo

Si è conclusa a Beirut, lo scorso 13 maggio, la 24ª Conferenza della Copeam (Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo), dedicata quest’anno alla narrazione delle tante complessità della regione mediterranea e all’impatto dei media sull’opinione pubblica nei paesi dell’area 

Il richiamo alla trasparenza giornalistica e alla verifica delle fonti, e la pressione, anche politica, sui mezzi di informazione - in Europa come nel resto del mondo – sono stati i temi chiave dell’intervento di Helen Boaden (già Direttrice Bbc Radio), che ha introdotto la sessione plenaria della conferenza Copeam di Beirut. L'evento è stato animato da rappresentanti del settore della cultura e della comunicazione delle due rive del Mediterraneo. Moderata dalla Presidente della Rai, Monica Maggioni, la prima parte dei lavori si è concentrata sulla necessità della creazione di un osservatorio professionale indipendente sui media del Mediterraneo, iniziativa promossa recentemente dalla Fondazione Anna Lindh, e sul coinvolgimento anche emotivo del giornalista professionista di fronte agli “orrori” e alle storie umane legate alla tragedia delle migrazioni di massa e dei rifugiati. Il giornalismo di soluzione e l’informazione positiva, in opposizione ai discorsi di odio e agli stereotipi, sono stati oggetto del successivo dibattito, in cui è stato anche evidenziato il bisogno urgente di educare principalmente i giovani a queste tematiche, come si propone la campagna lanciata dal Consiglio d’Europa, rappresentato a Beirut da Anne Brasseur, Ambasciatrice del “No hate speech movement”.

Immagine Conferenza

L’Assemblea Generale dei soci della Copeam, tenutasi a conclusione dell’evento, ha sintetizzato i concetti espressi durante i vari panel in una risoluzione finale approvata all’unanimità che, come dichiarato dal Segretario Generale Claudio Cappon, vuole essere “un appello alla collaborazione fra i media, nuovi e tradizionali, volta in particolare all’adozione di nuovi format e nuovi linguaggi per una narrazione alternativa, plurale e costruttiva delle complesse dinamiche del Mediterraneo”.

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