‘Crimini bianchi’ in difficoltà

Non va bene la tanto discussa fiction sulla malasanità “Crimini bianchi”. Lo stesso titolo è di per se provocatorio ma non basta per mantenere incollato il telespettatore al piccolo schermo.

La prima puntata (del 24 settembre) aveva registrato il 13,99% di share su Canale 5 (decisamente poco per la rete) e la seconda di mercoledì scorso ha fatto ancor meno, il 13.79%. Poco, appunto, per una fiction basata su casi di malasanità che già aveva fatto tanto discutere di sé per le critiche della classe medica. In "Crimini bianchi", definita fiction sulla malasanità, ogni caso viene analizzato e narrato partendo dalla denuncia della parte lesa con disanima di cartelle cliniche, perizie di autopsie e documenti legali ma soprattutto andando a pescare nel privato e nella personalità del medico. Molto spazio viene dedicato all'aspetto emotivo e psicologico dei personaggi.

La narrazione parte da un caso di decesso di un paziente per avviare il percorso di indagine sul caso stesso. La coppia che indaga sui "Crimini bianchi" è composta da Ricky Memphis, che interpreta l'avvocato Carlo Bruni dall'aspetto sgualcito e stropicciato, e Daniele Pecci che interpreta Luca, cardiochirurgo amico di Menphis con il quale ha fondato un'associazione a tutela dei diritti del malato. Con loro recitano anche Christiane Filangeri, una dottoressa del Pronto Soccorso e Michela Ramazzotti. La regia è di Alberto Ferrari e la sceneggiatura di dante Palladino ('Un posto al sole' e 'Vivere'), Giorgia Marini e Silvia Margherita mentre la produzione è della Taodue di Pietro Valsecchi (molto si è parlato del possibile collegamento della fiction con una vicenda personale di malasanità subita dallo stesso Valsecchi).

Intanto molti, in primis medici e personale sanitario, si sentono attaccati dalla fiction, tanto che è stata recentemente sottoscritta una lettera che circola sul web nella quale si legge "Da diverso tempo una delle reti Mediaset sta conducendo un attacco ininterrotto al Servizio sanitario pubblico, diffondendo cifre e dati allarmistici sui cosiddetti errori medici, affidando a conduttori in cerca di facile consenso il compito di criminalizzare gli operatori sanitari, confondendo malasanità e malpractice e creando in definitiva un clima di paura, di tetro giustizialismo e di sfiducia verso la sanità pubblica. La serie Tv sarebbe solo "un'attività di disinformazione e di aggressione sistematica al nostro Servizio sanitario che rischia di attenuare e diluire le reali responsabilità (politiche, gestionali, malavitose) della malasanità, scaricando le colpe sui medici".

La conclusione di tutto questo sempre secondo i firmatari della petizione è che "una serie ispirata agli errori è benzina sul fuoco di un rapporto già difficile: siamo visti sempre più dai pazienti come potenziali assassini e i pazienti vengono guardati da molti dottori come possibili piantagrane". Il ministro Brunetta avrebbe fatto il resto attaccando in modo un po' indiscriminato i chirurghi.

Una cosa è certa: la malasanità esiste, chiudere gli occhi non è possibile ma forse il problema non è risolvibile con una semplice fiction.

Peraltro ci piace osservare che l'argomento medico, spesso trattato in Tv in senso opposto a quello di 'Crimini bianchi', con 'dottori' buonissimi e non di rado eroi, è fra quelli preferiti in assoluto sul piccolo schermo nel campo della fiction. Ci si può consolare, volendo, anche con 'Dr. House'.

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