‘Da Da Da’: la perla di RaiUno

L’estate sulla prima rete pubblica ha visto il predominio assoluto di un programma “d’archivio” di un’ora ogni sera: lo straordinario racconto costruito da “Da Da Da” sul cinema, la Tv, la musica e il costume dell’Italia dei decenni scorsi è piaciuto a tanti spettatori.

È il programma che ha sbancato gli ascolti durante l'estate. Ma in questo spazio non ne sveleremo tutti i segreti rimandando invece il lettore ad un prossimo numero di Millecanali dove Michele Bovi, capostruttura di RaiUno e ideatore di questa “chicca” di RaiUno ed Elisabetta Barduagni, curatrice della trasmissione, sveleranno tutti i retroscena di 'Da Da Da'. Il programma si è chiuso con la puntata di martedì scorso ma è tornato ieri alle 18 con uno speciale su Mike Bongiorno in occasione dell'anniversario dalla sua morte e per due settimane a dicembre sarà su RaiUno durante l'interruzione natalizia di "I soliti ignoti".

Per ora ci limitiamo a sottolineare il successo di ascolti (oltre cinque milioni di ascoltatori ad agosto) di un programma finemente curato ed elaborato smentendo la "leggenda metropolitana" letta su qualche sito Web che vuole il titolo preso dalla canzone del gruppo tedesco Trio intitolata appunto "Da Da Da" che nulla ha a che fare con la cultura di “Da Da Da”. Non bisogna infatti dimenticare che in questa trasmissione tutto è curato nel minimo dettaglio, ogni cosa, compreso il titolo, è scelta e ragionata.

"Da Da Da è un acronimo - spiega Michele Bovi - e sta a significare il materiale preso dalla televisione, dal cinema e dalla musica". È infatti da queste tre forme d'arte (o semplicemente mezzi di comunicazione) che attinge a piene mani “Da Da Da”. In base ad un filo conduttore diverso giorno per giorno si dipanano immagini del cinema, con attrici come Anna Magnani o Sofia Loren, e della televisione “d'annata”, con la musica che sottolinea i punti salienti del racconto e segna i passaggi da uno spezzone all'altro, per una narrazione senza interruzione.

Tra le puntate migliori (ma tutte sono state bellissime) quella intitolata "Brava gente", con riferimenti al neorealismo, interviste a grandi del cinema come Pasolini, Rossellini, De Sica, Visconti. Interviste che mai nessuno avrebbe pensato di proporre in prima serata ma che nell'impianto narrativo costruito da "Da Da Da" hanno trovato una collocazione perfetta, in una costruzione di assonanze, con combinazioni che diventano storia del nostre Paese e soprattutto del costume italiano.

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