Dario Fo: scompare un ‘gigante’ della cultura e dello spettacolo

La morte a 90 anni di Dario Fo ci priva di un autentico ‘gigante’ dell’arte, della cultura e dello spettacolo, non solo un Premio Nobel ma un protagonista assoluto degli ultimi decenni

Inutile aggiungere molte parole al coro di cordoglio e di dolore che caratterizza queste ore. La morte a 90 anni di Dario Fo ci priva di un autentico ‘gigante’ dell’arte, della cultura e dello spettacolo, non solo un Premio Nobel ma un protagonista assoluto degli ultimi decenni, che ha attraversato la storia italiana dagli anni ’50 ad oggi, sempre con sincera e intensa passione e con un fortissimo impegno sul piano sociale e politico, e che ha espresso la sua arte nella pittura, nella letteratura (un ‘versante’ meno conosciuto, ma per questo ha vinto il Nobel), nella Televisione, anche nel cinema (a tratti) e che soprattutto ha giganteggiato per ciò che riguarda ‘sua maestà’ il Teatro, sulla scena italiana e anche mondiale.

Ci piace ricordarlo con alcune sue dichiarazioni alla nostra rivista, tratte dall’articolo ‘Dario Fo e l’arte di fare anche Televisione’ apparso su Millecanali 454 dell’aprile 2015, a cura della collega Aurora Gonevi. Lo ‘spunto’ dell’articolo era dato dalla messa in onda su Rai 5 di alcune sue “lezioni” di storia dell’arte. Dario Fo ricevette Aurora nel suo studio di corso di Porta Romana a Milano e fra le altre cose, parlando di Televisione e anche (argomento inconsueto, nel suo caso) di Radio, ci raccontò quanto segue:

“Io e Franca (Rame; N.d.R.) siamo stati lasciati fuori dalla Televisione per la bellezza di 16 anni: questo negli anni ’60 voleva dire essere messi fuori dal mondo, perché all’epoca la Televisione era il centro del mondo. Era l’informazione.

Nonostante ciò noi non ci siamo mai fermati, siamo andati avanti col teatro. L’unico pubblico che avevamo era quello teatrale, tra l’altro la Televisione non dava mai notizie della nostra esistenza. Ma, in realtà, noi abbiamo avuto vantaggio da tutto ciò: chi veniva a vederci era interessato e informato. Così abbiamo acquistato in credibilità.

Tutto, persino il Premio Nobel - parliamoci chiaro - lo abbiamo ricevuto per la nostra coerenza, come riconoscimento di una coerenza culturale durata una vita, perché per tutta la nostra vita, io e Franca siamo stati legati a quello che dicevamo sin dall’inizio, non abbiamo mai cambiato rotta, anche se abbiamo subito angherie, cattiverie e boicottaggi”.

“Alla fine della mia vita ho la soddisfazione di tornare in Rai a dire le cose in cui credo. Sempre con difficoltà, comunque, perché non dimentichiamoci che non mi hanno permesso di rientrare dalla porta principale (a parte lo spettacolo su San Francesco), ma mi ‘trasmettono’ su una rete minore che fa ascolti minimi, rispetto all’audience di milioni di telespettatori che riescono a fare gli spettacoli, seppur vergognosi, sulle reti ammiraglie, in prima serata”.

Ed eccoci agli inizi in Radio:

“Quando ho iniziato io, la Radio non prendeva neanche in considerazione la satira o il fatto di fare dell’ironia, al massimo faceva della farsa. Non c’era ancora la Tv e si mettevano in scena delle buffonerie, dei tormentoni che, più o meno, erano quelli che poi andarono bene per la pubblicità dei Caroselli. Io ho avuto successo nel 1952 con un personaggio, il ‘Poer Nano’, che rappresentava di volta in volta personaggi che avevano sfortuna, passavano guai terribili nella vita comune di tutti i giorni, fra tradimenti e passioni, ispirandomi ai miti della storia, della letteratura e della Bibbia. Ma anche questo spettacolo venne, poi, censurato: dopo 17 puntate, infatti, un funzionario annunciò la sospensione della trasmissione. Probabilmente si erano accorti che quelle storie in cui Adamo ed Eva litigavano, facevano scenate di gelosia, erano in fondo una proiezione della verità e della condizione della femmina rispetto al maschio, mentre la scenetta in cui Isacco discuteva con il padre sull’opportunità o meno di seguire il comando di Dio e di farsi tagliare la testa rappresentava la ribellione dei figli rispetto ai genitori. Si trattava insomma, di storie, come quella di Caino e Abele in cui Dio preferisce uno dei figli all’altro, al limite dell’accettazione: probabilmente qualche vescovo non poteva accettare che ci si divertisse facendo un massacro della Bibbia. Devo dire che almeno, fortunatamente, se ne sono accorti tardi e qualche puntata me l’hanno fatta fare. Poi nel ’56 c’è stato il successo del varietà ‘Non si vive di solo pane’, scritto e interpretato con Franco Parenti”.

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