Ddl Gentiloni sulla Rai: il parere di Eurovisioni ed OSI

Secondo le associazioni Eurovisioni (promotrice dell’omonimo colloquio annuale di Roma sulla Tv europea) ed OSI il disegno di legge sulla Tv pubblica del Ministro delle Comunicazioni merita consenso, ma funzionerà solo se la politica saprà fare un passo indietro.

"Il disegno di legge del Governo di riforma della Rai Oè un primo passo concreto nella direzione di un servizio pubblico piOù indipendente dai partiti e piOù al servizio del cittadino, che si avvicini agli standard europei di servizio pubblico".

Ad affermarlo sono le associazioni Eurovisioni (promotrice dell'omonimo colloquio annuale di Roma sulla Tv europea) ed OSI - Open Society Institute (parte del Soros Foundations Network), una cui delegazione era stata ricevuta dal Ministro Gentiloni lo scorso 26 aprile (era composta da Luciana Castellina, vicepresidente Eurovisioni, Marius Dragomir, del programma media dell'OSI, Giulio Enea Vigevani, costituzionalista dell'Università di Milano-Bicocca ed esperto italiano dell'OSI e Paolo Baldi, autore di una ricerca su società civile e Tv in 29 Paesi europei finanziata dalla Commissione Europea).

I due organismi hanno inoltre salutato con favore il metodo del confronto con tutte le parti interessate sul servizio pubblico, per la prima volta aperto anche alla società civile.

Per quanto riguarda il testo del provvedimento, secondo Giulio Enea Vigevani sono stati recepiti nel disegno di legge alcuni punti ritenuti indispensabili per favorire la partecipazione dei cittadini nella futura fondazione Rai e per garantirne l'indipendenza.

«In particolare sono positivi, per quanto concerne la governance:

1. l'esclusione del governo, la nomina non esclusivamente politico-parlamentare dei membri della fondazione ed il coinvolgimento anche di regioni, istituzioni culturali, utenti e dipendenti Rai;

2. la trasparenza delle candidature e dei curricula, l'audizione parlamentare ma anche la previsione di severe ineleggibilità per chi ha incarichi elettivi o in imprese di comunicazione.

Per quanto concerne la missione complessiva del servizio pubblico sono positivi:

1. l'affermazione del principio di unitarietà della Rai e della proprietà pubblica, pur in presenza di una distinzione tra una società finanziata prevalentemente dal canone e una società commerciale;

2. un diverso limite all'affollamento pubblicitario tra le diverse società e una maggiore certezza delle risorse pubbliche.

Restano ancora da chiarire alcune questioni, tra cui quella dell'efficienza di una linea di comando così lunga e complessa e quella delle funzioni della Commissione parlamentare di vigilanza, che fatica a mantenere un senso nel nuovo sistema. Resta inoltre da precisare come (al di là dei proclami) la società civile potrà svolgere un ruolo nel futuro assetto della Rai e che apporto sarà in grado di dare allo sviluppo culturale del Paese. Si spera che il dibattito parlamentare serva a migliorare il testo su questi punti.

Naturalmente presupposto del successo dell'intera operazione èO che la politica accetti di allentare il controllo che attualmente esercita sulla Rai. Qualsiasi modifica che metta in discussione questi punti qualificanti della riforma èO destinato a far crollare l'intero edificio concettuale.

Eurovisioni, l'Open Society Institute e altri organismi della società civile seguiranno l'evoluzione del dibattito parlamentare, tanto piOù che Oè attesa per fine anno una nuova analisi del sistema radiotelevisivo italiano, con la versione aggiornata della ricerca OSI "Tv across Europe 2", dedicata a dieci Paesi europei a rischio di democrazia nei media, fra cui l'Italia».

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