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Decreto Romani: il problema Lcn verso la soluzione

Il Parlamento, dopo le polemiche (anche fra Romani e Calabrò), ha dato il ‘via libera’, anche se molto condizionato, al decreto del viceministro delle Comunicazioni, che ora dovrebbe emanarlo. Fra le norme, tutte di forte rilievo, una riguarda l’LCN ed è assai importante…

Mauro Roffi

09 Febbraio 2010

Vediamo prima di tutto cosa è successo, dopo tante polemiche, in Parlamento, nella nota dell'agenzia Ansa.
Le commissioni parlamentari competenti hanno dato il via libera al decreto legislativo che recepisce le nuove norme europee in materia di Internet e Tv, ma con la richiesta di numerose modifiche sostenute dalla stessa maggioranza, pur compatta nel voto. «Terremo conto in modo rigoroso delle osservazioni formulate», ha fatto sapere il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, che lavorerà ora al testo definitivo da portare di nuovo in Consiglio dei ministri. L'opposizione però resta critica e torna a chiedere lo stralcio delle norme relative al web.
Pur con alcune differenze, i pareri approvati dalla commissione Lavori pubblici del Senato (nove pagine, relatore Alessio Butti, Pdl) e dalle commissioni Trasporti e Cultura della Camera (sempre nove pagine e ben 31 condizioni, relatori Deborah Bergamini e Giorgio Lainati, Pdl) dicono sì al provvedimento, ponendo però alcuni paletti e recepiscono diversi dei rilievi formulati nei giorni scorsi dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, osservazioni che trovano oggi il pieno sostegno dal Consiglio dell'Agcom. Ecco i capitoli più importanti.
Il Web - Nessuna censura preventiva, ribadisce la maggioranza, che però definisce meglio i soggetti ai quali si applica la nuova disciplina. «I blog di video amatoriali, i giornali on line, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste sono liberi - spiega Butti - e la responsabilità editoriale non ricade sui provider che ospitano contenuti realizzati da altri». Restano invece compresi nelle nuove norme i servizi di video on demand, con liste di contenuti che vengono sfruttati commercialmente, ma la dichiarazione di inizio di attività per la Tv via Web va indirizzata all'Autorità e non più al Ministero. «State tranquilli, il governo non vuole mettere il bavaglio alla rete» -commenta Romani. Critico Paolo Gentiloni (Pd): «Regna la confusione: si aggiungono varie definizioni che complicano le cose e non si cancella l'autorizzazione, pur trasferendola dal ministero all'Agcom».
Le quote per l'audiovisivo - La richiesta è di lasciare invariate le norme del Testo unico, con le quote di trasmissione (il 10% per le Tv private, il 20% per la Rai) e di investimento (il 10% dei ricavi per le private, il 15% per la Rai, in combinato disposto con il contratto di servizio) nel prodotto indipendente europeo e le sottoquote per il cinema italiano, nonché con i diritti residuali da corrispondere ai produttori.
La tutela dei minori - Si chiede di precisare il criterio di rispetto della dignità umana e l'intesa tra il Comitato Media e minori e l'Agcom nel definire la classificazione dei programmi per adulti. Ancora, il decreto deve estendere le tutele dei minori a tutte le piattaforme e prevedere un bollino che segnali i programmi a rischio all'inizio e nel corso della trasmissione. Quanto al product placement, la pubblicità di prodotto, si chiede di inserirla anche nei programmi sportivi e di affidarne l'attuazione all'autoregolamentazione. «Le modifiche - commenta Gentiloni - sono largamente insufficienti. Due nodi vengono completamente ignorati: la riduzione della pubblicità per Sky e il conteggio dei programmi per il tetto antitrust, entrambe misure a favore di Mediaset. “C'è stato un evidente tentativo di varare una riforma di sistema al di fuori delle aule parlamentari: questa forzatura è un dato negativo» - accusa dall'Udc Roberto Rao, mentre l'Idv insiste sull'assalto alla libertà della rete”.
Inoltre, come ci informa www.key4biz, «dopo alcuni punti dedicati ad accogliere le richieste del mondo dell'emittenza locale, in particolare radiofonica, il testo stabilisce ancora che “il product placement venga inserito anche nei programmi sportivi” e che su questo fronte “spetti all'Autorità verificare che si applichi l'accordo di autoregolamentazione tra i broadcaster”. Infine viene tolto l'obbligo di rettifica per il Web».
Ci sono poi altri problemi di grandissima importanza, meno noti ma ugualmente determinanti, specie per le Tv locali. Ecco l'efficace sintesi della FRT in merito:
«L'Associazione Tv Locali FRT esprime soddisfazione per l'accoglimento delle richieste presentate alle Commissioni di Camera e Senato nelle audizioni sul “Decreto Romani” del 28 gennaio e 2 febbraio scorsi. Le Commissioni VIII del Senato e VII e IX della Camera hanno dato il via libera allo schema di decreto del Governo esprimendo parere favorevole con condizioni. Adesso toccherà al Vice Ministro Paolo Romani recepire nel decreto le modifiche proposte dalle Commissioni.
 In particolare sono state accolte le richieste di esonero delle syndication dai limiti di affollamento e dall'obbligo di riservare almeno il 10% dei propri introiti netti annui agli investimenti in opere europee. Sul primo punto il Decreto assimilava, inspiegabilmente, le syndication alle pay-tv, riducendo, gradualmente la trasmissione di spot pubblicitari dall'attuale 25% previsto dalla legge al 12%. Sulla produzione di opere europee il decreto aveva allineato le syndication - che, com'è noto, sono costituite da consorzi di Tv locali - alle emittenti nazionali imponendo gli stessi obblighi, già impegnativi, previsti per le Tv nazionali. Altra proposta dell'Associazione, della quale le Commissioni hanno tenuto conto, riguarda le norme sulla tutela dei minori e sulla relativa regolamentazione dell'uso della funzione di controllo parentale da parte dell'Agcom che deve contenere “l'indicazione degli accorgimenti tecnicamente realizzabili idonei ad escludere che i minori vedano o ascoltino normalmente i programmi vietati ai minori”. La norma, per come era stata pensata, discriminava tutti i soggetti operanti sui “decoder aperti” - soprattutto sul digitale terrestre - e favoriva in modo particolare Sky, che, al contrario, utilizza decoder di proprietà. Il Presidente dell'Associazione Tv Locali, Maurizio Giunco, pur essendo complessivamente soddisfatto del decreto, ha espresso, tuttavia, il proprio rammarico per il non accoglimento della proposta di divieto alla raccolta pubblicitaria per le pay-tv. Le novità più attese riguardano, comunque, l'inserimento nel Decreto di un'apposita norma in materia di ordinamento automatico dei canali…».
Ed eccoci allora alle attesissime norme su questo problema:
«Finalmente, dopo anni di confronti, accordi e proposte per la regolamentazione dell'LCN, e soprattutto dopo le sempre più pressanti e disperate proteste delle emittenti televisive - in particolare quelle locali già operanti nelle aree “all digital” - l'occasione per definire una volta per tutte la questione dell'ordinamento automatico dei canali sembra essere arrivata. Le Commissioni VIII del Senato e VII e IX della Camera hanno espresso parere favorevole al c.d. “Decreto Romani” sul recepimento della Direttiva 2007/65/CE, proponendo l'inserimento nel testo del decreto - che andrà poi a modificare e integrare il T.U. della radiotelevisione - una specifica norma riguardante l'LCN. Le commissioni parlamentari hanno così accolto la proposta della FRT - nelle audizioni del 28 gennaio e 2 febbraio - di introduzione di una specifica norma regolamentare e sanzionatoria nel testo del decreto. Adesso non sono ammessi più ulteriori ritardi, Agcom e Ministero dello sviluppo economico hanno a disposizione tutti gli strumenti legislativi per poter procedere alla stesura del regolamento e delle norme sanzionatorie. Per completezza d'informazione riportiamo il testo proposto nel parere della Commissione VIII del Senato relativa all'LCN (nostra sintesi; Ndr.):
«L'Autorità, al fine di assicurare condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie, adotta un apposito piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre, in chiaro e a pagamento, e stabilisce con proprio regolamento le modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti audiovisivi in tecnica digitale terrestre, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi in ordine di priorità: garanzia della semplicità d'uso del sistema di ordinamento automatico dei canali; rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali; suddivisione delle numerazioni dei canali a diffusione nazionale, sulla base del criterio della programmazione prevalente, in relazione ai seguenti generi di programmazione tematici: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite. Nel primo arco di numeri si dovranno prevedere adeguati spazi nella numerazione che valorizzino la programmazione delle emittenti locali di qualità e quella legata al territorio. Nello stesso arco di numeri non dovranno essere irradiati programmi rivolti a un pubblico di soli adulti. Al fine di garantire il più ampio pluralismo in condizioni di parità tra i soggetti operanti nel mercato, dovrà essere riservata per ciascun genere una serie di numeri a disposizione per soggetti nuovi entranti; individuazione di numerazioni specifiche per i servizi di media audiovisivi a pagamento; definizione delle condizioni di utilizzo della numerazione, prevedendo la possibilità, sulla base di accordi, di scambi della numerazione all'interno di uno stesso genere, previa comunicazione alle autorità amministrative competenti; revisione del piano di numerazione in base allo sviluppo del mercato, sentiti i soggetti interessati. Il Ministero, nell'ambito del titolo abilitativo rilasciato per l'esercizio della radiodiffusione televisiva in tecnica digitale terrestre, attribuisce a ciascun canale la numerazione spettante sulla base del piano di numerazione e della regolamentazione adottata dall'Autorità ai sensi del comma 1-bis e stabilisce le condizioni di utilizzo del numero assegnato… In caso di mancato rispetto della disciplina adottata dall'Autorità ai sensi del comma 1-bis o delle condizioni di utilizzo del numero assegnato, il Ministero dispone la sospensione dell'autorizzazione a trasmettere e dell'utilizzazione del numero assegnato per un periodo fino a due anni… In caso di reiterata violazione, nei tre anni successivi all'adozione di un provvedimento di sospensione, il Ministero dispone la revoca dell'autorizzazione a trasmettere e dell'utilizzazione del numero assegnato».

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