Digitale terrestre: Ok dall’Antitrust alla Rai

La Rai ha ottenuto, come previsto, l’autorizzazione da parte dell’Antitrust di Tesauro per l’acquisizione di 11 rami d’azienda e 84 impianti e frequenze per il digitale terrestre.

Se ne era parlato, a livello di indiscrezioni, già da tempo e anche noi ne avevamo riferito a dovere sulla nostra newsletter. Ora, in extremis (il 30 aprile era una data-limite) è arrivata la decisione ufficiale di Giueppe Tesauro, che ha detto sì alla Rai per l'acquisizione di impianti e frequenze (peraltro per la gran parte già attivate!) per il digitale terrestre.

Riportiamo di seguito il relativo comunicato ufficiale:

"L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 29 aprile 2004, ha autorizzato l'acquisizione da parte della Rai, Radiotelevisione Italiana S.p.A., di 11 rami d'azienda, costituiti complessivamente da 84 impianti di trasmissioni televisive e dalle relative frequenze. Tali acquisizioni sono finalizzate alla sperimentazione per la diffusione di programmi e di servizi in tecnica digitale su frequenze terrestri e si inseriscono in un Progetto unitario che ha come obiettivo la costituzione di due reti trasmissive in tecnica digitale terrestre (cd. multiplex ).

Nel corso dell'istruttoria l'Autorità ha verificato che in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, lo sviluppo del mercato delle reti per la trasmissione del segnale televisivo è avvenuto in maniera disordinata: RAI e Mediaset dispongono infatti di un monte frequenze ed impianti tale da garantirgli la disponibilità di tre reti televisive che coprono la quasi totalità del territorio e della popolazione nazionale. In particolare, RAI ha il maggior numero di frequenze, disponendone in media di un numero largamente superiore per ognuno dei tre canali nazionali (RAI1, RAI2 e RAI3) rispetto a quelle previste dal Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica analogica. La perizia, disposta dall'Autorità nel corso dell'istruttoria, ha accertato l'esistenza di significative ridondanze di copertura delle suddette reti televisive e, di conseguenza, la possibilità che RAI potesse sfruttare tale eccesso di risorse frequenziali per realizzare uno dei due multiplex previsti.

In definitiva, l'attuale assetto delle reti analogiche è particolarmente concentrato, sia in ragione di elevate barriere all'entrata di carattere economico che a livello normativo, che hanno cristallizzato la struttura del mercato, lasciandola sostanzialmente inalterata nel corso degli ultimi quindici anni. Questa situazione rischia di riprodursi anche a livello delle reti digitali, considerato che il digitale terrestre si configura come un passaggio per travaso di risorse all'analogico.

Ad avviso dell'Autorità, tuttavia, l'operazione presa in esame non determina una posizione dominante in capo alla Rai, Radiotelevisione Italiana S.p.A., sui mercati nazionali delle reti e delle infrastrutture per la trasmissione del segnale televisivo terrestre. Al riguardo, infatti, è indispensabile contestualizzare la valutazione delle acquisizioni in questione con l'assoluta specificità del particolare assetto storico, normativo e di mercato, nonché con l'evoluzione tecnologica che qualifica ulteriormente il settore della radiodiffusione televisiva terrestre. L'Autorità ha inoltre tenuto conto della circostanza che sussiste a tutt'oggi un'offerta di frequenze, che è nella disponibilità di emittenti locali, e che, dunque, le acquisizioni in esame non pregiudicano le possibilità di altri concorrenti, peraltro già attivi con posizioni di rilievo in questo medesimo mercato e in mercati connessi.

L'Autorità ha pertanto concluso, con parere favorevole dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, pervenuto in data 26 aprile, che le operazioni notificate, pur non essendo strettamente indispensabili per realizzare i due multiplex richiesti dalla legge, non appaiono idonee a realizzare la costituzione di una posizione dominante in capo a RAI tale da ostacolare in modo sostanziale e durevole la concorrenza".

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