Dmt – Elettronica Industriale: tutti i rischi della fusione

L’operazione, che di fatto crea un semi-monopolio nel campo delle torri di trasmissione (con l’importante eccezione di Rai Way, che però lavora solo per la Rai), è stata ‘approvata’ dall’Agcom e ora è sotto l’esame dell’Antitrust, che, nonostante tutto, non pare poi così ostile…

Riportiamo integralmente, per il suo grande valore, a livello di spiegazione dei problemi e delle questioni in ballo, l'articolo di Stefano Carli apparso il 5 dicembre scorso sul supplemento 'Affari&Finanza' di 'Repubblica':

«Non è una coincidenza, non può assolutamente esserlo: nello stesso pomeriggio… l'AgCom dà il via libera all'acquisizione di Dmt da parte di Elettronica Industriale, cioè Mediaset, e Sky Italia annuncia il suo ritiro dal Beauty Contest, la "gara" che assegnerà ben cinque frequenze tv gratuitamente. Tra le motivazioni ufficiali che la filiale italiana del gruppo Murdoch ha offerto della sua iniziativa non si parla naturalmente di questo.
Ma la relazione c' è, eccome. Perché se anche Sky si fosse vista aggiudicare una frequenza, con relativo obbligo di coprirla con una sua propria rete in tempi predefiniti, sarebbe stata un' impresa realizzarla, visto che c' è ormai in Italia una sola possibilità per realizzare una rete tv a copertura nazionale: andare a chiedere il permesso a Mediaset.

O meglio non è ancora così, perché al definitivo via libera alla fusione di Dmt in Elettronica Industriale manca solo la luce verde dell'Antitrust, mentre l'Agcom ha già dato il suo beneplacito…

È una partita complicata che conviene seguire dall'inizio.
Nell'agosto scorso da Cologno Monzese arriva agli uffici romani dell'Antitrust, allora ancora guidato dall'attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, la comunicazione dell'acquisizione di Dmt. Il passaggio all'Antitrust è d'obbligo perché è un'operazione che supera il tetto dei 440 milioni di euro. Ed è ugualmente automatica l'apertura di un'istruttoria e la parallela richiesta di un parere all'Autorità di settore, cioè all'Agcom di Corrado Calabrò. Parere che, va detto subito, non è comunque vincolante.
Ai primi di ottobre compare sul sito dell'Antitrust il dispositivo di apertura dell'istruttoria. Con un'analisi di mercato che non sembra lasciare il minimo spazio alla possibilità di un assenso.
Ecco in estrema sintesi cosa stabiliva Catricalà.

Primo, che il mercato delle torri per la tv è un mercato specifico e non va confuso con quello analogo degli impianti per la radiofonia e soprattutto con quello delle torri e delle antenne per la telefonia mobile.
Punto fondamentale, perché per fare una rete tv bastano circa 1500 siti (più o meno quelli che diffondo oggi i canali Mediaset) mentre per fare una rete cellulare ne servono 10 volte tanti. Quindi: tv con tv e cellulari con cellulari, nessun calderone dove Mediaset sarebbe piccola parte rispetto ai fatturati di Telecom, Vodafone, Wind e Tre.

Secondo punto. L'Antitrust stabilisce che al momento in Italia ci sono solo tre soggetti che operano in questo mercato a livello nazionale: Dmt, Elettronica Industriale (in sigla Ei) e RaiWay, della Rai, e che la presenza di piccoli operatori locali non è rilevante. Ma dice anche che Ei e RaiWay sono sostanzialmente assenti dal mercato cosiddetto “rental”, ossia l'affitto di siti e la gestione più o meno articolata del servizio per i titolari delle frequenze tv. Vuol dire che RaiWay e Ei gestiscono siti e torri in via pressoché esclusiva per le esigenze di Rai e Mediaset.

Per Elettronica Industriale il perché è quasi ovvio: Dmt era nata oltre 10 anni fa proprio da una costola della sussidiaria di Mediaset che aveva separato gli impianti non più necessari dopo la grande stagione dello shopping selvaggio di antenne e frequenze locali alla fine degli anni Novanta. Poi Dmt era cresciuta autonomamente con successive acquisizioni. Fino ad arrivare ad offrirsi, nel 2007, di rilevare le torri della ex casa madre Ei per una cifra attorno ai 500 milioni di euro. Con il secco no del Biscione, per Dmt e il suo numero uno Alessandro Falciai inizia la parabola discendente che arriva fino alla “riacquisizione” da parte del gruppo Mediaset.

Ma non diversamente da Ei anche Rai Way lavora quasi in esclusiva per Rai. Gestisce 22.400 siti (mille dei quali di diretta proprietà) per un fatturato 2010 di 190 milioni. Di questi meno di una quarantina sono quelli che non vengono da Viale Mazzini. Pochi affitti di siti: soprattutto alle telefonia mobile, niente a Telecom Italia Media, pochissimo a Mediaset (ospita per esempio il Biscione sull'antenna che domina Monte Mario a Roma). Solo pochi mesi fa ha accettato di ospitare sui suoi tralicci la Europa 7 di Francesco Di Stefano. D'altra parte Rai è l'unica che usa il Vhf e senza il sì di Viale Mazzini Di Stefano non potrebbe trasmettere.

Insomma, tolti Rai Way e Ei, l'unico operatore del mercato delle torri Tv è, o era, Dmt. E infatti è sui siti di Dmt che è ospitata la quasi totalità dei 600 punti di trasmissione di La7, la Tv di Telecom Italia. Antenne tv e antenne telefoniche quasi mai coincidono: anzi, il rapporto è a senso unico. Se su un sito tv si può sempre mettere un antenna di telefonia mobile, non è mai dato il contrario.
E poi c'è il fattore prezzi. Basta guardare i dati di bilancio dichiarati dall'Antitrust. Se Elettronica Industriale con i suoi 1600 siti fattura (verso Mediaset e qualche operatore mobile) 221 milioni, RayWay sui suoi 2400 milioni ne fattura oltre 30 di meno. E Dmt, che ne ha un migliaio, fattura invece appena 59 milioni. Insomma Dmt fa prezzi molto più bassi dei suoi concorrenti. E per questo ha conquistato mercato.

Questo spiega perché nel documento firmato da Catricalà si stimi la quota di mercato di Dmt come oscillante tra il 70 e il 90%. E si metta nero su bianco che, ad acquisizione approvata, il nuovo soggetto avrebbe una quota di mercato compresa tra l'80 e il 100%. Insomma, un monopolio.

Sembrerebbe un divieto annunciato, ma non è così. Chi frequenta ambienti vicini a Mediaset parla di una discreta sicurezza che l'operazione non avrà ostacoli. La sensazione è insomma che la fusione passerà. “Vanno tenute in considerazione due circostanze, che potrebbero determinare il via libera all'operazione commenta - Ernesto Apa, partner dello studio legale Portolano Colella Cavallo, specializzato sul mercato tv - . L'Antitrust in passato ha sempre autorizzato l'acquisizione di impianti da parte di Mediaset, perché utili per la sperimentazione in tecnica digitale (questo argomento però oggi sarebbe inattuale) e perché il mercato degli impianti di trasmissione sta attraversando una fase di riorganizzazione (questo è ancora parzialmente vero)”.

Intanto però l'operazione Mediaset-Dmt arriva all'AgCom di Corrado Calabrò e ne incassa la benedizione, anche se non è stata una passeggiata: tre degli otto commissari, D'Angelo, Sortino e Lauria, hanno votato contro.
Nicola D'Angelo, in particolare, vede la relazione anche con le parallele vicende del Beauty Contest, il maxi regalo di frequenze di cui è stato di fatto il principale oppositore dentro AgCom, soprattutto criticando l'assegnazione gratuita delle frequenze. “Dare il via libera ad una concentrazione di questo genere nel mercato delle torri tv - commenta D'Angelo - sembra incoerente con la posizione di Bruxelles alla base dello stesso Beauty Contest: ossia aprire il mercato. Non dimentichiamo che il Beauty Contest serve a far entrare nuovi operatori in un settore a forte integrazione verticale ed è sull'effettiva apertura di mercato che Bruxelles cancellerà definitivamente la procedura di infrazione contro l'Italia per le forzature della legge Gasparri”.

Ecco quindi che tutto torna al Beauty Contest. Qui la mossa di Sky sembra rispondere a una duplice strategia. Da una parte, vincendo un Mux (una frequenza digitale multicanale), dovrebbe realizzare una sua rete in tempi brevi, stipulando contratti di affitto per i siti. E potrebbe doverlo fare con Mediaset, visto che i contatti che ci sarebbero stati nei mesi scorsi con RayWay non hanno portato a nulla. È dunque una via piena di incertezze.
In secondo luogo, ritirandosi, Sky può aver dato all'intero meccanismo del Beauty Contest la spinta definitiva verso il suo completo fallimento».

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