Durissima protesta della Rea

L’associazione di Antonio Diomede ha indetto venerdì scorso una giornata di “protesta nazionale delle emittenti locali”. Eccone le motivazioni…

Si è svolta il 3 ottobre una giornata di “protesta nazionale delle emittenti locali”, voluta in particolare dall'associazione Rea.
“La protesta parte dalla constatazione che questo Governo, come il precedente, sta lavorando per consegnare tutti i mezzi trasmissivi e le migliori risorse radioelettriche nelle mani delle grandi Reti nazionali e multinazionali a scapito dell'emittenza locale e dei fondamentali diritti costituzionali - ha fatto sapere la Rea in un suo comunicato - . Venerdì 5 ottobre, alle ore 12.30, si chiude la gara per la riassegnazione alle locali delle frequenze in Campania, Lombardia, Veneto, E. Romagna, Piemonte, Friuli V.G., Valle d'Aosta. Trentino A.A. Trattandosi di una gara indetta con un Bando Farsa indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico, dove già sa chi sono i vincitori; per l'occasione la REA - Radiotelevisioni Europee Associate, facendosi interprete dell'indignazione generale presente nella categoria, indice una giornata di civile, ma vigorosa affinché venga avvertita dal Capo dello Stato, per la violazione dei diritti costituzionali e della pericolosa concentrazione in atto dei mezzi di comunicazione quale insidioso ingrediente per favorire la sottomissione di popolazioni e di interi continenti con nuove forme di dittatura”.

“Non sono parole grosse - ha precisato il Presidente Antonio Diomede - . Il processo è stato avviato già con l'insediamento del Governo Monti il quale ha dimostrato di essere il rappresentante della Finanza internazionale e che ha preteso di prendere le redini del Paese con la scusa della crisi dei partiti e del dissesto finanziario dello Stato… I finanzieri, ora, vogliono completare l'opera con il controllo dei mezzi trasmissivi e delle frequenze. Se riusciranno in ciò, la Carta costituzionale verrà mortificata, non saremo più liberi”.

Infine, “la giornata di protesta del 5 ottobre 2012 è un simbolico inizio per esternare al Capo dello Stato tutta la nostra 'indignazione' di cittadini liberi e di menti pensanti che si rifiutano di essere considerati 'massa di manovra' di chicchessia”.

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