Televisione
E lo switch off in Lombardia prosegue…
Oliviero Dellerba e Mauro Roffi
10 Novembre 2010
Un primo bilancio ad oggi? Non è semplice elaborarlo. Innnanzitutto sono passate in digitale zone alpine, isolate, o semplici vallate. Gli abitanti già transitati sono poche centinaia di migliaia rispetto agli 11 milioni previsti dall'operazione nel complesso. Per Rai e Mediaset i problemi sono stati minimi; anche Timb ha acceso quasi ovunque senza grossi disagi.
Per le emittenti locali invece è stato il tempo delle scelte. Molte non hanno riacceso gli impianti (qualcuna neanche sui due capoluoghi già digitalizzati, Verbania e Sondrio) per evidenti problemi di natura economica e amministrativa. Parecchie emittenti, anche medio-grosse, si trovano in affanno per una conversione digitale che consiste sia in apparati trasmittenti che in ponti radio da acquistare e far tarare in un lasso di tempo assai ridotto (le frequenze sono state assegnate pochi giorni prima dell'inizio delle operazioni). Senza contare che si sta ancora aspettando il fatidico e attesissimo numero di LCN di ciascuna Tv, promesso in origine per inizio ottobre e ancora non pervenuto.
Poi ci sono i ricorsi, inevitabili, con cui molte emittenti chiedono giustizia. Qualche "privilegiato" sembra in effetti che ci sia stato nella fase di assegnazione delle nuove frequenze e gli scontenti sono tanti. Inutile dire che qualche risposta comincerà ad arrivare, anche a breve, dal Tar del Lazio.
E infine, passando al Veneto, c'è anche una proposta di rinvio temporaneo dovuto all'alluvione che ha martoriato la regione, ma nessuna conferma è pervenuta in tal senso. Anche per questa regione, per il Friuli-Venezia Giulia e per l'Emilia-Romagna si saprà qualcosa, manco a dirlo, all'ultimo momento (ancora non siamo arrivati oggi alla fase dei 'Tavoli').
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