È morto Febo Conti

Si è spento a Desenzano del Garda Febo Conti, un mito della Radio e della Televisione italiana, conduttore de ‘Il Gazzettino Padano’, ‘Chissà chi lo sa?’ e di altri programmi radiotelevisivi. È stato per i bambini degli anni ’60 una sorta di secondo padre, un professore.

Febo Conti era nato a Bresso, in provincia di Milano, il 25 dicembre 1926; ancora studente iniziò, per diletto, ad imitare il comico Ridolini, aiutato dal fisico, e in tanti lo scambiarono per il vero Ridolini, che invece era americano, si chiamava Larry Semon.

Febo iniziò ad esibirsi sui palcoscenici milanesi e, conseguito il diploma di perito tecnico industriale, iniziò a lavorare in Radio rispondendo ad un annuncio pubblicato su un giornale: “Iniziai come rumorista: battevo le dita sulla scatola della Nivea per riprodurre il trotto dei cavalli, oppure strofinavo il giornale sulle pareti bucate per fare la pioggia”.
Mentre lavorava a Radio Italia del Nord, frequentò l'Accademia di Paolo Grassi e Giorgio Strehler, e intanto continuò a lavorare per Radio Tricolore, la voce dei partigiani d'Italia, e per Radio Monteceneri.

A Liberazione avvenuta Conti lavorò per Radio Milano, fu il più giovane annunciatore radiofonico d'Italia, fu nella compagnia di prosa dell'emittente di Enzo Ferrieri, poi condusse 'Calzoni corti', programma per giovani in onda fino al 1951 con il quale vinse un Microfono d'Argento, poi 'Sala stampa sport', programma condotto con Roberto Bortoluzzi nel quale Febo nei panni di parrucchiere faceva la barba alle maggiori firme del giornalismo sportivo.

Conti seppe creare anche personaggi, macchiette e programmi comici: 'Il ripetente' (trasmissione ideata da Attilio Spiller, Gabriele Falduzzi e Silvio Menicanti), 'Rodeo' (un varietà musicale), 'Chicchirichi' (ispirato a 'Le serate di Febo Conti', spettacolino itinerante portato in giro per l'Italia con Liliana Feldmann), 'Sette Giorni a Milano', 'Febo Liliana e grancassa', 'Ciciarem on cicinin' (con Enzo Convalli), 'Gu de rob de dit'.

Mentre lavorava in teatro, una sera Febo scoprì un giovane e promettente imitatore: Alighiero Noschese; nel 1954 Attilio Spiller, allora direttore del Giornale Radio, creò 'Il Gazzettino lombardo' (poi 'Gazzettino Padano'), giornale radio locale, e scelse Febo come conduttore. Il tono spigliato, disincantato e umoristico di Febo Conti faceva la differenza, fra i tanti meriti di Febo ci fu anche quello di ospitare alcuni interventi “live” di un allora sconosciuto Giorgio Gaber, e forme di umorismo decisamente innovativo per i tempi.

Il 3 gennaio 1954, primo giorno di trasmissioni ufficiali, Febo aveva fatto il suo debutto in Tv presentando con Virgilio Riento 'L'Orchestra delle quindici', selezione di alcuni brani di musica leggera; quindi aveva condotto 'I cinque sensi sono sei', e, a partire dal 1958, 'Il Circolo dei castori', con Enza Sampò e con un giovanissimo Emilio Fede, quindi I viaggi meravigliosi'.


Nel 1961 ha inizio il programma per il quale Febo è sempre stato ricordato da tutti i bambini di allora, oggi uomini maturi: 'Chissà chi lo sa?', programma per ragazzi ideato da Cino Tortorella. 'Chissà chi lo sa?' andava in onda ogni sabato pomeriggio dalla sede Rai di Milano, il quiz era la versione scolastica dei giochi di Mike Bongiorno, la regia di Maria Maddalena Yon. Chi ha più o meno la mia età non può non ricordare la canzoncina: “Ma chissà, chi lo sa, dove è nato Ali Babà” e Febo Conti con la sua cartellina in mano, cartellina sulla quale vi era un gigantesco punto interrogativo. Febo iniziava dicendo: "Squillino le trombe, entrino le squadre", una frase improvvisata e subito diventata il simbolo della trasmissione.

Febo Conti è stato per i ragazzi della mia generazione un secondo professore, nei primi anni '70, in pieno boom di 'Chissà chi lo sa?', strutturò un'enciclopedia per la scuola dell'obbligo dal titolo 'L'Enciclopedia di Febo Conti'. Tutti gli scolari d'Italia guardavano 'Chissà chi lo sa?' e un po' tutti sognavano di andarci; si vincevano però solo quattro libri per la biblioteca della scuola. Ricordo ancora con molta gioia ed emozione la mia partecipazione ad una puntata, allora ero studente delle scuole medie, e ricordo gli ospiti: Mina, Gianni Morandi, Adriano Celentano, Rita Pavone, Ugo Tognazzi, Giorgio Strehler, Lucio Battisti, Indro Montanelli, Salvatore Quasimodo, “il poeta premio Nobel…”.

'Chissà chi lo sa?' durò per ben tredici edizioni consecutive, fino al 1974. In quell'anno Febo Conti leggendo 'La Notte' venne a conoscenza della sospensione di 'Chissà chi lo sa?', dopo 27 anni di precariato; per lui, senza tessere di partito e non adulatore di potenti, non c'era più posto. Ai fans e agli amici che gli avevano chiesto perché la Rai si era dimenticata di lui, aveva sempre risposto col suo sorriso bonario: “Un giorno saprete anche questo”.

Solo una volta si era lasciato andare, e, forse per un giusto sfogo, o forse perchè incalzato da me, aveva raccontato tutto, ma sempre senza rancore. Mi aveva parlato di “clima di consociativismo dilagante, dove l'ideologia cercava di prevalere sulla missione del servizio pubblico”, clima da metà anni '70, che fu l'inizio di un consociativismo che oggi è giunto all'apogeo.

Nella seconda metà degli anni '70 Febo lavorò per Telebiella, Tv locale di un altro esiliato della Rai, Peppo Sacchi, e propose 'Le comiche di Ridolini', un ritorno alla sua gioventù. Ma anche questa avventura dura poco: Telebiella presto sarà schiacciata dai network che si dimenticheranno di Febo Conti.
Poi ci fu una veloce esperienze a VideoBrescia, mentre continuò a lavorare per la Radio della Svizzera Italiana, con il programma 'La costa dei barbari', per migliorare la conoscenza della lingua italiana nel Ticino, un programma didattico nel suo stile.

Febo si era anche dedicato a nuove passioni: la creazione di “stagni” (altorilievi, opere d'arte che esponeva), poi aveva diretto Gardaland, il parco dei divertimenti più grande d'Italia, aveva fatto inoltre tantissima beneficenza in favore degli ammalati dei sanatori, per bambini spastici, sordi, sosteneva la clownterapia, visitando ospedali e case di cura. Nel corso della sua carriera aveva fatto oltre 2000 spettacoli di beneficenza, portando nelle case degli ammalati i suoi sketch, dando corso ad un'iniziativa benefica da lui battezzata “catena del buonumore”.

Viveva fra Desenzano del Garda e il Brasile, dove lavora il figlio Fabio, mi aveva confidato di avere nel cuore Itapuan, a due passi da Bahia, a trecento metri dalle case di Vinicius De Moraes e dello scrittore Jorge Amado, perché era la parte più “nera” del Brasile, abitata da uomini di colore, eredi degli schiavi deportati dall'Africa. Anche in Brasile, con il figlio Fabio, Febo aveva fatto beneficenza per aiutare giovani tossicodipendenti ed alcolizzati.

Nel 1998 Febo era rientrato fugacemente in Rai, dopo ventiquattro anni di assenza, ospite di un programma condotto da Paolo Limiti, vi era tornato nel 2001 quale ospite di 'Novecento', programma condotto da Pippo Baudo; nel 2002 era tornato in Radio con 'Com'era bella la Rai di Miano', rubrica in onda su Radio Padania.

Quando lo ritrovai dopo tanti anni io ero ormai diventato uomo e lui un anziano signore, nulla però era cambiato: vidi in lui la stessa aria paterna, didattica a amicale che avevo visto molti anni prima, Febo aveva una vitalità incredibile e la stessa voglia di educare i ragazzi che manca agli attuali conduttori.

Per una strana coincidenza Febo è morto a Desenzano del Garda proprio alla vigilia dell'inizio di un concorso sulla scuola che recluta i futuri docenti (peraltro tantissimi precari storici già vincitori di concorso, pluriabilitati e inseriti nelle graduatorie ad esaurimento) con quiz che non hanno niente a che fare con la didattica, lontani anni luce dalle domande culturali che faceva il povero Febo, quiz voluti proprio dagli eredi dei politici che cacciarono il povero Febo.


Febo Conti si è spento pochi giorni prima di compiere 86 anni (era nato il 25 dicembre 1926) e la notizia della sua morte è stata purtroppo ignorata dai Tg nazionali ed è stata data da Carlo Conti, scambiato da coloro che non conoscono la storia della Televisione, e la storia d'Italia, per il figlio di Febo Conti.

Mauro Roffi, lo scrivente Massimo Emanuelli e la redazione di Millecanali si associano al cordoglio del figlio Fabio e di tutti coloro che hanno conosciuto ed apprezzato Febo Conti.

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