Emanati i tanto attesi bandi

E si dà il via all’ennesima ‘operazione graduatorie’, stavolta riferita alle regioni dove occorre ‘liberare’ i canali 61-69 e quindi riassegnare tutte le frequenze alle Tv locali. Le nuove regole del gioco prevedono persino ‘intese obbligate’ per le emittenti. Tutti i particolari…

Come previsto, sono stati pubblicati oggi sulla Gazzetta Ufficiale i bandi per le assegnazioni dei diritti d'uso definitivi (leggasi frequenze) per le regioni che sono state sottoposte allo switch off prima del 2011. Manca la Sardegna (dove comunque a breve verranno cambiate le frequenze di Retecapri e Rete A 2, entrambe poste sopra il canale 60, e delle residue emittenti nella parte alta dell'UHF e sul canale 53, assegnato alla Corsica ma ora di D-Free) e manca la Valle d'Aosta (spostamenti indolori per le dodici emittenti assegnatarie di diritti d'uso).

Per partecipare al bando occorre essere titolare di diritti d'uso (valgono anche quelli - ed è singolare visti i comportamenti passati del Ministero - avuti dalla Magistratura) in ambito locale nelle regioni Piemonte (16 le frequenze assegnabili, più il 35 limitatamente a Torino e Cuneo), Lombardia (17), Trentino - Alto Adige (16, comprese quelle di Ras in Alto Adige), Veneto (18, ma vanno tutelate le emissioni da Croazia e Slovenia), Friuli - Venezia Giulia (17 sulla carta), Emilia - Romagna (18), Lazio (17) e Campania (16).

Le domande si effettuano via Internet e vanno presentate anche in formato cartaceo entro 30 giorni dalla pubblicazione (quindi entro il 4 ottobre). Per eventuali quesiti c'è tempo entro il 15 settembre. Chi ha rilasciato volontariamente le frequenze non può, ovviamente, partecipare ora al bando per la parte rottamata: può farlo su altri impianti residui o in altre regioni. Le frequenze assegnabili sono quelle inserite nella delibera 265/12 di Agcom che è già stata emendata, con l'assegnazione del canale 35 da Monte Penice ad Europa 7, con diffusione simile a quella passata di RaiTre in analogico (in pratica da Asti a Parma), elemento che toglie quindi un'ennesima risorsa alle Tv locali.

Quali i parametri che compongono le graduatorie? Parimenti a quanto accaduto dopo il 2011, ci si basa su patrimonio netto (30 punti), numero di dipendenti (20), copertura (45), storicità (di fatto 5 punti per tutti o quasi), parametrati sulla base di chi ha il punteggio maggiore. La grossa novità sono le "intese obbligate". Chi ha avuto la medesima frequenza su tutta la regione partecipa infatti in maniera autonoma; gli operatori che hanno avuto porzioni di regione partecipano sulla base di un'intesa forzata da parte del Ministero con gli altri operatori di rete presenti sulla stessa frequenza.

La novità appare con una formula che addolcisce i rischi di anticostituzionalità: «Il punteggio è attribuito unitariamente dall'Amministrazione», recita il comma 6 dell'articolo 2 di ogni bando. Per chi attualmente occupa una frequenza che non si potrà più usare (residui oltre il 60 oppure canali dell'ex beauty contest o in Vhf) c'è la possibilità di indicare la risorsa preferita, che però verrà assegnata solo se libera e secondo la graduatoria dei richiedenti. Alla fine, un calcolo approssimativo indica in circa il 10% il numero dei "caduti" per ogni singola regione.

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