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Bocciata la risoluzione del centrosinistra

Europa: voti contraddittori sulla libertà di stampa in Italia

Caos al Parlamento Europeo, nel voto di alcune risoluzioni sulla libertà di stampa in italia. Alla fine, a sorpresa, viene bocciata (salvo ripensamenti) la risoluzione del centrosinistra; ma la risoluzione del centrodestra era stata bocciata in modo ancor più netto.

21 Ottobre 2009

Vediamo il gustoso resoconto apparso su www.repubblica.it:
«Tre deputati liberali irlandesi che si sono astenuti. Vincenzo Iovine, dell'Italia dei valori, che ha votato contro e tre ore dopo ha fatto sapere di essersi "solo sbagliato di bottone" e di aver "già fatto domanda di rettifica del suo voto alla risoluzione". Con questi voti a sorpresa, scomparsi dalla maggioranza, il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione sulla libertà di stampa presentata dai gruppi del centrosinistra. Il documento - firmato dai Socialisti e Democratici, i Verdi, la Sinistra unitaria del Gue, i liberali Alde a cui appartengono i voti spariti - denunciava anomalie nel sistema di informazione in Italia e accusava il governo Berlusconi di fare pressioni sui media del nsotro Paese ed europei. Il no alla risoluzione è prevalso per tre soli voti: infatti, su 686 votanti, 335 sono stati i favorevoli, 338 i contrari e 13 gli astenuti. Secondo i regolamenti di Strasburgo è possibile cambiare un voto fino al giorno successivo, quindi la scelta di Iovine dovrebbe aver cambiato sponda. Per i tre irlandesi l'ultima parola è fissata alle 18, quando si riunirà il gruppo Alde: l'ex premier belga, Guy Verofstadt, primo firmatario della mozione, è furibondo. Gli irlandesi Pat "the Cope" Gallagher, Brian Crowley e Liam Aylward fino alla precedente legislatura erano nel gruppo Europa delle Nazioni con Lega ed An. Pino Arlacchi, dell'Italia dei Valori, ha detto che Gallagher e Aylward gli hanno detto di aver avuto "pressioni" ad "altissimo livello". "Dal governo irlandese", hanno specificato. Poco prima era stata bocciata, con 322 voti contrari, 297 favorevoli e 25 astenuti, anche una risoluzione del centrodestra in cui si affermava che in Italia non c'è nessuna minaccia alla libertà di stampa. Al centro dell'argomentazione, le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che un mese fa ha invitato i politici italiani a non usare Strasburgo come "istanza di appello" delle decisioni nazionali. Cavallo di battaglia usato anche negli emendamenti presentati dal Ppe alla mozione degli avversari. Il centrosinistra aveva parlato di "manovra degli uomini di Berlusconi, con l'intento di coinvolgere il Capo dello Stato in uno scontro politico". L'esito del voto è stato accolto da esplosioni di gioia tra i banchi del centrodestra, da cui erano partite urla e "buuuu" durante lo sgranarsi delle votazioni che sembravano a lungo favorevoli al centrosinistra. L'aula di Strasburgo aveva in precedenza bocciato con una discreta maggioranza sia le risoluzioni del centrodestra sia gli undici emendamenti presentati dal Ppe al testo del centrosinistra. Inoltre, ancor più sorprendente, la bocciatura della risoluzione del centrosinistra è arrivata dopo che il Parlamento aveva approvato le singole parti del testo. A conferma dell'imprevedibilità del risultato, dopo la bocciatura del testo comune ha rischiato di passare la risoluzione presentata dal solo gruppo Alde, che ha ottenuto un clamoroso 'pareggio': 338 voti a favore, 338 contrari e 8 astenuti. Il pareggio equivale a una bocciatura. Una delle ragioni del ribaltamento sulla mozione S&D-Alde-Verdi-Gue potrebbe essere il cambiar di posizione, in corso di votazioni, di alcuni dei 27 Non Iscritti, NI (i senza gruppo). Sono considerati un po' i paria del Parlamento, quasi tutti di estrema destra, con cui il Ppe ha trattato, il centrosinistra no. Sedici hanno votato con il Ppe, quattro con il centrosinistra, tre si sono astenuti come sette popolari, soprattutto dell'Udc, da De Mita a Carlo Casini. Una svolta, ammettono nello stesso Pd, potrebbe essere dovuto al fatto che la sinistra ha impedito la votazione di un emendamento orale presentato in aula dall'ungherese Jozsef Szajer. Il deputato Ppe ha denunciato pressioni sulla stampa da parte del ministro delle Finanze del governo socialista di Budapest, e chiesto di condannarle. nella risoluzione. "Perché non vi siamo due pesi e due misure"».

Tag: Multimedia, News

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