Fino al 15 novembre Roma ospita la nona edizione del RomaFictionFest

Il discorso di Piera Detassis, Presidente Fondazione Cinema per Roma e Coordinatore Artistico RomaFictionFest, in apertura dell'evento romano di questi giorni. Nella foto, Piera Detassis con Marco Tullio Giordana

Colta e pop al tempo stesso, una Festa della Fiction per tutti. Per gli amanti delle Serie di culto e per gli appassionati della produzione di qualità della nostra fiction, per chi ama le Menti Criminali e per chi predilige il period drama, sontuoso genere in costume, evento per i nuovi cinefili ma anche per le bambine e i bambini, kids e teens che seguono i cartoon, sognano con Masha e Orso, adorano la sitcom Zio GIanni e i The Pills.

La nona edizione del RomaFictionFest attraversa molti territori immaginari, dall'impegno civile di Lea di Marco Tullio Giordana alla serie capolavoro The Man in the High Castle ispirata al libro di Philip K. Dick "La svastica sul sole", da Mr.Robot consacrato da Occupy Wall Street, alla nostalgia per Sandokan e il suo creatore Sergio Sollima in reunion con il figlio Stefano, autore di Gomorra e Suburra, fino ai nuovi Muppet anche loro più adulti e pronti a mettersi in gioco in un contemporaneo mockumentary.

Devo ringraziare innanzitutto il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la Camera di Commercio con il presidente Lorenzo Tagliavanti e, in particolare, il presidente dall'Associazione Produttori Televisivi (APT) Marco Follini con il segretario generale Chiara Sbarigia, per avermi permesso di giocare seriamente con un oggetto che amo moltissimo, la Tv. E soprattutto con quelli che un tempo chiamavamo telefilm e che oggi, con un po' più di sussiego, definiamo serial, perché nel frattempo sono diventati lo storytelling prediletto del terzo millennio.

Nel disegno complessivo di Fondazione Cinema per Roma, che eredita da Ente organizzatore un progetto lungimirante ideato e creato nove anni fa dall'APT c'è oggi l'idea prepotente di fare rete, unire con un unico tratto i punti dell'audiovisivo sparsi su tutto il territorio metropolitano e laziale. Ci siamo riusciti?

Da CityFest alla Festa del Cinema a FictionFest il lavoro è stato per tutti incessante e dall'11 al 15 novembre ci aspettano cinque giorni intensi, con il Concorso Internazionale che ritorna in campo, premi Oscar come Paul Haggis, registi come Jason Reitman e creatori e protagonisti della levatura di Andrew Davies, Frank Spotnitz e Little Steven pronti alle Masterclass. E ancora il programma Kids & Teens, il premio trasversale Tv Young, l'evento speciale "Gli insospettabili" ideato con Ivan Cotroneo per snidare i puri e duri della cultura che confesseranno pubblicamente di amare persino le telenovelas.

La serialità è un'industria importante per Roma come dimostrano i risultati, creativi e formativi, di Progetto Zero, investimento della Regione e i lavori di Agorà. La serialità è più adulta del cinema, ormai un po' troppo svuotato e ripulito causa supereroi, sequel, mutamenti tecnologici e ansia da box office. La fiction pare più vicina alla realtà, i protagonisti per cinema e serie sono ormai gli stessi e l'osmosi è compiuta.

I miei ringraziamenti vanno alla giuria che più vivace non si potrebbe, a Ivan che mi ha amichevolmente affiancata in questo breve tempo, al comitato di indirizzo prodigo di suggerimenti, a tutti i broadcaster che ci hanno sostenuto, e a Marco Tullio Giordana che ha accettato il rischio di aprire il FictionFest con una potente, ma delicata, storia italiana di 'ndrangheta e ribellione femminile.

Infine, un grazie particolare a Lucio Argano, Francesca Via, alla squadra di Fondazione Cinema per Roma che ha lavorato in tempi proibitivi, a Giulia Zarantonello e ai programmer Gaia Tridente, Marco Spagnoli, Andrea Fornasiero, Gianluca Giannelli, Fabia Bettini, Simone Raineri, "gente serial" senza la quale tutto questo, semplicemente, non ci sarebbe.

 

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