Firmato il Contratto di servizio Rai

È stato firmato nei giorni scorsi il Contratto di servizio fra lo Stato e la Rai. L’hanno siglato il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, il presidente Rai Claudio Petruccioli, il direttore generale Claudio Cappon e il vicedirettore Giancarlo Leone.

Il Cda Rai in precedenza aveva approvato il Contratto di servizio all'unanimità, anche se Petruccioli ha osservato che, rispetto alla prima bozza, il via libera è stato "un po' più faticoso".

Gentiloni ha invece sottolineato come il Contratto «impegna la Rai in tre grandi direzioni: più qualità nell'offerta, innovazione tecnologica e tutela dei diritti. La Rai dovrà incrementare la qualità della sua programmazione introducendo il cosiddetto "indicatore di valore pubblico", la cui rilevazione è frutto dell'ascolto, ma anche dal valore pubblico e dalla reputazione dell'azienda che ne consegue. Inoltre viene posto l'accento sull'offerta multimediale dell'azienda, mentre viene perfezionata la tutela delle fasce deboli e soprattutto dei minori e delle persone con disabilità».

Più forte anche il sostegno che la Rai dovrà riservare alla produzione audiovisiva italiana ed europea. Interessante anche il versante del digitale terrestre: secondo Cappon, costerà circa 100 milioni di euro l'impegno alla copertura dell'85% della popolazione in un anno via DTT, più altri 30-40 milioni per altri oneri, per cui «il digitale terrestre è la sfida più importante posta dal Contratto» ed è «auspicabile promuovere un tavolo di consultazione tra i soggetti che interagiscono, perché è giusto affrontare la questione in una logica di sistema Paese».

«Il contratto di servizio che Rai e Ministero delle Comunicazioni hanno firmato recepisce le proposte che Adiconsum ha portato in sede di audizione pubblica, battendosi poi in tutte le sedi competenti perché venissero inserite nel contratto - ha invece commentato Paolo Landi, segretario generale Adiconsum - . Esprimiamo, quindi, soddisfazione per il risultato raggiunto e ci congratuliamo con il ministro sia per il risultato che per l'innovativo metodo cooperativo adottato».

Rimane, a suo parere, un neo: i tempi troppo lunghi per attuare l'impegno a trasmettere in chiaro tutti i programmi delle tre reti generaliste sul satellite. "Questa esigenza - ha spiegato Landi - è particolarmente forte nelle regioni dove è avvenuto o è imminente il passaggio dal sistema analogico a quello digitale (Cagliari e Aosta) dove il satellite è l'unico modo per garantire il servizio universale".

Soddisfatta anche l'Associazione Documentaristi Italiani DOC/IT: «Dopo 10 anni di impegno costante per la rivalutazione del documentario italiano, DOC/IT raccoglie un grande successo. Nel nuovo Contratto di servizio 2006-2007, la quota d'investimento Rai a favore del documentario italiano e europeo è fissata al 4% della quota complessiva da destinare alla produzione di opere audiovisive europee, incluse quelle provenienti dai produttori indipendenti».

"Per la prima volta il documentario è ufficialmente riconosciuto tra i generi fondanti l'offerta del Servizio Pubblico Televisivo - ha detto Alessandro Signetto, presidente di DOC/IT - e per la prima vola vengono quantificati i volumi finanziari collegati alla produzione e all'acquisto di documentari".

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