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Frequenze Tv: una lunga catena di errori

Continua il rovente dibattito sul beauty contest. Una lettera a ‘Repubblica’ di Nicola D’Angelo, Michele Lauria e Sebastiano Sortino, commissari Agcom “di Centro-Sinistra” espone una nuova interessante visione del tema. Intanto Santoro si candida a una rete Tv e FEMI denuncia.

Mauro Roffi

16 Dicembre 2011

Ecco la lettera dei Commissari Agcom:
«Caro Direttore, il dibattito sull'assegnazione delle frequenze tv si è polarizzato sull'alternativa tra un'asta competitiva e una assegnazione gratuita sulla base del "beauty contest". Anche se quello della gratuità soprattutto nelle attuali condizioni del Paese è un problema, non è il solo. Il passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale per le trasmissioni comporta una moltiplicazione della capacità trasmissiva delle singole frequenze (con un rapporto di circa 5 a 1). Cambiando tecnologia si crea così uno straordinario surplus di capacità trasmissiva. A chi deve essere attribuito? Alle stesse emittenti che detenevano le frequenze analogiche o allo Stato che di quelle frequenze è il titolare e che le ha solo "concesse in uso" alle tv?
In Italia si è scelto di darlo tutto alle emittenti. Per ricavare qualche frequenza da vendere alle compagnie telefoniche si son dovute ricomprare le frequenze dalle emittenti locali. Il cosiddetto "dividendo digitale" è stato così garantito per intero alle stesse emittenti e il "dividendo esterno" - che ha consentito allo Stato un introito di circa 4 miliardi - è stato realizzato, e non gratuitamente, togliendo qualcosa alle locali. È ovvio che, dando tutte le nuove frequenze digitali a chi deteneva quella analogiche, l'assetto oligopolistico del sistema è stato rafforzato e la promessa di una grande apertura del mercato tv a nuovi soggetti non si è realizzata.
La critica che noi abbiamo sempre fatto non è solo, quindi, al "beauty contest", ma al rapporto di conversione adottato e attraverso il quale lo Stato si è spogliato del diritto di recuperare risorse di cui è titolare per poterle destinare, alle migliori condizioni economiche, agli usi più efficienti, secondo principi di neutralità tecnologica. Per sostenere la tesi contraria si fanno osservazioni contestabili.
La prima è che il " beauty contest" sarebbe stato voluto dalla Commissione Europea. In realtà la Commissione Europea non ha indicato il modo in cui le frequenze dovessero essere assegnate, ma ha ribadito la necessità di aprire il mercato ai nuovi operatori, in modo da far cessare quella situazione di privilegio per gli operatori esistenti che aveva provocato l'apertura di una procedura di infrazione (peraltro non ancora chiusa).
La seconda affermazione è che il "beauty contest" è stato scelto per favorire gli operatori più piccoli e dotati di minori risorse finanziarie. Argomento invero singolare visto che ai nuovi entranti la gara non riserva in modo esclusivo alcuna frequenza e che si limita a prevedere un lotto di tre multiplex da assegnare sì ai nuovi entranti, ma in competizione con i broadcaster esistenti diversi da Rai, Mediaset e Telecom. In ogni caso si tratta di tre multiplex su 21. Se tutto rimanesse com'è e si mettessero all'asta queste frequenze, potrebbe accadere quello che molti vaticinano: che nessuno, cioè, le comprerebbe.
Ma il problema sta a monte. A dissuadere eventuali nuovi operatori dal concorrere dall'asta c'è la circostanza che la pubblicità è controllata dai due "incumbent" e che nessuna iniziativa è stata assunta per allentare tale dominanza. Anzi per evitare una pronuncia sulla posizione dei due soggetti all'interno del mercato pubblicitario, si è deciso che quello pubblicitario non è un mercato rilevante.
E infine va ricordata la decisione dell'Antitrust - su conforme parere di Agcom - di consentire a certe condizioni l'integrazione verticale tra Elettronica Industriale (Mediaset) e Dmt, l'unico soggetto indipendente detentore a livello nazionale di infrastrutture trasmissive (le cosiddette "torri") al quale gli operatori di rete che ne sono privi si potevano in precedenza rivolgere per assicurare la diffusione di programmi. Quello della maggiore liberalizzazione del sistema tv è l'obiettivo che abbiamo perseguito - purtroppo in posizione minoritaria - all'interno dell'Agcom in questi anni, per evitare che le risorse trasmissive ed economiche e le infrastrutture restassero concentrate nelle mani di pochi».
Ieri sera Michele Santoro si è candidato a presentare un'offerta per l'eventuale asta competitiva per le frequenze Tv.
Infine ecco la 'diffida FEMI' nel comunicato pervenutoci:
«Un sistema televisivo con più concorrenza, aperto e libero. È quanto chiedono FEMI - Federazione dei media digitali indipendenti ed Altroconsumo con la diffida formale presentata ieri al Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera perché disponga il ritiro del bando per l'assegnazione dei diritti d'uso delle nuove frequenze per la tv digitale terrestre (il cosiddetto “Beauty Contest”). Nel testo della diffida, la FEMI ed Altroconsumo - considerate le caratteristiche anticoncorrenziali ed antieconomiche della procedura “Beauty Contest” - diffidano il Ministro per lo Sviluppo Economico a disporre l'annullamento in autotutela, o la revoca, del bando e del disciplinare di gara, provvedendo alla sua riscrittura secondo criteri che assicurino un'effettiva apertura concorrenziale dei mercati e il buon andamento della pubblica amministrazione».

Tag: News, Tv digitale

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