Gamma 7: le ragioni della chiusura

In esclusiva un’interessante testimonianza sulle ragioni che hanno portato nei mesi scorsi alla chiusura dell’emittente calabrese Radio Gamma 7 di Catanzaro.

Dall'amico Giuseppe Mercurio abbiamo ricevuto nelle scorse settimane un'interessante lettera-testimonianza sulle ragioni che hanno portato nei mesi scorsi alla chiusura dell'emittente calabrese Radio Gamma 7 di Catanzaro. La pubblichiamo qui di seguito, non solo per ricordare una valida emittente del panorama calabrese, ma anche a livello di segnale di quale sia la (difficilissima) situazione in cui versa l'emittenza radiofonica locale in Italia, e in Calabria in particolare.

"Se Radio Gamma 7 ha dovuto vendere è perché nessuno ci ha dato una mano per sopravvivere: dagli amministratori locali alle aziende, tutto il tessuto produttivo del Catanzarese è inadeguato ad avere una radio come era Gamma 7 - ci ha scritto Mercurio - . Mi è ancora difficile parlare in maniera distaccata, ma ritengo che il lavoro che è stato fatto ha dimostrato che a Catanzaro esistono dei professionisti della radio che sanno fare bene il loro mestiere, ma che non lo possono fare per l'ambiente in cui vivono.

La nostra era un'emittente con determinate caratteristiche. Il format era musica e informazione. I nostri Gr flash locali (i nazionali erano curati dall'agenzia News Press) erano ben 10 al giorno, con 6 spazi d'approfondimento da 4 minuti che andavano in onda al 45' minuto di ogni ora. Inoltre, ogni sera dalle 18.30 alle 20 producevamo i magazine dedicati al territorio in cui viviamo: sport, politica, cultura e società. A tutto questa bisogna aggiungere l'affiliazione con "Circuito Marconi", il pacchetto sportivo del Catanzaro calcio (le radiocronache sono ora passate a Radio Clip di Soverato, così come i Gr nazionali di News Press) e le dirette delle "Domeniche Ecologiche", che facevano di Gamma 7 una radio che trattava i problemi del territorio.

Non si può però offrire tutto questo e poi ricevere poco o nulla in cambio. Le dirette delle Domeniche Ecologiche ci fruttavano all'incirca due milioni l'anno di vecchie lire, praticamente i costi di gestione delle dirette. Le promesse dei politici di investire le loro risorse nell'emittenza radiofonica locale si sono dimostrate un bluff, se non per un piccolo investimento a pioggia, dato a tutte le radio, per una manifestazione nel periodo di Natale dell'anno scorso.

Per il resto solo doveri nel dare voce alle istituzioni e mai nulla in cambio.

Non parliamo poi dei clienti pubblicitari, abituati a pagare il meno possibile il costo dello spot. All'arrivo dei network nazionali gli altri miei colleghi, invece di puntare al miglioramento del prodotto in onda, pensarono bene di investire il meno possibile, abbassando o, nella migliore delle ipotesi, mantenendo inalterati i prezzi degli spots pubblicitari.

La qualità diminuiva e il prezzo pure. Nessuno sa cos'è un format, un clock, se fare una radio di flusso o una di programmi, cose molto importanti per la qualità dell'emittente. Qui chi si alza per primo la mattina si mette davanti al mixer e decide cosa mandare in onda. Da noi non era così. Avevamo un format musicale ben preciso, l'AC, che si sposava benissimo con l'informazione continua. Il clock era stato studiato in modo tale da soddisfare tute le esigenze: 50% di musica italiana e 50% di musica internazionale; 50% di gold e 50% di novità. Ovviamente tutti brani Hit. Avevamo un'identità che nessuno riesce a tutt'oggi ancora ad avere. Ecco perché gli inserzionisti, abituati alla qualità scadente delle altre emittenti, scelgono il minor costo. Perché sanno che è un investimento sbagliato. A nulla è valso il nostro sforzo, sia economico che di uomini, per invertire la tendenza.

Del resto, quando in un territorio non esiste neanche un'agenzia per la raccolta pubblicitaria per diverse strutture (carta stampata, radio, tv, cartellonistica) non si possono certo avere i miracoli.

Mantenere una radio con qualità così elevata era molto gravoso: i costi di gestione si aggiravano sui 100 milioni l'anno e non si riusciva mai a raggiungere il pareggio di bilancio".

Fin quando questo territorio non si sveglierà dal letargo in cui si trova, anche il settore radiofonico rimarrà ingessato com'è, con l'ascolto esclusivo dei network nazionali. Qui possono proliferare solo le radio di sola musica, senza contenuti, che ormai non ascolta nessuno. Chi vuole ascoltare la musica che gli piace, si masterizza un Cd o si registra una cassetta, senza accendere il sintonizzatore.

La radio però è comunicazione e l'evoluzione del settore non si ferma. Quando arriverà il digitale terrestre, allora gli editori radiofonici catanzaresi si renderanno conto che per continuare a trasmettere e a farsi ascoltare dovranno per forza entrare nel Dab. A quel punto nessuna radio avrà le risorse per farlo e verranno inghiottite dalle concessionarie di telefonia, alle quali basta inserire un ripetitore Dab in ogni loro sito per avere la rete già pronta. Ma quanto vorranno per la diffusione del segnaleO E le radio avranno i soldi per pagareO".

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