Gi svizzeri e le Tv italiane

Proteste nella confederazione elvetica per la decisione di Cablecom, azienda leader dei servizi via cavo, di far migrare dall’analogico al digitale i programmi televisivi di RaiUno e Canale 5.

Cresce la protesta della comunità italiana in Svizzera per la decisione di Cablecom, azienda leader dei servizi via cavo, di far migrare dall'analogico al digitale i programmi televisivi di RaiUno e Canale 5, con tanto di canone accessorio da pagare per i clienti che vorranno continuare a guardare i canali italiani. La decisione, annunciata nelle settimane scorse, ha scatenato le reazioni della comunità italiana, dei Comites (Comitato degli Italiani all'estero) e dell'Ambasciata italiana a Berna in particolare.

I primi hanno lanciato una petizione per chiedere che i criteri di migrazione sia definiti ''tenendo conto della pluriculturalità degli utenti''. Al testo hanno già aderito migliaia di persone. Nei giorni scorsi l'Ambasciatore italiano Giuseppe Deodato ha inoltre organizzato un incontro tra i rappresentanti di Cablecom, i parlamentari italiani residenti in Svizzera ed i Comites. È stato chiesto a Cablecom di rinviare almeno fino al 31 dicembre 2007 il passaggio dei programmi italiani sul digitale, invece della data annunciata del prossimo 3 aprile. È stato inoltre chiesto che nel passaggio da analogico a digitale i due canali non vadano a finire nel 'pacchetto speciale', che implicherebbe per gli utenti di dover pagare oltre al canone normale, il canone Cablecom e un terzo canone aggiuntivo. Un nuovo incontro è previsto nelle prossime settimane.

Cablecom, ora alle prese con problemi di immagine, ha recentemente annunciato alcune agevolazioni generali. Inoltre, '"se il Consiglio federale (governo svizzero) ci tiene a RaiUno, il canale rimarrà nell'offerta analogica". "Altrimenti - ha detto il direttore operativo di Cablecom Rudolf Fischer - ci daremo da fare per un miglioramento dell'offerta digitale per gli italofoni".

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