Giornalisti assassinati: dati sempre preoccupanti

Una professione sempre più 'a rischio' –

In certi Paesi è sempre difficile svolgere la professione del giornalista e spesso si paga con la stessa vita.

I dati delle varie associazioni internazionali a difesa della libertà di stampa restano preoccupanti. Sono troppi i giornalisti imprigionati o uccisi, spesso in circostanze misteriose, solo per aver fatto il loro lavoro.

Il Cpj-Commettee to protect journalists e Reporter sans frontiéres calcolano che dal 1992 al luglio 2009 sono stati uccisi circa 750 giornalisti in venti Paesi diversi, la maggior parte dei quali giornalisti della carta stampata. Le circostanze relative a queste morti sono: guerra, inabilità politica, corruzione, crimini e violazione dei diritti umani. Tra i Paesi con maggiori vittime, guidata dall'Iraq con ben 139 giornalisti uccisi, l'Algeria (60 morti), la Russia (50), la Colombia (41), le Filippine (35) e la Somalia (29).

Ma oltre ai morti ci sono intimidazioni, pressioni, censure e repressioni nei confronti dei giornalisti, anche per argoomenti che al mondo occidentale possono sembrare banali. È recentissima, ad esempio, la noptizia che il re saudita Abdullah Bin Abdul Aziz ha graziato la giornalista Rozanna al Yami, 22 anni, condannata a 60 frustate per aver lavorato ad un talk show in cui un uomo saudita aveva parlato delle sue esperienze sessuali extraconiugali. Si trattava di un programma del canale satellitare libanese Lbc. Il re «ha chiesto al ministero della Giustizia di abbandonare la condanna alla flagellazione e di passare la questione al ministero dell'Informazione», una decisione senza precedenti che sarebbe dovuta alle forti pressioni internazionali.

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