Giornalisti: le ragioni dello sciopero

Le ragioni dell’astensione dal lavoro di oggi dei giornalisti italiani ben condensate in un articolo del “Barbiere della sera”…

In un bell'editoriale dal titolo "Uno sciopero che ci piace" il noto sito "Il barbiere della sera" ha ben indicato, più di tanti comunicati sindacali, le ragioni dello sciopero che ha coinvolto oggi i giornalisti dei quotidiani italiani.

"Il senatore di Alleanza Nazionale Michele Bonatesta dice che lo sciopero dei giornalisti tende ad accreditare l'idea che in Italia ci sia "un regime instaurato da un dittatore che minaccia la libertà di stampa" e il direttore del Foglio Giuliano Ferrara dice che lo sciopero è "demenziale, farsesco e grottesco" - scrive "Il Barbiere della sera" - . Il direttore di Libero Vittorio Feltri dice invece che lo sciopero non serve perché i giornalisti sono schiavi. "Tra la schiavitù di un sindacato asservito alla sinistra e la schiavitù nei confronti del lavoro scegliamo la seconda".

Nella migliore delle ipotesi i colleghi che aderiranno allo sciopero indetto dalla Federazione della stampa sono dunque accecati dall'odio politico (Bonatesta), dementi (Ferrara) e schiavi (Feltri).

Grazie, simpatici.

Ora che abbiamo ringraziato possiamo dire perché il Barbiere della Sera aderirà allo sciopero proclamato dalla Federstampa (chi vuole aderire, naturalmente).

Per tre motivi, ben rappresentati dalle rispettabili persone citate qui sopra.

Che esista un politico che senta l'obbligo, come il senatore Bonatesta (ma per carità, ce ne sono a bizzeffe anche a sinistra) di spiegarci quali scioperi sono giusti e quali sono sbagliati, già ci fa venire l'orticaria.

Quando poi il medesimo senatore non si rende conto, prima di parlare, che in Italia una buona parte dei giornalisti, i famosi cani da guardia del potere, prendono lo stipendio dal presidente del consiglio, da suo fratello, e perfino da sua moglie, allora siamo proprio alla frutta e forse anche all'ammazzacaffè. E questo è il primo motivo.

Ferrara ci spiega che si tratta di una farsa. A molti, in questo Paese sembra invece che se il più grande settimanale d'informazione come Panorama si sente in dovere di rimettere i capelli in copertina a un capo del governo pelato, la soglia della farsa è già stata varcata da un pezzo. E questo è il secondo.

Il terzo riguarda Vittorio Feltri. Si può avere simpatia per i corsari, ma cosa autorizza il direttore di Libero a dire che chi sciopera è schiavo di un sindacato asservito alla sinistraO Il terzo motivo, dunque, riguarda quel minimo di rispetto che i giornalisti debbono portare agli altri e avere per se stessi.

Lo sciopero è uno sciopero politico, certo, mica per l'aumento di stipendio. È (almeno speriamo che sia) uno sciopero contro il controllo dei grandi mezzi di informazione televisivi da parte del governo e del suo capo.

È (almeno speriamo che sia) uno sciopero per ricordare a tutti che il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi fa paura e fa paura l'indifferenza con cui questo problema è scivolato in qualche scantinato della memoria della coalizione politica che ci governa.

È (almeno speriamo che sia) uno sciopero per spiegare che una situazione in cui Mediaset e Rai divorano quasi per intero le risorse pubblicitarie che offre il mercato, è inaccettabile".

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