Giunco: “Le Tv locali saranno decimate”

Forte appello di Maurizio Giunco a proposito del provvedimento (e del nuovo piano delle frequenze) che vuole eliminare le frequenze (e le emittenti) che interferiscono con gli Stati confinanti con l’Italia. L’effetto può essere drammatico per molte Tv locali.

Ecco quanto apparso su 'Radio Tv News' del 15 maggio, il periodico di Confindustria Radio Tv, a firma del presidente dell'Associazione Tv Locali (aderente alla stessa Confindustria Radio Tv) Maurizio Giunco. Le tesi esposte sono da una parte molto forti, dall'altra (purtroppo) molto convincenti: si prospetta dunque una nuova 'bastonata' per le sole Tv locali, solito 'agnello sacrificale' di ogni situazione problematica in tema di frequenze. Per questo, per lanciare a nostra volta l'allarme, riportiamo integralmente l'articolo, peraltro, appunto, assai condivisibile:

“L'AGCom ha avviato le procedure di consultazione per la modifica del Piano Nazionale Assegnazione Frequenze dei soggetti interessati, tra cui Confindustria Radio Televisioni che sarà audita la prossima settimana, in applicazione di quanto stabilito dal D.L. N.145/2013, c.d. “decreto destinazione Italia” convertito con modifiche dalla L. n. 9/2014.

I provvedimenti sopracitati prevedono l'esclusione dalla pianificazione per il servizio televisivo digitale terrestre di quelle frequenze (comprese quelle definite “EU Pilot” - oggetto cioè di problematiche già segnalate a livello europeo) utilizzate dai Paesi confinanti, assegnate ad operatori di rete italiani e oggetto di situazioni interferenziali accertate dal Ministero dello sviluppo economico alla data del 23/12/2013. La liberazione di dette frequenze dovrà avvenire entro il 31/12/2014. Oltre tale data, in caso di inadempimento, è prevista la disattivazione coattiva degli impianti e il volontario rilascio delle frequenze comporterà l'attribuzione di contributi economici di natura compensativa, per un ammontare complessivo di 20 milioni di euro. Secondo la documentazione fornita dall'AGCom a Confindustria Radio Televisioni, le Tv locali dovranno liberare 74 frequenze regionali attualmente utilizzate da circa 80/100 operatori di rete locali, secondo la seguente tabella:

Liguria 43, 45; Toscana: 43, 45; Lombardia: 32; Piemonte: 32; Veneto: 22, 27, 28, 29, 34, 35, 39, 45, 53; Friuli: 22, 27, 28, 29, 34, 35, 39, 45, 53; Emilia: 21, 31, 45, 51, 59; Marche: 21, 31, 45, 51, 59, 23, 33, 34, 41, 53; Sicilia: 28, 31, 45; Abruzzo: 21, 31, 45, 51, 59, 23, 33, 34, 41, 53; Molise: 21, 31, 45, 51, 59, 23, 33, 34, 41, 53; Puglia: 21, 31, 45, 51, 59, 23, 33, 34, 41, 53, 22, 28. Totale frequenze regionali: 74.

L'obiettivo di “razionalizzazione” dello spettro auspicato dall'AGCom e dal Ministero dello sviluppo economico, potrebbe produrre come risultato finale la chiusura di molte aziende. È bene ricordare che le frequenze che oggi sono oggetto di “esproprio” furono assegnate alle Tv locali con alcuni Bandi, gli ultimi dei quali conclusi circa un anno mezzo fa.

La gestione del passaggio al digitale terrestre è stato disastroso. Le Tv locali sono state costrette a convertire le proprie reti dall'analogico al digitale effettuando investimenti molto importanti in un momento di forte crisi economica. Molte aziende si sono dovute indebitare col sistema bancario pur di ottemperare agli obblighi previsti.

A distanza di poco tempo le stesse emittenti sono state chiamate a dismettere i canali della banda 800 MHz a fronte di un indennizzo che non ha nemmeno coperto i costi del passaggio al digitale. È proprio questo uno dei punti cruciali. L'indennizzo di 20 milioni di euro previsto è decisamente insufficiente. Ipotizzando 80 soggetti interessati alla liberazione delle 74 frequenze, l'indennizzo riconosciuto sarebbe pari a 250 mila euro per operatore. Ciò a fronte di investimenti effettuati sul DTT che vanno da 1,5 a 5 mln di euro per azienda! Un grande affare, non ci sono dubbi.

Così come spesso è accaduto in passato, tutto viene scaricato sull'anello debole del comparto, cioè le Televisioni Locali. Senza contare che alle emittenti televisive locali sono state assegnate - attraverso dei bandi cervellotici e farraginosi che hanno escluso dalle assegnazioni molte delle aziende maggiormente strutturate - frequenze non coordinate e scadenti.
Ora sarà assestato un nuovo colpo, forse decisivo, all'attività di molte imprese. Peraltro, da indiscrezioni raccolte la liberazione delle frequenze potrebbe avvenire attraverso la riesumazione delle stesse graduatorie utilizzate nei passati bandi, graduatorie sulle quali pendono contestazioni di fronte alla magistratura amministrativa.

Questo ulteriore provvedimento è inaccettabile… Non si può continuare in questo modo. Le istituzioni dovrebbero garantire regole certe e non discriminatorie, altrimenti si finirà per compromettere la stessa continuità aziendale.

In effetti, l'esempio della Puglia (ma anche del Veneto) è emblematico. Delle 26 frequenze disponibili ad inizio del processo di digitalizzazione, 9 sono state sottratte dalla banda 800 MHz, 12 saranno spente dall'attuale revisione. Ne rimangono 5 (anzi 4,5 perché il ch. 24 dovrà essere utilizzato al 50% a protezione del mux Rai). E manca ancora la banda 700 MHz.

La razionalizzazione e l'ottimizzazione delle risorse frequenziali del comparto è necessaria, ma deve consentire alle aziende che dovranno liberare quelle interferenti quantomeno di poter rientrare degli investimenti effettuati, procedendo con strumenti non coercitivi e con una visione complessiva di sistema. Per questo l'AssociazioneTv Locali chiede con forza al Governo che venga rivisto l'importo di venti milioni di euro dell'indennizzo attualmente previsto al fine di incentivare la dismissione volontaria delle frequenze.

L'Associazione Tv Locali, al fine di mettere un freno alla lenta ma inesorabile cancellazione programmata del comparto televisivo locale, auspica infine che il sottosegretario Giacomelli si faccia promotore di una profonda riforma del settore televisivo locale che salvaguardi le imprese radicate sul territorio che svolgono un effettivo ruolo informativo, patrimonio imprescindibile del sistema informativo del Paese”.

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