Grave lutto a Radio Gamma 5

Cordoglio a Padova per la morte, a soli 61 anni, di Franco Carraro, fondatore ed ‘anima’ di Radio Gamma 5.

Franco Carraro, voce ed anima dell'emittente radiofonica padovana Radio Gamma 5 si è spenta in questi giorni all'età di 61 anni, dopo una lunga malattia. Sorta il 22 febbraio 1976, dapprima come costola di Tele Gamma 5, la Radio sopravvisse alla chiusura della Televisione trasformandosi nel 1980 da iniziativa commerciale a cooperativa.

Una vera e propria passione per la Radio, quella di Carraro, che non l'aveva abbandonato nemmeno nei giorni più difficili (ogni mercoledì dalle 12 alle 15 teneva la trasmissione "Filosofando" dedicata alla filosofia, altra sua passione). Tra microfoni, cuffie, dischi e nastri, Franco ha sempre fatto sentire la sua inconfondibile voce e il suo tono schietto, carico di sana rabbia, e molto diretto, esprimendosi, per lo più, in dialetto veneto, lingua di cui esaltava la forza di comunicazione popolare.

La sua scelta, subito attuata, è stata quella di favorire la cultura veneta popolare, talvolta emarginata dalla cultura ufficiale, proponendo altresì assieme un'assoluta libertà di espressione e producendo talvolta controinformazione. Sono stati i 'plus' (spesso usati però anche dai detrattori per attaccare certe sue posizioni) che hanno portato audience e un certo seguito, sin dal 22 febbraio 1976, all'emittente veneta, vicina alla sinistra padovana e riorganizzata nel 1980 in cooperativa senza scopo di lucro.

La prima iniziativa fu quella di una raccolta di fondi e materiale per le popolazioni terremotate dell'Irpinia; ad essa ne seguirono diverse altre.

«'La Radio come luogo di ritrovo libero, dove si incontrano tutti, indipendentemente dall'età, dal ceto sociale, dal lavoro o dal conto in banca' - amava dire Franco per descrivere lo spirito della sua Radio» - ha raccontato al 'Gazzettino' Lilli Sinigaglia, da trent'anni a Radio Gamma 5.

L'obiettivo principale di Carraro era far parlare la gente ed anche oggi, senza filtri, tutti possono esprimere le proprie idee sui 94 MHz, che continuano a tenere compagnia a tante persone facendole sentire parte integrante della Radio.

Ma ora che "il cielo è sempre più blu", come amava spesso ripetere Franco Carraro, i suoi colleghi, pur nel dolore del momento, continuano la strada da lui intrapresa e lo ricorderanno in occasione dell'imminente festa per i 32 anni della Radio, che prevede il trasferimento della sede da Cadoneghe a Campodarsego.

Valter Vianello

There is one comment

  1. maurizio

    Purtroppo solo oggi ho saputo della morte di Franco Carraro. La mia memoria va al 1980, quando avvenne il terremoto dell’Irpinia. Io mi presentai per consegnare la mia automobile (alfetta 1800), per darla in consegna ai soccorritori, ma non c’era chi potesse guidarla. Così mi decisi a unirmi con loro. Partimmo in una lunga colonna di macchine e alcuni camion. Con me in auto c’erano tre ragazze e un giovane infermieri diplomati. Andammo a Baiano su una scuola, nella palestra scaricammo tutti gli aiuti e si organizzarono gl’interventi d’aiuto (c’era anche un triestino con il suo elicottero e portò diversi aiuti in paesini dispersi che non erano nemmeno segnati sulle mappature). Ora il mio pensiero va a Franco Carraro che ci mise l’anima per dare i primi soccorsi alle popolazioni terremotate. Saltarono tutte le pubblicità televisive per trasmettere in diretta h24, poi la tv a causa delle perdite pubblicitarie dovette chiudere. La catena dei soccorsi riuscì a organizzare molti interventi: A Calabritto volontari per scavare nel fango. Mi ricordo di studenti sardi che accettarono immeditatamente a offrirsi come volontari. Mentre un gruppo di giovani vicentini, che dal giono che arrivarono l’unica cosa che hanno fatto era protestare. Dapprima perché non erano venuti a fare i magazzinieri e si rifiutarono a scaricare i viveri l’abbigliamento e coperte. Così in quei giorni dormirono e mangiarono a sbaffo, io dissi a Mariano (se ben ricordo il nome gli dissi: “Bisogna organizzare dei volontari che vadano a scavare dove c’è bisogno. E così fu fatto, ma i giovani vicentini indignati per l’ennesima volta si rifiutarono e dissero che dovevano ripartire per tornare a casa.
    Mi ricordo di un giovane da Santa Marta Ve, é dal 1980 che ne ho perso le tracce (ho un bel ricordo, li a Baiano c’era il bidello della scuola assomigliava a Renato Rascel e di due ragazzine si chiamavano entrambe Gina. E poi ci fu una disgrazia. Una sera era da sette giorni che ero la, organizzarono una mensa con i volontari e la cittadinanza. Poi si socializzò tra volontari e abitanti, un giovane del luogo si fece prestare le chiavi dell’auto da un soccorritore (era un pugliese che viveva a Milano), costui si fidò della parola del giovane, ma costui non aveva la patente e fece una curva ad alta velocità con l’auto del milanese. Con lui c’era un altro giovane che morì. Così quella sera stessa dovetti partire immediatamente per Cadoneghe, assieme al responsabile Mariano. Poi arrivati a Cadoneghe spigammo dell’accaduto. Io lascia l’automobile ai soccorritori e tornai a Venezia ” a casa”. Salutando Franco Carraro e Mariano. Poi fui contattato per la consegna dell’auto.

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