‘I delitti del Bar Lume’: è Sky o RaiUno?

Gradevole, leggero, persino un po’ verace nell’ambientazione toscana, con attori intonati e un Filippo Timi che si cimenta stavolta nel giallo e nella commedia Tv. Però ‘I delitti del Bar Lume’ è un prodotto da Tv generalista ‘classica’, che su Sky sembra un po’ un ‘intruso’.

L'idea non è male, il prodotto è gradevole, c'è come in Montalbano una precisa ambientazione regionale e c'è anche qui una sceneggiatura tratta da libri di buon successo, quelli di Marco Malvaldi stavolta. Non manca l'attore mattatore, con Filippo Timi che si impegna a stare al centro della scena come Luca Zingaretti. Non basta: a realizzare la mini-serie in questione, in onda in questi giorni su Sky Cinema, ovvero 'I delitti del Bar Lume', con Sky Cinema, appunto, e La7 (per via degli accordi specifici intercorsi qualche tempo fa fra i due gruppi Tv), è proprio la Palomar di Carlo Degli Esposti, che di 'Montalbano' ha fatto una gloria di RaiUno, senza dimenticare che anche la casa editrice di Camilleri e Malvaldi è la stessa, la Sellerio.
Il fatto è che fra i due prodotti c'è decisamente una differenza totale, che non deriva solo dalla profondità e dalla straordinaria qualità dei libri di Camilleri e della fantastica serie televisiva gialla che ne è stata tratta. Si tratta in entrambi i casi appunto di gialli ma quelli di Sky sono il contrario di quel che ci si può aspettare: il tono è leggerino, il prodotto abbastanza per famiglie (a parte qualche brivido erotico, che su un piano molto più raffinato, peraltro, c'è anche in 'Montalbano'), la scelta stilistica decisamente quella della commedia. Ci vengono in mente, in sostanza, ben altri gialli di RaiUno, tipo quelli di Veronica Pivetti, per intenderci, senza voler arrivare fino a 'Don Matteo', che poi non è così lontano, tutto sommato, come prodotto.
Ma se è Sky a realizzare e a mettere in onda in prima battuta la produzione, in effetti, ci si aspetterebbe altro: una fiction dal linguaggio alternativo, più 'coraggioso', magari, meno ancorato alla necessità di divertire senza 'urtare' le famiglie riunite davanti alla Tv, osando magari anche qualche 'crudezza'. Insomma - ci pare chiaro - 'Romanzo criminale' era tutta un'altra cosa. Persino alcuni recenti esperimenti di 'film natalizi' di Sky erano un po' più 'tonici', perché il prodotto aveva forse qualche velleità di sceneggiatura in più.
Qui invece siamo dalle parti dell'intrattenimento classico e francamente non si capisce perché una pay-tv dedichi le proprie energie (anche se si tratta solo di due puntate, per adesso) a un tipico prodotto da Tv generalista, a meno che davvero a Sky non credano di essere ormai da quelle parti ('X Factor' insegna). Il problema - lo ripetiamo a scanso di equivoci - non è il prodotto in sé - che ha una sua dignità e un'indubbia gradevolezza - , a sfuggire è un po' il senso dell'operazione.
La trama, in breve. Nell'immaginaria cittadina costiera di Pineta, nel Livornese (si è girato invece poco lontano, sull'isola d'Elba), d'estate si vive bene ma sempre in un circolo un po' chiuso. Il lungomare è bello ma limitato, la spiaggia non molto più grande di un fazzoletto, i turisti ci sono ma più di tanti non possono essere per forza di cose. A Pineta campeggia allora il Bar Lume, gestito da Massimo Viviani (Filippo Timi), ex matematico che ha abbandonato l'università e ha lasciato anche la moglie (la 'maiala', secondo il colorito linguaggio locale), che l'aveva debitamente cornificato. Forse per consolarsi si è preso una banconista decisamente vistosa (Enrica Guidi) ma in procinto di sposarsi, il cui seno un po' in mostra lo manda spesso in bella confusione.
A frequentare il bar è il solito gruppo fisso di vecchietti che giocano sì a carte, come si conviene, o a biliardo, ma sono anche pronti a verificare tutto quel che accade loro intorno e a sorpresa si appassionano alle storie e ai 'gialli locali' proponendo sempre una loro soluzione, per la rabbia e la disperazione della polizia, in particolare della signora commissario Fusco (la Lucia Mascino di'Una mamma imperfetta', che torna a lavorare con Timi, con cui c'è da anni un buon affiatamento).
Il nostro Massimo barista sembra infastidito dall'intraprendenza nei 'gialli' dei vecchietti (fra i quali c'è suo zio) ma in realtà li tiene d'occhio con occhio bonario, perché quelle storie misteriose affascinano anche lui, che in sordina indaga a sua volta, trovando alla fine la chiave di volta dei vari delitti.
Niente di straordinario, appunto, nella vicenda: il personaggio che conduce indagini parallele rispetto quelle della Polizia e alla fine'quaglia' è un po' un classico della nostra fiction, come dicevamo. A rendere più 'carina' la serie c'è l'atmosfera tipica del bar con i suoi personaggi, il tono costante di commedia (nella miglior tradizione italiana), soprattutto l'ambientazione toscana, perché da quelle parti per divertirsi e non annoiarsi mai, si sa, basta ascoltare i discorsi di chiunque.
Chiudiamo con i lati positivi della questione citando l'interpretazione di un mirabile Carlo Monni, morto purtroppo poco dopo la fine delle riprese (a lui giustamente la serie è stata dedicata), nei panni dello zio di Massimo, e fra gli altri 'vecchietti', di Atos Davini.
Alcuni lati che personalmente non mi convincono li ho invece già spiegati. C'è n'è un'ultimo: Filippo Timi è un attore di razza ma è notoriamente un grande mattatore di cinema e teatro; qui, chiamato per la prima volta a fare il protagonista di una commedia leggera che richiederebbe un vero 'toscanaccio' al centro della scena, lo vediamo meno 'in parte', almeno in queste due puntate. Perchè poi una cosa così, dopo due puntate, è solo all'esordio: il pubblico deve affezionarsi ai personaggi e ci vogliono tempo e vari appuntamenti in serie. Il tutto può naturalmente avvenire - eccome - ma preferibilmente su una Tv generalista come la pluricitata RaiUno che non su Sky.

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