Speciali
I giornalisti questi sconosciuti
04 Novembre 2010
Ne emerge l'immagine di una professione frammentata, con status professionali ed economici molto vari e con differenze, a volte, molto profonde fra i vari segmenti che la compongono. E, oltre a segnalare l'esistenza di un numero rilevante di giornalisti del tutto 'invisibili' sul piano contrattuale, conferma una vistosa spaccatura fra lavoro dipendente (che vive prevalentemente dentro le redazioni) e lavoro autonomo, che nell'industria editoriale cresce e diventa sempre più vitale per la macchina dell'informazione, ma che non riesce ad acquisire una vera, concreta, dignità professionale.
Ne hanno discusso - nel corso di un incontro pubblico che si è tenuto questa mattina a Roma nella sala ''Walter Tobagi'' della Federazione nazionale della stampa (Corso Vittorio Emanuele II, 349, ore 11) - , il presidente dell'Inpgi, Andrea Camporese, il presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale, oltre a Pino Rea e a Vittorio Pasteris (che hanno curato la ricerca). Lo Studio, peraltro, è il primo titolo della collana 'Ebook di giornalismo' che Lsdi curerà insieme al Festival internazionale del giornalismo di Perugia e a Simplicissimus, casa editrice specializzata nell'editoria libraria elettronica.
In dettaglio, la ricerca fa emergere il quadro di una professione frammentata, con status professionali ed economici molto vari e con differenze, a volte, molto profonde fra i vari segmenti che la compongono. Sui citati 108.437 iscritti all'Ordine, alla fine del 2009 solo 49.239 giornalisti (il 45,4%) erano appunto titolari di una posizione contributiva all'Inpgi, come lavoratori subordinati o autonomi.
Di fronte alla tenuta del giornalismo garantito dai contratti e dagli istituti di categoria (crescita che dai quotidiani si è allargata all'emittenza locale, ai piccoli periodici e agli uffici stampa, privati e pubblici), il giornalismo autonomo ancora annaspa, senza riuscire a trovare uno statuto contrattuale e professionale adeguato alla sua forza quantitativa, che ormai è pari se non superiore a quella del lavoro dipendente. E senza riuscire ancora ad entrare nell'area del giornalismo “garantito”. Nel 2009, ad esempio, mentre solo un lavoratore subordinato su 3 aveva un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro lordi, più della metà degli autonomi (il 55,25%) dichiaravano un reddito annuo inferiore ai 5.000 euro.
Ed ecco le altre caratteristiche dell'evoluzione della professione: un “impoverimento” delle fasce di reddito intermedie a vantaggio di quelle medio-alte nel campo del lavoro subordinato; un progressivo “invecchiamento” della popolazione giornalistica, in entrambe i campi; infine una progressiva avanzata delle donne, mitigata dalla persistenza di un relativo gap di carattere economico.
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