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Il pubblico 'in culla'

I ‘telespettatorti baby’: come proteggerli?

È opportuno che poco dopo la nascita i bambini, piccolissimi, siano già davanti alla Tv? E se questo comunque accade, cosa fargli vedere? Come si comportano i canali specifici, che già esistono? Sentiamo Baby Tv e Rai Yo Yo…

02 Dicembre 2009

Vediamo in proposito l'articolo di Aldo Fontanarosa apparso su 'La Repubblica':
«Sono 560 mila. Sono i piccoli italiani che oggi hanno un'età compresa tra un giorno e 3 anni. E sono dei telespettatori. Un nuovo target sconosciuto, fragile e ambito che ora il Garante per le Comunicazioni vuole proteggere "con norme rigorose". Pannolino e piccolo schermo, dunque. I genitori o i nonni tengono il televisore di casa acceso - magari sui peggiori programmi per adulti - mentre cullano i loro piccoli fin dai primi giorni di vita. Soprattutto la nostra Televisione ha inventato dei canali su misura per lattanti. Sky ad esempio trasmette Baby Tv. È un canale per "persone" da 0 a 3 anni lanciato a luglio insieme al gruppo Fox; mentre Jim Jam (sempre su Sky) e Rai Yo Yo (digitale terrestre) si rivolgono più genericamente ai piccoli che non vanno ancora a scuola.
A sei mesi, a un anno, a due anni, guardare la televisione può fare male. Ne è convinto Corrado Calabrò, presidente della Autorità per le Comunicazioni, che promette norme protettive già sotto l'albero di questo Natale. La bozza di provvedimento, messa a punto dai tecnici dell'Autorità, vuole vietare agli editori e ai distributori pubblicità seduttive. Non potranno sostenere, in uno spot ad esempio, che i canali per i piccolissimi hanno capacità educative. L'abbonato di Sky troverà sul contratto, in maiuscolo, che il pacchetto di canali della pay-tv ne comprende alcuni rivolti ai piccolissimi. Infine, sullo schermo di questi canali, comparirà una scritta per avvisare i genitori dei rischi che i bambini corrono se esposti alla Tv a pochi mesi di mesi.
Quanto preciso e fiscale sarà il messaggio d'allarme dipenderà dalla convinzione degli otto commissari dell'Autorità che dovranno votare il provvedimento. L'Autorità francese, che è intervenuta sul tema il 22 luglio 2008, è stata molto rigorosa al riguardo. Nella sua raccomandazione, ha scritto che "il consumo di immagini Tv mette a rischio lo sviluppo dei processi di pensiero e di immaginazione", mentre favorisce "la passività e il ritardo nel linguaggio, il turbamento del sonno e della concentrazione".
Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all'Università La Sapienza, condivide "totalmente" l'allarme francese: "I canali per piccolissimi - dice - realizzano programmi in apparenza innocui, pieni di colori, pupazzi e suoni dolcissimi. I genitori si fidano perché non riescono a coglierne le sottili insidie. E i bambini, intanto, giorno dopo giorno, si affezionano al televisore come noi con l'orsacchiotto. Questa è la prima tappa di una teledipendenza che li accompagnerà per la vita". Sherin Salvetti è la manager responsabile di Baby Tv e si sente a disagio nei panni della grande accusata: "L'Istat - spiega - ha certificato che il 96% dei bambini in età prescolare guarda la Tv e il 91% lo fa tutti i giorni. Io dico, allora: piuttosto di buttarli davanti al primo reality, meglio sistemarli davanti a nostri canali che sono pensati per loro. Canali, preciso, che noi costruiamo con l'aiuto di esperti del pianeta infanzia, prudentissimi. Dannosi? I nostri canali, semmai, sono educativi. Il bambino non è passivo, ma può interagire con i programmi. Questi portano i genitori a fare davanti al televisore quello che ieri facevano con un libro tra le mani. Sottolineo infine che il nostro canale "Baby Tv" non manda un solo secondo di pubblicità".
Cinque minuti di pubblicità ogni ora vanno in onda su Rai Yo Yo. "Il nostro - precisa però il direttore Gianfranco Noferi - non è un canale per piccoli da 0 a 3 anni e si rivolge al target più ampio dei bimbi in età prescolare. Le cito due programmi: "La casa che suona" e "La scatola delle emozioni". Li abbiamo pensati insieme con la Federazione Italiana Scuole Materne, dunque non hanno niente di pericoloso. L'Università La Sapienza, poi, monitora da dieci anni la qualità di tutti i nostri programmi".
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