I vent’anni di Radio Capital ‘nazionale’

Radio Capital ‘versione Espresso’ ha vent’anni e ha voluto ricordarli a dovere con un concerto gratuito a Roma. I ricordi del direttore Vittorio Zucconi (foto Gallery Speaker www.capital.it)

Giovedì 8 settembre Radio Capital ha festeggiato vent'anni da ‘Radio nazionale’. Esattamente vent'anni fa, infatti, l'emittente fu acquistata, e trasformata in un network nazionale, dal Gruppo Editoriale L'Espresso; prima apparteneva a Claudio Cecchetto.

Per l'occasione, l'emittente ha organizzato un concerto gratuito a Roma. Come ospite d'onore c’era Nile Rodgers, che si è esibito in concerto con gli Chic ed è stato accompagnato da un'orchestra composta da sessanta elementi e diretta dal maestro Giacomo Loprieno.

La scelta di chiamare Rodgers non è casuale ma si rifà a una delle particolarità di Capital: non trasmettere le hit del momento ma solo i successi che hanno caratterizzato gli anni passati. Non a caso lo slogan della Radio è "Solo Classici, Solo Capital".

Sul palco c’erano anche tutti i dj e i protagonisti di Radio Capital (fra gli altri, Danny Stucchi, Andrea Lucatello, Silvia Mobili, Betty Senatore, Maurizio Rossato, Camilla Fraschini, Edoardo Buffoni, Giancarlo Cattaneo, Andrea Prezioso, Fabio Arboit, Gino Castaldo, Laura Gramuglia, Gigi Ariemma, Jean Paul Bellotto, Doris Zaccone, Enrico Bertolino, Ernesto Assante, Luca De Gennaro, Mary Cacciola, Riccardo Quadrano, Luca Bottura, Mixo, Massimo Oldani, Sergio Mancinelli, Vladimir Luxuria e Vittorio Zucconi, e ci scusiamo con chi mancasse involontariamente dall’elenco).

Proprio il direttore Zucconi ha ricordato così su ‘Repubblica’ la nascita di ‘questa’ Radio Capital:

“Dentro una stanza sopra piazza Indipendenza a Roma, chiusa a chiave per segretezza e imbarazzo, due uomini e una donna si trovarono attorno a un tavolo, soli con un registratorino da pochi soldi. Rossana Giorgietti, Paolo Ojetti e il sottoscritto dovevano inventarsi una nuova Radio... Da giornalisti quali eravamo o credevamo di essere, partimmo da quello che pensavamo di saper fare: un notiziario. Il risultato, registrato su una audiocassetta che ancora esiste da qualche parte e speriamo non riaffiori mai, fu un disastro. Rossana, Paolo e io semplicemente scoprimmo che saremmo dovuti partire da zero, che quella nuova cosa che ci era stata scaricata in grembo dall’amministratore delegato dell’epoca Marco Benedetto era un neonato che non sapeva parlare e camminare”.

Poi Radio Capital ha preso man mano, con un po’ più di convinzione, la sua nuova strada.

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