IBC 2016: Giovanni Brenda, Syes

Tecnologia per la televisione e tecnologia per l'FM sono il punto forte di Syes che, negli anni, ha saputo consolidare la propria presenza anche all'estero, facendo tesoro della propria conoscenza nel settore broadcast. Ne parla Giovanni Brenda, presidente dell'azienda, che ribadisce una strategia imperniata su «qualità, affidabilità, costo del prodotto e concretezza dell'azienda». A descrivere i prodotti proposti in fiera è invece Gianluca Baccalini.

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  1. Dario Villani

    Da un mio recente post su FB:
    In qeust’ultimo periodo, dal passaggio del canone TV in bolletta ENEL, si sono avute diverse critiche e polemiche su quello che deve essere il ruolo della TV Pubblica. Innanzitutto per avere un quadro chiaro della situazione bisognerebbe analizzare minuziosamente i palinsesti dei canali RAI.
    Mi sembra più che doveroso, che una TV pubblica debba svolgere preminentemente un ruolo educativo, informativo e sociale. In tal senso potremmo dare un 10+ all’informazione della RAI, anche se purtroppo per esigenze politiche o di punti di vista, di angolazioni, e di ottica dobbiamo avere più che un doppione. E’ chiaro che abbiamo 4 telegiornali di 4 colori politici diversi.
    Tanto di cappello alla nascita di canali come RAI Scuola, era qualcosa che tutti noi già 20 anni fa avremmo auspicato, e anche se in ritardo poi è arrivato. Che funziona ha invece un programma a quiz, l’Eredità, quelli con Fabrizio Frizzi, Amadeus, Conte o dove si simula l’aula di un Tribunale (magari poi succederà che in Tribunale si simulerà quello che avviene in uno studio televisivo?)…. E’ chiara la matrice sociale e d’intrattenimento. Quando tutta la famiglia si riunisce intorno a questo nuovo focolare, cito Renzo Arbore, scatta la conversazione, parlare, mi piace, non mi piace, io farei così, io in un altro modo. Il problema purtroppo è e sono I COSTI. Quanto cavolo costa, una trasmissione assolutamente insulsa che fa guadagnare 10mila Euro a un concorrente, che azzecca il nome del primo presidente della repubblica italiana? Chi paga? Che apporto c’è fra sponsor e denaro pubblico? Guadagna più Amadeus, Frizzi, Conte e Giletti, o il Caporedattore del TG1? Quanti sono gli autori, gli scrittori di un libro invitati a presentare le loro pubblicazioni in RAI in una trasmissione culturale? Costa di più un cachè per l’autore di un libro o per il concorrente al quiz? Vorrei vederci chiaro in questa storia. Anche perchè credo sia noto a tutti, che la RAI non viene finanziata solo dal canone, ma dagli sponsor e dalla pubblicità nonchè da ulteriori fondi governativi. Quindi è come se alla fine pagassimo 3 volte, uno il canone, due attraverso le imposte, tre quando compriamo un prodotto di marca (volevo dire di mer***) che per stare sul mercato deve farsi pubblicità in TV. Ultima battuta a sfavore dei talk show domenicali. Fatta eccezione della matrice sociale e di stimolo al dialogo di cui sopra, credo che nessuno più digerisca la domenica di vedere Barba D’Urso su Canale 5 e Giletti su RAI UNO che proprio nel giorno più tranquillo della settimana devono angosciare gli italiani con temi di politica che proprio non gliene frega a nessuno. Sarebbe meglio mettere in onda un film western in bianco e nero e devolvere gli stipendi dei conduttori alle famiglie dei terremotati e dei disoccupati. NB lavorando col pubblico faccio notare che quando in una famiglia manca all’improvviso il lavoro, non arriva la protezione civile come in Abruzzo, nè qualcuno paga loro bollette e mutuo. E comunque vorrei vedere la pubblicazione su un quotidiano a tiratura nazionale, così come la legge dovrebbe prescrivere o già prescrive, dei bilanci di Matrigna-RAI.
    Dario Villani

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