Il caso di Antonio Verro

Il Consigliere Rai Verro ora è anche parlamentare. L’incompatibilità sembra evidente ma la soluzione prospettata è semplicemente che Verro per adesso “non farà il deputato”. Una linea assai debole…

Il Consigliere Rai Antonio Verro è subentrato da poco al sindaco di Brescia Adriano Paroli alla Camera dei Deputati (per il Pdl). Le opposizioni hanno gridato allo scandalo per l'incompatibilità del doppio incarico, 'invitando' il consigliere a scegliere, o la Rai o il Parlamento.

Verro, però, in attesa del pronunciamento del Comitato per le incompatibilità, ha 'rassicurato': “Mi asterrò dal prendere parte ai lavori parlamentari, sia in Aula che nelle Commissioni, e mi dedicherò, come fatto negli ultimi tre anni, esclusivamente al servizio pubblico radiotelevisivo”.

Come osserva l'agenzia TM News, è «una grana per ora 'schivata' dal Consiglio guidato da Paolo Garimberti. Prima dell'inizio della riunione del Cda, a seguito della pressante richiesta da parte delle forze del centrosinistra per una immediata opzione fra il seggio parlamentare e l'incarico di consigliere di amministrazione del servizio pubblico radiotelevisivo, Verro ha reso nota la decisione di non rinunciare ad alcun incarico ma di impegnarsi a non prendere parte ai lavori parlamentari fino alla scadenza a marzo del mandato del Cda. Una soluzione che ha consentito di disinnescare nell'immediato una mina che sarebbe potuta esplodere nella riunione, con potenziali conflitti di interesse su decisioni prese con il voto di Verro. Ma che, almeno secondo parlamentari del centrosinistra, non chiude del tutto il caso.
Posta la singolarità di un mandato parlamentare ricevuto che non viene esercitato per poter assolvere ad altro incarico, a fronte di una Costituzione che addirittura pone d'ufficio in aspettativa il dipendente pubblico che viene chiamato ai mandati rappresentativi».

Alcune osservazioni: che Verro non senta il bisogno di scegliere in un caso così palese di incompatibilità è già una situazione molto negativa e non accettabile, neppure provvisoriamente, se il conflitto di interessi (qui palese) valesse davvero qualcosa in Italia. Che si pensi di risolvere tutto rinviando le decisioni a marzo, quando (in teoria) il Cda e Lorenza Lei dovrebbero scadere tutti, è un'altra cosa assai negativa, per quanto tipicamente italiana.
Che poi un deputato dichiari che “non eserciterà le sue funzioni” (ma evidentemente, fra l'altro, incasserà lo stesso lo stipendio proprio per farlo) fa a pugni con la stessa funzione di parlamentare 'rappresentante del popolo'. Complessivamente, un bel quadretto.

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