‘Il caso Tortora’: un’occasione persa

Una fiction, quella di Ricky Tognazzi, che, pur forse partita con buone intenzioni, non è riuscita a rendere nel modo migliore la personalità di Enzo Tortora né a raccontare nel modo giusto il suo terribile ‘caso giudiziario’.

Come rendere in modo credibile in una fiction televisiva un personaggio complesso, spigoloso, fine, raffinato, eppure molto popolare preso il grande pubblico come Enzo Tortora, come far capire ai telespettatori, che forse conoscevano solo una parte della sua complicata personalità (era al tempo stesso un vero giornalista e un abile presentatore, un uomo colto e capace di parlare alla gente come pochi, un intellettuale curioso e profondo e il conduttore di un programma tutto costruito sul costume e sull'emotività come 'Portobello'), come era davvero quell'uomo, che nei suoi ultimi anni si era poi trovato alle prese con una vicenda di malagiustizia kafkiana, spaventosa, in grado alla fine di distruggere anche la sua tempra di grande lottatore per difendere le cause in cui credeva e per affermare la sua innocenza rispetto alle spaventose accuse che gli erano state rivolte?

A pensarci bene, una sfida del genere sembrava persa in partenza per una fiction televisiva, soprattutto appunto per la difficoltà per qualunque attore di interpretare Enzo Tortora, di rendere bene sul teleschermo il suo carattere e la sua personalità. La famiglia Ricky Tognazzi - Simona Izzo ha voluto provarci lo stesso realizzando con Rai Fiction e IIF - Italian International Film (Lucisano) 'Il caso Enzo Tortora - Dove eravamo rimasti?', coinvolgendo Giancarlo De Cataldo per la sceneggiatura (cosa che ormai non fa mai male in Tv); Tognazzi ha voluto spendersi direttamente nella parte di Tortora e si è anche impegnato ma sarà perché l'impresa era 'impossibile', sarà per quel naso finto che gli era stato appiccicato vistosamente per renderne il volto più simile a quello di Enzo Tortora, non ci pare ci sia riuscito.

Come noto, Millecanali è molto legato alla persona di Enzo Tortora, che è stato fra i fondatori della nostra testata e da alcuni anni si è fatto promotore anche del Premio Tortora di giornalismo, in accordo con le figlie, a ricordare la personalità e l'integrità morale di un uomo alla fine così profondamente colpito e devastato da pessimi inquirenti e pessimi giudici. Capiamo allora le forti riserve che sia Silvia che Gaia Tortora hanno espresso nei confronti di una fiction cui non hanno voluto collaborare.
Fra le obiezioni delle due figlie di Enzo che più hanno colto nel segno - ci pare - quella che la vicenda giudiziaria - allucinante già di per sé - era stata trasformata nella fiction in una sorta di 'romanzo d'appendice'. La sceneggiatura sembrava preoccupata più che altro di commuovere (e magari ci è anche riuscita, in diversi momenti), di colpire emotivamente il pubblico, quando invece bastava raccontare, anche in modo asciutto, una vicenda che già di per sé era 'fuori dal comune', ovviamente in senso negativo.

Non è mancata l'insistenza su lato privato di Enzo, con la presenza assidua della compagna degli ultimi anni Francesca Scopelliti, la sorella Anna sempre in scena (brava comunque Carlotta Natoli) e alcune scene di famiglia con un Tortora imbarazzato a spiegare i suoi nuovi sentimenti che non sappiamo né quanto siano veritiere né quale attinenza abbiano con il resto della storia. “La fiction si fa così” - pare sia stata la spiegazione di Tognazzi e Simona Izzo, ma magari in questo caso si poteva usare un 'metro diverso', perché la vicenda era già eloquente da sola, senza aggiungere i soliti 'ingredienti' (sentimenti, situazioni emotivamente forti ecc.).

Dopo una prima puntata in cui si insisteva molto sulla situazione di detenzione in cui Tortora si era trovato (“sembrava uno dei soliti 'film carcerari' con un copione prevedibile” - ha detto qualcuno), c'è poi stata di seguito una certa reticenza nell'indicare con nomi e cognomi i giudici che condannarono ingiustamente Tortora e fecero così malamente giustizia. Silvia Tortora ha protestato anche in questo caso in modo vibrato e non ci pare abbia torto.

Il pubblico ha comunque abbastanza gradito e la Rai in questo caso ha salvato ascolti autunnali un po' traballanti. Resta però la sensazione di un'occasione persa; meglio hanno fatto altre rievocazioni del 'caso Tortora', tipo quelle andate in onda nel quadro di 'La storia siamo noi' di Minoli, senza dimenticare l'appassionata rievocazione del monologo di Antonello Piroso di qualche tempo fa. Di questa fiction, invece, magari partita con buone intenzioni, forse si poteva anche fare a meno.

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